Cogliati Dezza: «I vecchi schemi non funzionano più»

Ma quale guerra? Europa e Italia aprano una nuova strada in Libia e nel Mondo

A Perugia assemblea della Rete della Pace

[20 febbraio 2015]

Oggi e domani  Perugia ospita l’assemblea annuale della Rete della Pace e stasera alle 17,30 ci sarà un incontro pubblico sul tema “Per una cultura della libertà e della pace: prima, dopo, attraverso Charlie Hebdo”. Un’assemblea della Rete della Pace che si tiene proprio mentre il rumoreggiare della guerra è ormai arrivato in Europa e il Mediterraneo è in fiamme  e che discuterà del ruolo e dell’azione che il movimento per la pace, per il disarmo, per l’azione Nonviolenta  deve avere nella società italiana e dell’attacco alle libertà ed ai diritti in Europa.

Sarà anche l’occasione per lanciare la Campagna di raccolta firme in Umbria, per la legge di iniziativa popolare, che prevede la creazione di un Dipartimento di Difesa Civile, coerentemente con quanto espresso della nostra Costituzione. (www.difesacivilenonviolenta.org/).

Vittorio Coglati Dezza, presidente di Legambiente, una delle associazioni fondatrici della Rete della Pace, sottolinea che «Il vento di guerra si avvicina e comincia ad avvolgere il fronte sud dell’Europa ed ecco che tutti si scuotono dal sonno della ragione e di fronte all’Isis a 4 ore di motoscafo da Lampedusa si risveglia “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge”! Calma, per favore, calma! Prima di fare altri disastri e di trovare l’azione adeguata cerchiamo di capire cosa sta succedendo. L’Assemblea della Rete della Pace, che Legambiente ha promosso dopo la crisi della Tavola, insieme ad altre 60 associazioni, venerdì e sabato prossimi a Perugia, sarà l’occasione per riflettere e proporre. I vecchi schemi non funzionano più e ancora una volta la nostra cultura ambientalista ci consente di guardare alle cose che accadono con uno sguardo utile, anche se non esaustivo».

Secondo Cogliati Dezza, «In Medio Oriente si vanno consolidando gli effetti di un fenomeno paragonabile al crollo del muro di Berlino: è lo smottamento lento ma inesorabile della fine dell’era del petrolio, che trascina con sé il potere delle vecchie élite che tenevano in mano i rubinetti della ricchezza e del potere. Ora continua a girare una grande quantità di soldi, ma si sono creati altri centri di potere, in rotta con quelli tradizionali, controllati dall’Occidente, che hanno garantito la stabilità apparente dell’area per la seconda metà del XX secolo. Nel frattempo continua a giocare i suoi effetti nefasti la mancata soluzione del dramma israelo-palestinese mentre fame e povertà, aggravate dai cambiamenti climatici, non arretrano di un millimetro. A questo si aggiunge l’incredibile tasso di crudeltà, già così nettamente denunciata da papa Francesco nel suo viaggio di ritorno dalla Corea, utilizzata come strumento di comunicazione di massa. Il tutto immerso in un crescente traffico d’armi, a cui nessuno, nella crisi economica perdurante, pensa minimamente di porre qualche freno».

Il presidente del Cigno Verde ricorda che «In questo contesto l’importanza strategica della Libia non è solo nel controllo del petrolio e nella possibilità per l’Isis di conquistare uno Stato, ma anche e soprattutto nel controllo del “traffico di carne umana”, che oggi garantisce introiti forse superiori a quelli del petrolio, a zero investimento, senza bisogno di competenze tecniche. Se tutto ciò è vero, inutile nascondersi dietro interventi di peacekeping sotto l’egida dell’Onu. Pace tra chi e dove? Occorre rovesciare lo schema seguito fin qui dalla politica, nazionale ed europea innanzitutto. Andiamo a prosciugare le fonti di autofinanziamento. L’Europa apra canali di ingresso per chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalla desertificazione, interrompendo l’onda di migranti che si arena sulla Libia. L’Europa intervenga sul traffico d’armi. L’Europa riconosca lo stato palestinese, come hanno recentemente fatto la Camera dei Comuni britannica e la Svezia. L’Italia apra questa nuova strada!»

Cogliati Dezza conclude: «Se la politica riprende la parola, allora ha senso che l’Onu intervenga, per sconfiggere la crudeltà e ridare ossigeno alla convivenza tra culture e popoli. La politica serve a due cose, o a conservare lo stato di cose presenti o a cambiarlo. Se si vuole cambiare si può».