Eolico italiano: potenziale di 67.200 posti di lavoro complessivi al 2030

9,5 GW di potenza eolica installata nel 2016, oltre il 6% della produzione nazionale netta

[16 giugno 2017]

Ieri, in occasione della Giornata Mondiale del Vento, l’associazione nazionale energia del vento (Anev)  ha organizzato il convegno istituzionale Eolico e occupazione. Il potenziale occupazionale nella Strategia Energetica Nazionale” aperto dal suo presidente Simone Togni, che ha sottolineato che «Il tema dell’occupazione nel settore eolico è cruciale in vista della definizione della nuova Strategia Energetica Nazionale. Lo studio sul potenziale eolico dell’Anev mette in luce i benefici che il comparto può portare in Italia con un potenziale di 67.200 posti di lavoro complessivi al 2030. Il settore eolico sta crescendo in tutto il mondo e, con il giusto sostegno da parte delle istituzioni, potrà portare ulteriore sviluppo, benefici ambientali e occupazione anche nel nostro Paese».

L’analista economico Andrea Marchisio, Partener eLeMeNS, ha fatto i conti in tasca all’eolico italiano: «Una eventuale crescita della fonte eolica in Italia capace di sfruttare al 2030 il potenziale di installazioni stimato da Anev comporta la realizzazione di circa 5,3 GW di nuova capacità e 3,4 GW di rinnovamento di impianti esistenti, altrimenti dismessi: rispetto al 2016, ciò determinerebbe un incremento del 75% degli occupati permanenti e un incremento medio del 35% degli occupati temporanei annuali. Ancora maggiore sarebbe l’impatto dello scenario del target al 2030 suggerito dalla nuova Strategia Energetica Nazionale, per raggiungere il quale – secondo stime eLeMeNS – la fonte eolica deve contribuire con 19 GW in esercizio al 2030, rispetto agli attuali 9,4 GW».

Intervenendo al convegno, Andrea Napoletano, segretario generale del ministero dello sviluppo economico, ha ricordato che «In questi giorni il lavoro di aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale (SEN), iniziato a fine 2016, sta per arrivare ad sua una tappa importante: l’avvio della consultazione pubblica. All’interno della SEN la de-carbonizzazione gioca un ruolo essenziale: dovrà essere garantito il perseguimento al 2030 degli obiettivi definiti dall’Unione Europea con il Clean Energy Package ed i relativi Piani Nazionali Clima-Energia. Nel prossimo decennio sarà dunque fondamentale dare ulteriore impulso alle fonti rinnovabili, in primo luogo nella generazione elettrica con un contributo non secondario da parte dell’eolico, attraverso interventi di promozione di nuovi impianti e di repowering/revamping di quelli esistenti. Questa è una delle priorità imprescindibili della SEN. Dopo la crescita della penetrazione del passato, rilevante ma onerosa, sarà tuttavia necessario disegnare nuove politiche abilitanti, che, sfruttando l’evoluzione verso una forte riduzione dei costi delle tecnologie, siano in grado di minimizzare il ricorso ad incentivi».

Il presidente dell’ ‘Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, Guido Bortoni, ha evidenziato che «Riguardo alla regolazione del dispacciamento degli impianti di produzione, ed in particolare di quelli da fonte eolica, rilevano in particolare due aspetti. Da un lato la corretta valorizzazione dell’energia corrispondente agli sbilanciamenti, che riduce i rischi legati alla volatilità della fonte e garantisce segnali di prezzo efficienti anche in relazione ai possibili investimenti alternativi (ad es. sistemi di storage on site); dall’altro l’introduzione della possibilità per tutti gli impianti di offrire risorse per il bilanciamento del sistema attraverso la partecipazione a MSD. Tale evoluzione è necessaria per garantire l’adeguatezza del sistema a minimo costo, in particolare in considerazione della progressiva evoluzione del parco con una sempre minore incidenza delle fonti tradizionali (la cui flessibilità “a basso costo” viene pertanto meno)».

Secondo il vice presidente della Commissione attività produttive alla Camera,  Ignazio Abrignani, «Nel nostro Paese la potenzialità del settore eolico è straordinaria. Ad oggi risultano impiegati circa 9.250 MW a fronte dell’obiettivo SEN di 12.680 alla data del 2020, ma la cosa più importante è che l’eolico, tra le fonti rinnovabili pulite, è quella che ha maggiori potenzialità ancora disponibili, se si pensa che tra minieolici, off-shore e on-shore si parla di uno sviluppo al 2030 sino a 17 GW.” Considerando anche che questo processo può essere aiutato dal cosiddetto repowering, il compito della politica è sicuramente quello di velocizzare gli iter autorizzativi e di dare certezza delle norme che, specie in questo settore, sono state spesso ambigue e incerte».

Nel suo intervento, Stefano Conti di Terna  ha evidenziato che «In questi anni si è realizzata una massiccia penetrazione delle fonti di energia rinnovabile nel sistema elettrico italiano. In particolare, la potenza eolica installata nel 2016 ha registrato 9,5 GW e le previsioni del Piano di Sviluppo decennale della Rete di Trasmissione Nazionale indicano un ulteriore e importante crescita dell’eolico al 2030, fino a valori compresi tra 14 e 19 GW, ovvero al raddoppio dei valori attuali. Inoltre, già oggi, l’energia del vento copre oltre il 6% della produzione nazionale netta e oltre il 5,5% della domanda elettrica nazionale, valori significativi se si confrontano con quelli di pochi anni fa. Questa crescita delle fonti rinnovabili sarà accompagnata da interventi di sviluppo e ammodernamento delle reti di trasmissione, con soluzioni tecnologiche e ambientali sempre più innovative».

Giovan Battista  Zorzoli, presidente di FREE, ha concluso: «Rispetto ad altre tecnologie per l’utilizzo di fonti rinnovabili, quella eolica non esaurisce la maggior parte della domanda di lavoro specializzato nella fase di realizzazione dell’impianto: l’O&M conserva nel tempo un significativo impatto occupazionale. In più, il programma di revamping delle installazioni di prima generazione creerà nuova  attività produttiva e di cantiere, e aumenterà la potenza eolica disponibile, nel contempo migliorando l’impatto ambientale».

Il convegno è stato preceduto dall’Assemblea annuale dell’Anev che ha riconfermato Togni alla presidenza e rinnovato tutti gli organi dirigenti che oggi garantiscono una rappresentanza ottimale delle 80 aziende aderenti all’Associazione.