L’ultimo regalo di Obama: accordo Usa-Canada per proteggere l’Artico dalle trivellazioni offshore

Off limits anche grandi aree dell’Atlantico. Una decisione difficile da annullare per Trump

[21 dicembre 2016]

Mentre Donald Trump veniva incoronato ufficialmente nuovo presidente Usa dai grandi elettori, Barack Obama gli combinava un bello scherzetto che ha fatto gioire gli ambientalisti e probabilmente ha fatto molto arrabbiare i petrolieri e i colossi minerari  amici di Trump: ha deciso di proteggere in modo permanente  importanti e vaste aree dell’Oceano Atlantico e dell’Artico  dalle trivellazioni e dalle miniere offshore. Infatti, usando la sua autorità ai sensi dell’articolo 12 (a) del Outer Continental Shelf Lands Act, Obama ha dichiarato che non si potrà estrarre petrolio, gas e minerali in 3,8 milioni di acri nell’Atlantico centro-settentrionale, proteggendo così 31 canyon che si estendono dal’Heezen Canyon al largo del New England fino al Norfolk Canyon al largo della Chesapeake Bay. Obama ha anche annunciato che nel  98% delle acque artiche Usa, 115 milioni di acri, sarà vietata concessione per estrarre gas o petrolio e gas leasing.

Allo stesso tempo, il governo canadese ha annunciato che ritirerà tutte le licenze petrolifere e gasiere nelle acque artiche canadesi. I due Paesi cominceranno anche a lavorare insieme per eliminare gradualmente l’uso di Heavy fuel oil (Hfo) nell’Artico e si sono impegnati a chiedere che l’International maritime organization metta al bando l’Hfo.

Obama ha detto: «In collaborazione con i nostri vicini e alleati del Canada, gli Stati Uniti abbiamo compiuto un passo storico per costruire una forte economia artica, preservare un ecosistema artico sano e proteggere le nostre fragili acque artiche, compreso la designazione della maggior parte della nostre acque  artiche e di alcune zone nell’Oceano Atlantico come off limits a tempo indeterminato per le future concessioni di petrolio e gas. Queste azioni, e le azioni parallele del Canada, proteggeranno un ecosistema delicato e unico che è diverso da qualsiasi altra regione sulla Terra. Riflettono le valutazioni scientifiche secondo le quali, anche con gli elevati standard di sicurezza che entrambi i nostri paesi hanno messo in atto, i rischi di una fuoriuscita di petrolio in questa regione sono significative e che le nostre capacità di bonificare una fuoriuscita nelle difficili condizioni della regione sono limitate. Invece, ” ci vorrebbero decenni per sviluppare pienamente le infrastrutture produttive necessario per una qualsiasi produzione su vasta scala di petrolio e di gas nelle concessioni nella regione, in un momento in cui dobbiamo continuare aa allontanarci  con decisione da combustibili fossili».

Oceana, l’Ong internazionale che si occupa di difesa dell’ambiente marino, sottolinea che «Questo annuncio fa seguito a diverse recenti storiche mosse dall’amministrazione Obama per ridurre la dipendenza dell’America dai combustibili fossili sporchi, compresa la rimozione degli oceani Atlantico e Artico dal programma quinquennale (2017-2022) per lo sviluppo di petrolio e gas nell’ Outer Continental Shelf».

Secondo la vicepresidente di Oceana Usa,  Jacqueline Savitz, «Il presidente Obama ha compiuto un passo fondamentale nel proteggere aree importanti dell’Oceano Atlantico dalle trivellazioni offshore. In tal modo, ha preso una buona decisione – una decisione di smart business – basata sulla scienza e fatti. Questa decisione aiuterà a proteggere le fiorenti imprese del turismo e della pesca  esistenti dalle trivellazioni offshore che promettono  rendimenti di breve durata e minori e minacciano  i mezzi di sussistenza costieri. La popolazione  della costa atlantica si è rifiutata di permettere che il loro stile di  vita venga compromessa e ha fatto sentire la sua voce a Washington».

Ma la Savitz ricorda che «Mentre celebriamo questo importante passo avanti, non dobbiamo dimenticare che una vasta distesa di acqua, dal Delaware alla Florida, è ancora a rischio di inutili ricerche sismiche con l’airgun,  un processo estremamente pesante e  pericoloso utilizzato per la ricerca di giacimenti di petrolio e di gas in profondità sotto la superficie dell’oceano. Gli airgun sismici creano in mare uno dei suoni artificiali più forti, sparando raffiche intense di aria compressa ogni 10 secondi, 24 ore al giorno, per settimane  e mesi e mesi. Proprio stime del governo affermano che il seismic airgun blasting nell’Atlantico potrebbe ferire fino a 138.000 mammiferi marini come delfini e balene, mentre disturberebbe le attività vitali di milioni di più. Con le trivellazioni offshore  fuori dal tavolo per il prossimo futuro, le licenze r per il seismic airgun blasting devono  essere negate. Siamo fiduciosi che il Presidente Obama negherà a tutte le autorizzazioni per l’airgun in sospeso al largo dell’ East Coast».

Per Trump e il suo governo di negazionisti climatici sarà difficile annullare la decisione di Obama che si basa su un  fortissimo movimento di base contro le trivellazioni offshore nell’Oceano Atlantico al quale hanno aderito più di 120 comuni della costa orientale, oltre 1.200 amministratori locali e parlamentari statali e federali  (in gran parte repubblicani) e un’alleanza che rappresenta oltre 35.000 aziende e 500.000 famiglie di pescatori, convinti che le trivellazioni offshore metteranno a rischio quasi 1,4 milioni di posti di lavoro e più di 95 miliardi di dollari di prodotto interno lordo Usa.

Esulta anche Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande associazione ambientalista Usa, «Togliendo ‘Artico e Atlantico dal piano quinquennale, il presidente Obama ha dichiarato che la salvaguardia delle nostre acque dalle trivellazioni offshore  fondamentale per proteggere le nostre spiagge, il clima e le economie costiere. L’annuncio ribadisce la realtà e impedisce che le amministrazioni future di distruggano le nostre acque e le comunità costiere».

Il portavoce di Greenpeace Usa, Travis Nichols,  attacca direttamente la prossima amministrazione  repubblicana: «Ora, sappiamo  più chiaramente che mai che una presidenza Trump significherà  più corruzione deii combustibile fossili e meno protezione governativa per le persone e il pianeta, quindi, decisioni come queste sono fondamentali. Il presidente Obama dovrebbe fare questo e ancora di più per fermare qualsiasi nuova infrastruttura dei combustibili fossili che bloccare i peggiori effetti del cambiamento climatico». Infatti, la decisione non influenzerà le concessioni in corso nella regione artica, né si applica alle acque controllate dallo Stato.

Samantha Page spiega su ThinkProgress che, a differenza di altri provvedimenti presi da Obama, per Trump sarà difficile ribaltare queste decisioni.  Probabilmente il Congresso farà di tutto per cassare il nuovo regolamento del Dipartimento degli interni che punta a proteggere  6.000 miglia di corsi d’acqua e 52.000 acri di foreste dall’estrazione di carbone a cielo aperto, così come tornerà indietro sulla moratoria sulle nuove miniere di carbone, sui limiti per le concessioni per le terre pubbliche e sulle misure pe ridurre le fughe di metano durante l’estrazione di gas.

Ma, nel caso dell’Artico e dell’Atlantico, Obama ha applicato l’Outer Continental Shelf Lands Act del 1953, una legge che che consente ai presidenti Usa  di bloccare le aree di trivellazione e che era già stata usata in, ma per periodi limitati. A quanto pare è la prima volta che un presidente Usa la utilizza er proteggere in modo permanente l’oceano a dalle esplorazioni e dalle trivellazioni petrolifere.

Obama aveva istituito il primo monumento marino dell’Atlantico a settembre, ma i petrolieri premono su Trump perché annulli le salvaguardie. Ma ora l’amministrazione Obama ha dichiarato i canyon sottomarini dell’Atlantico, dal largo delle coste del Maryland, fino al confine canadese, «critici e di valore ecologico insostituibile  I canyon dell’Atlantico, con le loro maestose caratteristiche geologiche scolpite dal deflusso glaciale o da fiumi che un tempo scorreva sulla terra e sono stati sommerse dall’innalzamento dei mari dopo l’ultima glaciazione, hanno un’incredibile importanza ecologica. Le grandi  canyon sottomarini sono la patria di molte specie e sono state oggetto di ricerca scientifica e di scoperta dagli anni ‘70».

La Page evidenzia che «Non c’è alcun precedente legale per contestare questa azione e gli esperti suggeriscono ci vorrebbero anni – o anche decenni – per determinare come e se potrebbe essere legalmente revocata».

Rachel Richardson, direttrice del programma STOP Drilling  di Environment America è convinta che «Questa è una vittoria per tutti coloro che si sono espressi a sostegno del mettere i nostri oceani off-limits per l’estrazione di petrolio una volta per tutte. Il presidente Obama ci ha appena consegnato una vittoria incredibile nella lotta per proteggere i nostri oceani e il clima dalla sconsiderata trivellazione offshore e dagli sversamenti».

E’ chiaro che, con questo accordo con Obama a fine mandato, il premier liberaldemocratico canadese Justin Trudeau lancia una sfida a Trump e si impegna a ridurre l’inquinamento nella regione artica, spesso definita il ground zero dei cambiamenti climatici. Obama e Trudeau aveva già promesso di proteggere almeno il 17% delle aree territoriali artiche e di istituirci il 10% aree marine protette entro il 2020, ma già in primavera avevano detto che avrebbero esteso le protezioni ambientali nell’Artico.

ThinKProgress evidenzia che «Mentre l’Artico continua a registrare uno scioglimento senza precedenti – ed è sempre più esposto alle attività antropiche e all’inquinamento – diventa sempre più fragile. Per esempio, il traffico marittimo attraverso la Russian Northern Sea Route è aumentato di 14 volte tra il 2005 e il 2013. L’anno scorso, una nave da crociera di lusso ha navigato per la prima volta attraverso il Passaggio a nord-ovest». E’ questo un aumento del traffico a rendere così importante l’annuncio della messa al bando dell’olio pesante Hfo. Un cmbustibile denso, vischioso che viene comunemente usato dalle navi da carico perché è più economico di diesel. Secondo l’Arctic Council, la coalizione dei Paesi e dei popoli che si affacciano sull’Artico, «Una fuoriuscita di Hfo è la singolo più grande minaccia per l’ambiente marino dell’Artico».

Una nave da carico brucia fino a 100 tonnellate di Hfo al giorno e può navigare per più di un mese, il che significa potrebbe avere a bordo quasi un milione di galloni di olio pesante quando inizia il suo viaggio nell’Artico. Un incidente sarebbe catastrofico.

La Page conclude: «Mentre è certamente un significativo passo in avanti che gli Stati Uniti e il Canada prendano impegni per la protezione dell’Artico, la grande domanda è: cosa farà la Russia La Russia continua ad esplorare ed estrarre petrolio offshore nella regione artica, probabilmente con un numero significativamente inferiore protezioni e norme ambientali. (E’ difficile sapere esattamente cosa sta succedendo nell’Artico sotto controllo russo, dato che il Paese rilascia poche informazioni sul suo programma artico). Anche supponendo che l’International  maritime organization prenda in considerazione il bando dell’Hfo,  probabilmente gli ambientalisti e i protettori dell’Artico dovranno affrontare una grande lotta per riuscire a farlo passare»