L’India non costruirà più centrali a carbone, a partire dal 2022

Il governo: non sono più necessarie nuove centrali, sì alle energie rinnovabili. Greenpeace: ci danno ragione

[19 dicembre 2016]

Il National electricity plan, presentato dal governo della destra induista dell’India, prevede che non verranno più costruite nuove centrali a carbone a partire dal 2022 e che nel 2027 dovrà terminare la costruzione di quelle programmate.

Il piano, redatto dalla Central electricity authority (Cea), verrà sottoposto a consultazione pubblica e blocca ulteriori costruzioni di centrali a cabone quando sarà terminata la costruzione di quelle già previste e in costruzione, che comunque aggiungeranno altri 50GW di energia elettrica prodotta col carbone. Il piano stima che la domanda di carbone sarà minore di un miliardo di tonnellate all’anno rispetto all’obiettivo di estrazione di carbone per il 2020, fissato dal governo indiano nel 2015 e poi ritirato quest’anno. La Cea stima che il fabbisogno totale di carbone sarebbe 727 mega tonnellate nel 2021-22 e che salirà a 901Mt nel 2026-27. Queste comprendono 50Mt di carbone importato, dato che alcune centrali indiane utilizzano carbone di qualità superiore di quello locale. L’India nel 2016 ha importato 23mt  di carbone e il nuovo National electricity plan probabilmente non piacerà per niente alla compagnia carbonifera indiana Adani, che ha acquistato una mega-miniera di carbone in Australia, nel Galilee basin, proprio per rifornire l’industria energetica dell’India.

Il 14 dicembre il ministro indiano dell’energia, Piyush Goyal, aveva annunciato che, entro i prossimi 5 anni,  l’India metterà in rete 11GW di elettricità prodotta da centrali a carbone più efficienti, sostituendo i vecchi impianti altamente inquinanti. Queste chiusure dovrebbero riguardare tutte le centrali più vecchie di 25 anni gestite dalla National thermal power corporation (Ntpc), la compagnia statale che è anche la più grande utility indiana, che gestisce circa un quarto delle centrali a carbone nel Paese. Goyal ha invitato tutti gli Stati indiani a seguire l’esempio dato dal governo centrale: «Quello azione da sola non solo aiuterà a portare più efficienza nella gestione degli impianti termici, ma ci aiuterà a ridurre milioni di tonnellate di anidride carbonica che viene prodotta da centrali vecchie. Ci aiuterà a riavviare l’attività economica nel settore energetico».

Il piano si divide in due sotto-piani quinquennali: il primo che va da 2017 al 2022 prevede la realizzazione delle centrali già in costruzione; il secondo fino al 2027 prevede di azzerare la costruzione di nuove centrali a combustibili fossili. Nel piano si legge che i 50 GW da carbone previsti e già in costruzione produrranno benefici per il periodo 2017-22 che soddisferanno la richiesta di energia per il quinquennio. La vera novità del National electricity plan indiano è che prevede di arrivare a 100 GW di energia solare ed eolica, che sarebbero  più del doppio delle energie rinnovabili installate in India.

Siddharth Singh, del The energy and resources institute (Teri) di New Delhi, ha spiegato a Climate Home che «Questo metterebbe l’India sulla buona strada per superare di gran lunga i suoi impegni previsti dall’Accordo di  Parigi. Il governo di Narendra Modi ha promesso di ottenere il 40% della sua energia elettrica da fonti non fossili (rinnovabili e nucleare) entro il 2030, con il finanziamento e la condivisione della  tecnologia da parte di paesi più ricchi. La proposta del Cea significherebbe che la quota non fossile aumenterebbe al 53% già nel 2027, fino da oggi era al 31%, senza fare affidamento sul sostegno internazionale. Questo è davvero notevole. “Anche se storicamente l’India è rimasta indietro su questi obiettivi».

Esulta Greenpeace India che sottolinea che questo cambiamento nelle politica energetica indiana equivale al riconoscimento da parte del governo che quanto scritto nel suo recente rapporto “Stranded investments  How India is wasting billion on idle coal plants” che dimostra che l’India non ha più bisogno di nuove centrali a car bone per soddisfare la  sua domanda di energia elettrica in crescita.

Secondo Greenpeace, in india sono in progettazione o realizzazione circa 178GW di energia da carbone, però il piano Cea fa comunque spazio alla maggior parte di questi progetti fino al 2027.

Nandikesh Sivalingam, che si occupa di clima ed energia per  Greenpeace India, ha detto a Climate Home: «Accogliamo con favore il fatto che la bozza del Piano riconosca che per il prossimo futuro non c’è più alcun fondamento economico o per lo sviluppo per nuovi investimenti nelle centrali a carbone. Con il settore delle energie rinnovabili che decolla  in India, ora è possibile per ridurre la povertà, migliorare le condizioni di vita e di fornire energia a tutti».