Si apre il dibattito sul futuro della città

Livorno, qualcosa ancora funziona. Le idee della Cgil per far ripartire la città

A greenreport.it Maurizio Strazzullo, segretario generale del sindacato labronico

[1 dicembre 2014]

«Non giriamoci intorno, senza un accordo di programma da presentare al governo in stile Piombino, a Livorno sarà game over davvero. Noi però qualche idea l’abbiamo e su quelle vorremmo davvero confrontarci, tenendo conto che i tempi sono molto stretti e questa variabile non dipendente da noi, ma dall’inizio della campagna elettorale regionale».

Cominciamo dallo stato delle cose negative.

«Dal 2008 ad oggi abbiamo perso qualcosa come 20mila posti di lavoro. Livorno ha la percentuale di neet (Not engaged in education, employment or training, ndr), ovvero giovani che non studiano e non sono in cerca di occupazione, più alta della Toscana e tra le più alte in Italia».

Cosa invece funziona?

«Il fatto il Trw e Delphi abbiamo chiuso non significa che tutto l’automotive se ne sia andato. Pierburg, qualcuno lo dimentica, è ancora qui. Sapete perché? Perché anche grazie agli accordi raggiunti con il territorio, ha da tempo un laboratorio per le pompe a olio di livello mondiale. Stessa cosa si può dire per Magna, che è ancora qui perché ha un laboratorio di altissimo livello per le serrature. E ancora abbiamo Wass e, anche con numeri di occupati molto più bassi, la Kayser. Stiamo parlando in tutto di quasi 2mila metalmeccanici e abbiamo poi Benetti, che qualcuno dimentica, ma che ha centinaia di dipendenti».

Non si parte da zero, quindi, ma come facciamo a recuperare quei 20mila posti persi e potenzialmente di più, visto che anche prima del 2008 non è che Livorno brillasse? Sembra un’impresa disperata.

«Anche qui è bene fare chiarezza. Serve avere la visione lunga. Certamente è necessario intervenire subito, ma sapendo che prima di tre anni – se anche si dovesse varare in tempi record il necessario accordo di programma – non si muoverà quasi niente in termini occupazionali».

E quindi quale futuro all’orizzonte per Livorno? Qualcuno dice il turismo, noi di greenreport abbiamo un’altra idea. La Cgil?

«Il turismo è una componente ma non l’unica, e certo non la più importante. Serve l’industria, ma per farla tornare a Livorno ci sono delle precondizioni senza le quali non si va a nessuna parte. In primis il porto. Questa città aveva un porto in serie A: se non lo adeguiamo alle navi moderne, con 20 metri di fondale in più e quindi costruendo la Darsena Europa, saremo destinanti ad avere per sempre un porto di serie B. Quindi piano regolatore da approvare subito e prendersi quei 650 milioni promessi dalla regione, perché è impensabile che certe spese le facciano i privati. La diga foranea non te la farà mai un privato; l’escavo nemmeno. Ma una volta fatti questi lavori, il nostro porto è uno di quelli qualificati per l’export negli Stati Uniti e non è un caso se Bmw lo ha scelto. Perché allora non pensare, ad esempio, a fare non solo da carico e scarico, ma anche di prendersi un pezzo di produzione di aziende – magari sempre dell’automotive – che transitano da qui?».

Dunque un asse è il porto, poi?

«Qui a Livorno non si è capito che accordo è stato raggiunto con Eni. Non solo si è evitato che diventasse un deposito, ma continuerà pure la raffinazione. Per la quale Eni investirà. E se anche dovesse vendere l’impianto, se Eni decide di investire 100, chi subentra dovrà partire da lì. Ed Eni investirà per mantenere una parte di raffinazione, in quanto Livorno è tra quegli impianti in Italia che continuerà a farlo; e porterà il Gnl gassoso per l’autotrazione e come carburante per navi. Perché è in questo settore, il Gnl appunto, che si individuano i migliori sviluppi a livello economico. Non va dimenticato che a Livorno abbiamo anche Masol, che fa biodiesel, e Olt. Quindi biocarburanti e gas, siamo di fronte a un distretto energetico, o mi sbaglio? Questo può essere attrativo per chi vuole fare impresa. Poi abbiamo anche la robotica allo Scoglio della Regina, anche questa può lavorare per l’industria. Sono queste cose che possono darci futuro.

Perché Trw w Delphi se ne sono andate? Perché facevano trasformazione di prodotto. Quindi oggi chiudono non perché a Livorno sono vagabondi o chissà per quale altro motivo, ma semplicemente perché andranno a fare la stessa cosa in un altro Paese dove il costo del lavoro è inferiore. Dunque in Italia e a Livorno serve che assieme all’industria ci sia l’università. Serve l’innovazione di prodotto. Magari avremo fabbriche più piccole e con meno lavoratori, ma di alta specializzazione e legate al territorio. Cosa che ad esempio non sta avvenendo con Benetti».

In che senso?

«Vorrei fare il censimento delle imprese livornesi che si sono riconvertite per lavorare con Benetti a 10 anni dal suo arrivo. Scopriremmo che sono ben poche. E questo non è affatto un bene».

Un segnale non incoraggiante anche per chi volesse venire in futuro a fare impresa a Livorno.

«Sa che cosa ci chiedono le imprese che vogliono venire qui? Non certo l’articolo 18, ma costo dell’energia; viabilità; immobili; Irap. Vogliono insomma capire i tempi certi e i costi certi. Cosa che non sempre siamo in grado di fornire. Ad esempio, le aree che Trw ora e Delphi prima hanno lasciato, difficilmente saranno riutilizzate come aree industriali. Questo perché c’è un contenzioso sulle bonifiche in quanto le aree sono di proprietà di una società che fa capo alla Fiat e quindi, se un imprenditore ce le chiedesse, non saremmo in grado di dare risposte certe né sui costi, né sui tempi. Torna quindi il problema delle aree da destinare all’industria, e noi continuiamo a pensare che quelle oltre la Variante siano le più indicate. Sono di proprietà Coop? Allora bisognerà sedersi a un tavolo e dire che non si fanno più centri commerciali e non si costruiscono più case e quelle aree si destinano all’industria. Sull’edilizia abbiamo poi altre idee».

Ce le illustri.

«L’edilizia a Livorno bisogna farla ripartire. E l’unico modo è quello di puntare sulle ristrutturazioni. Ammodernare quello che abbiamo per ridurre i consumi energetici e ristrutturare in modo ecologico. La Cgil inoltre non ha abbandonato l’idea di un nuovo ospedale, perché Livorno ne ha bisogno. Altrimenti qui avremo solo un Poliambulatorio e nulla più. Non ci interessa che si faccia a Montenero, ma va fatto. Mentre per l’attuale sede dell’ospedale pensiamo a una residenza scolastica dove si trovino scuole dalle elementari fino alle medie. Una parte la si può dedicare a residenza per anziani. E’ lavoro, no? Le case magari le possiamo andare a fare chiudendo le scuole del centro, che verrebbero trasferite nell’area dell’ospedale attuale».

Serve aprire una discussione, quindi, con l’attuale amministrazione.

«Noi siamo disponibili, purché si parli di idee sulle quali confrontarsi. E finendola quindi con la campagna elettorale. Su Trw fino a che c’era ancora in discussione la chiusura il sindaco Nogarin è stato molto presente. Ora che la chiusura è certa e c’è da trovare una soluzione per i lavoratori, Nogarin non s’è più visto. Vorrei capire poi cosa intende fare anche sulla questione rifiuti. Vuole il porta a porta? Ok, ma l’Aamps se lo può permettere? Vuole chiudere l’inceneritore, ok, ma per mandare i rifiuti da un’altra parte e lavarsi la coscienza? Come regge Aamps fuori da Rete Ambiente? Su questo deve rispondere, sulle cose concrete siamo disposti a confrontarci».