Lo stato del nucleare nel Paese di Chernobyl. I paradossi e i rischi del nucleare ucraino

Rapporto di Bellona sull'opaca industria nucleare dell’Ucraina, in mano ai “nemici” russi

[30 gennaio 2018]

Non è certo sorprendente che in Ucraina la sicurezza sia una sfida cruciale per l’industria nucleare: è il Paese dove sorge il cadavere radioattivo della famigerata centrale sovietica di Chernobyl, dove si è prodotta la più grave tragedia del nucleare civile della storia. Quel che è sorprendente è la mancanza di informazioni e l’opacità di un’industria nazionale che fornisce più della metà dell’elettricità a un Paese che vive da anni una guerra civile tra filo-russi indipendentisti e nazionalisti e che è in piena crisi politica ed economica.

E’ partendo da questa difficile (e pericolosa) situazione che l’ONG ambientalista/scientifica norvegese/russa Bellona ha presentato il rapporto, “The Ukrainian Nuclear Industry: An Expert Review”, un lavoro collettivo di esperti e accademici che analizzano dall’interno la sofferente industria nucleare ucraina e che Bellona «spera che servirà da guida alle ONG e ai decisori politici internazionali che puntano a garantire la sicurezza di questa industria e del suo eventuale smantellamento, mentre l’Ucraina compie la sua ardua transizione verso fonti di energia più pulite».

Ma gli ambientalisti non si nascondono che in Ucraina c’è molto da fare: «Molti dei problemi che riguardano l’industria nucleare ucraina sono quelli della sua gioventù – dicono a Bellona . Non esistevano veramente o prima che Kiev dichiarasse la sua indipendenza da Mosca nel 1991 ma, quando lo fece, si prese in carico i alcuni dei reattori più vecchi  d’Europa, nonché il peccato originale dell’energia nucleare: il reattore numero 4 di Chernobyl, che esplose in 1986. E mentre la maggior parte dell’attenzione e dei finanziamenti internazionali per l’Ucraina si sono concentrati su come porre riparo a quel disastro e ai suoi persistenti  effetti collaterali –  sforzi che hanno stimolato successi dell’ingegneria come il New Safe Confinement di Chernobyl – gli altri 15 reattori costruiti dall’Unione Sovietica hanno cominciato a perdere colpi in modo instabile mentre si avviavano verso il pensionamento».

Ma sono proprio questi vecchi reattori sovietici, che permettono il funzionano delle 4 centrali nucleari che forniscono il 52% dell’elettricità ucraina ed è improbabile che Kiev trovi la forza politica – per non parlare dei finanziamenti – per chiudere e smantellare uno qualsiasi di questi reattori che diventano ogni giorno sempre più vecchi e pericolosi. Bellona sottolinea che «Questo significa che la maggior parte, se non tutti, probabilmente riceveranno proroghe di diversi anni rispetto alle loro aspettative di vita ingegnerizzate e continueranno ad incrementare, per decenni o ancora più a lungo, una produzione di scorie radioattive che è la seconda più grande in Europa per decenni più a lungo».

Un problema che quest’anno diventerà ancora più grave, visto che la Russia, in base ad un vecchio accordo, restituirà all’Ucraina il combustibile nucleare esaurito e le scorie radioattive che ha accettato e rielaborato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il rapporto di Bellona evidenzia una situazione tanto paradossale quanto pericolosa: «Il problema delle sovrabbondanti scorie radioattive dell’Ucraina sembrerebbe meno critico se il Paese stesse prendendo provvedimenti per costruire un deposito a lungo termine, come trovare un luogo adatto, o addirittura avesse piani per farlo». Ma le agenzie del governo di Kiev che avrebbero dovuto gestire l’eredità del nucleare sovietico nel Paese di Chernobyl sono inefficienti se non, in qualche caso, del tutto carenti e, in ogni caso, nessuno sembra fidarsi della loro competenza, nemmeno chi le ha nominate.

Le cose vanno leggermente meglio quando si tratta di affrontare il problema del combustibile esaurito dei reattori nucleari ucraini: i funzionari sanno quanto ce n’è e sono consapevoli del fatto che devono costruire una struttura centralizzata per conservarlo. Ma come spesso succede in questo Paese che sogna l’Europa ma che sta sprofondando nel terzo mondo spinto da politici e oligarchi ingordi, Kiev ha poche speranze di costruirla senza che arrivino finanziamenti significativi da altri Paesi. E l’Europa, che si è già svenata con il post-Chernobyl e con il sostegno ai governi di destra post-Maidan, non sembra avere più la voglia di buttare milioni di euro in un pozzo senza fondo, mentre agli Usa l’Ucraina sembra interessare solo come bellicosa  frontiera  avanzata contro l’eterno nemico russo.

In questa situazione, il rapporto di Bellona rivela un altro paradosso: «La supervisione di tutti i reattori nucleari dell’Ucraina edelle scorie e del combustibile esaurito che producono è compito di un regolamentatore nucleare nazionale la cui struttura di base è, come l’industria stessa, in mano a Mosca  e manca di indipendenza dalle strutture che dovrebbe regolamentare. E anche questo accordo imperfetto è in sofferenza finanxziaria. Come rivela il nostro rapporto, i computer che l’ente regolamentatore utilizza vengono donati dall’estero».

Nel Paese di Chernobyl il rischio nucleare sembra essere un tabù e chi dovrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica ucraina su questi temi è privo di mezzi, isolato e con poche prospettive: le poche associazioni ambientaliste che se ne occupano sono scarsamente finanziate e spesso mancano delle competenze necessarie per mettere politici e governo di fronte alle loro responsabilità.

Eppure, come fa notare Bellona, «Trovare i modi per gestire l’eredità nucleare lasciata  dalla Russia è, essenzialmente, anche una questione di indipendenza politica dell’attuale Ucraina. Dopotutto, è il carburante russo che fa funzionare i reattori sovietici. Kiev ha iniziato a comprare più combustibile nucleare prodotto  appositamente da corporation occidentali, ma per liberare il Paese ulteriormente dal cappio nucleare ci vorranno altre forme di impegno internazionale».

L’Ucraina sembra fare i primi passi verso energie che possano liberarla dalla schiavitù nucleare e decine di Paesi, dall’Europa alla Cina, stanno investendo in una fattoria solare, che, emblematicamente, verrà inaugurata quest’anno tra le scorie radioattive della zona di esclusione di Chernobyl.

«Eppure ci sono molte più macerie su cui costruire , conclude Bellona – Con il nostro nuovo rapporto, speriamo di fornire basi più sicure in modo che Kiev possa costruire un futuro energetico più sicuro, meno dipendente dal suo passato nucleare sovietico».