L’enorme “giacimento” di biometano non sfruttato di depuratori e rifiuti: 370 milioni di m3

Il biometano da rifiuti è stimato in 205 milioni di m3 e quello da depurazione a 170 milioni di m3

[18 novembre 2016]

biometano

Secondo lo studio “Lo sviluppo del biometano, potenzialità e ricadute”, che è stato presentato dalla società di consulenza Althesys al convegno “Da depuratore a bioraffineria, l’esperienza del Gruppo Cap” svoltosi a Ecomondo, «in Italia c’è un giacimento (non troppo virtuale) di metano non sfruttato per quasi 400 milioni di metri cubi di gas, per l’esattezza 370 milioni, con il quale si potrebbero far viaggiare 170mila auto senza inquinare e senza importare carburante».

Lo studio analizza il potenziale per la produzione di biometano da frazione organica dei rifiuti e da fanghi di depurazione ed evidenzia che «l’utilizzo di sottoprodotti di provenienza diversa, come ad esempio la Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano) e i fanghi di depurazione, può integrare quella agricola e permette significativi benefici ambientali. Questo tipo di soluzione è win-win, cioè doppiamente vincente, perché consente da un lato di ridurre il ricorso alla discarica e dall’altro di riutilizzare la risorsa in chiave di valorizzazione energetica».

Posto che il criterio di recupero della materia (reso però spesso difficoltoso nel caso dei rifiuti organici da raccolta differenziata, a causa della scarsa qualità del raccolto) è prioritario rispetto a quello dell’energia, Althesys sottolinea che «per la cosiddetta frazione “umida” da raccolta differenziata – che in Italia nel 2014 è stata intercettata per circa 5,7 milioni di tonnellate – il compostaggio rimane la destinazione prevalente (oltre 3 milioni di  tonnellate), mentre il resto è destinato a biogas (450.000 di tonnellate). Per la raccolta dell’organico si prevede un progressivo aumento, in grado di sviluppare una produzione di biometano stimata in 205 milioni di metri cubi. Qualora venisse utilizzata per fare il “pieno” ai veicoli, si potrebbero percorrere circa 2,4 miliardi di km annui, cioè l’equivalente di circa 95.000 auto (percorrenza media annua 25.000 km). Ipotizzando che il prezzo alla pompa del biometano sia uguale a quello attuale del metano, il risparmio per un automobilista medio rispetto ad un’auto a benzina sarebbe di circa il 60%, cioè 2.200 euro all’anno. Interessanti anche le ricadute economiche e industriali: 1,3 miliardi con possibili investimenti in nuovi impianti per circa 400 milioni di euro».

Però, secondo lo studio, nonostante le grandi potenzialità tecnologiche del settore,  lo sviluppo dei mercati collegati si è interrotto da tempo, «in particolare per il biometano, il cui lungo iter ne ha di fatto bloccato la crescita». Per Alessandro Marangoni, amministratore delegato di  Althesys, è dunque «necessario rimuovere vincoli burocratici e normativi per un pieno sviluppo del potenziale di alcuni feedstock, come i fanghi di depurazione. L’attuale normativa non favorisce lo sviluppo del biometano, soprattutto la trasformazione degli impianti biogas esistenti».

Lo studio evidenzia che lo smaltimento dei fanghi di depurazione, che comporta costi significativi e spesso lo smaltimento di materiali in discarica, presenta complessità maggiori: «Il potenziale stimato di produzione di biogas da questo feedstock è inferiore a 300 milioni di metri cubi (fonte Enea), un dato sottostimato, sia per evoluzione tecnologica che per carenze impiantistiche della depurazione in Italia, mentre la produzione sarebbe di circa 170 milioni di metri cubi, ovvero un quantitativo che consentirebbe di percorrere circa 1,9 miliardi di chilometri l’anno, cioè l’equivalente della strada percorsa da circa 75.000 auto».