Le quattro profezie di sventura repubblicane su Obama che non si sono verificate

Come la destra repubblicana neoliberista ha sbagliato tutte le sue previsioni economiche

[2 gennaio 2017]

obama-apocalisse

Sarà la storia a giudicare Obama, in particolare per la sua politica estera, ma quel che è certo è che il 2017, a 18 giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, ci consegna una certezza: le profezie di sventura dei repubblicani quando Obama venne confermato al suo secondo mandato, non si sono verificate.

Eppure, come fa notare Judd Legum, caporedattore di ThinkProgress, nel 2012 i pronostici dei repubblicani su quel che avrebbe causato la rielezione di Obama erano sicurissimi.

Nel marzo 2012, uno dei leader dei senatori repubblicani Usa, Mike Lee, aveva previsto che se Obama fosse stato rieletto la benzina sarebbe schizzata a 6,60 dollari al gallone entro la fine del suo secondo mandato. Lee era sicuro che le politiche “green” di Obama avrebbero fatto aumentare il costo della benzina alla pompa di 5 centesimi di dollaro per ogni mese in cui sarebbe stato presidente.

E non c’era solo Lee, anche Newt Gingrich, allora in corsa per le primarie repubblicane, prediceva che, se Obama fosse stato rieletto, la benzina sarebbe addirittura arrivata a 10 dollari al gallone. Gingrich promise che, se fosse stato eletto lui presidente Usa, avrebbe ridotto drasticamente i prezzi della benzina a 2,50 dollari al gallone, semplicemente liquidando le politiche energetiche verdi di Obama.

Attualmente un gallone di benzina costa in media 2,33 dollari al gallone e Obama è considerato il presidente Usa ad aver fatto di più per l’ambiente.

Se è vero che, come sottolinea lo stesso Legum, «alcuni dei motivi per il calo dei prezzi della benzina erano fuori del controllo di Obama, compresi  la debolezza della domanda internazionale e il fallimento dell’Opec nel  ridurre l’offerta», è anche vero che l’abbassamento dei prezzi alla pompa negli Usa nel corso degli ultimi 7 anni sono dovuti alle politiche di Obama favorevoli alle estrazioni di gas e petrolio con il Fracking, scelta aspramente criticata dagli ambientalisti.  Ma è anche vero che le politiche che Lee, Gingrich e altri repubblicani hanno presentato come catastrofiche: il no alla Keystone XL pipeline  e una maggiore regolamentazione dell’Epa sulle trivellazioni e limitazioni alle attività estrattive nelle terre pubbliche (applaudite dagli ambientalisti) non hanno avuto nessuna incidenza sul mantenimento di prezzi storicamente bassi alla pompa.

L’altra profezie riguardava la disoccupazione negli Usa: Nel settembre 2012, il candidato repubblicano alle presidenziali Mitt Romney predisse che, se Obama fosse stato rieletto «Vedremo l’alta disoccupazione cronica continuare per altri 4 anni». Allora la disoccupazione Usa – fatta la tara dell’enorme popolazione carceraria – oscillava tra l’8,1 e l’8,3%.

Romney promise che, se fosse stato eletto, avrebbe portato la disoccupazione al 6% entro il gennaio 2017. Obama ha fatto molto meglio: la disoccupazione  negli Usa è ora al 4,6%  e dal gennaio 2043 sono stati creati più di 10 milioni di nuovi posti di lavoro. E’ vero che alcuni di questi posti sono dequalificati e sottopagati, ma è anche vero che i democratici volevano aumentare il salario minimo e i repubblicani sono contrari a farlo e che i posti creati nelle energie rinnovabili, grazie alle politiche di Obama, sono qualificati e redditizzi.

L’altra sventura certa che avrebbe colpito l’America e il mondo in caso di rielezione di Obama era quella del crollo del mercato azionario. Subito dopo che Obama aveva rivinto le elezioni,  nel novembre 2012, molti commentatori, tra cui Donald Trump, prevedevano un imminente collasso del mercato.

Charles Bilderman, autore della rubrica “Intelligent Investing” su Forbes, scrisse che le turbolenze nel mercato azionario dopo la rielezione di Obama non erano un caso e che in vista c’era un inabissamento. Inoltre, Bilderman dissero che le politiche dell’amministrazione Obama avrebbero provocato un blocco della Borsa.

Su Bloomberg TV, l’investitore Marc Faber prevedeva che,  a causa della rielezione di Obama, il mercato azionario sarebbe sceso almeno del 20% e aggiungeva: «I repubblicani capiscono il problema del debito eccessivo meglio di Obama, che in fondo non si preoccupa di accumulare debito». Poi, scherzando, Faber buttò lì che, se gli investitori volevano cercare di proteggere i loro averi da Obama, avrebbero fatto bena a «comprarsi una mitragliatrice».

Il risultato di quelle che i repubblicani definivano le «disastrose” politiche socialiste» di Obama è che il Dow Jones Industrial Average ha attualmente raggiunto il 19,762.60 ed è ad oltre il 46% in più di quando Obama venne rieletto.

Ma la profezia repubblicana più terribile e “certa” era che l’intera economia Usa sarebbe crollata.

L’alfiere di questa profezia era Rush Limbaugh, un condutore televisivo e giornalista iperconservatore, portavoce degli ambienti più reazionari del grande business Usa, che assicurava : «Non c’è nessun dubbio su questo. Sarà brutto. Sara devastante e straziante, ma accadrà».

Secondo Limbaugh, il devastante e repentino crollo dell’economia statunitense sarebbe stato innescato dall’imminente fallimento della California – Stato democratico – dopo il quale Obama avrebbe costretto Stati repubblicani come il Texas a intervenire in suo aiuto. Attualmente la California ha un avanzo di bilancio di 2,8 miliardi di dollari.

Ma Limbaugh era sicuro: «So di matematica, e so di economia. Conosco la storia. So come va a finire con il  socialismo, lo statalismo, il marxismo. So cosa succederà alla fine».

Solo uno come Limbaugh potrebbe scambiare Obama per un socialista statalista e marxista, ma il guru della destra economica neoliberista era così accecato dalla sua visione ideologica del mondo da profetizzare che l’apocalisse economica, provocata dal primo presidente nero degli Usa, sarebbe avvenuta entro «un anno e mezzo, due o tre anni». Sono passati 4 anni e 2 mesi dalla sua infallibile previsione e l’economia statunitense nel terzo trimestre del 2016 era cresciuta di un robusto 3,6%, che l’Europa dell’austerità si sogna. .

«Anche se queste previsioni economiche disastrose si sono rivelate false – conclude Legum – non significa che non ci si siano veri problemi persistenti per l’economia degli Stati Uniti. Ma dopo anni di crescita dei salari anemica, gli americani stanno finalmente cominciato a essere pagati di più».