Macron, verdi e ambientalisti non si fidano: sull’energia non è meglio di Hollande

Eelv: non ha il mandato per una politica di distruzione sociale e di indifferenza ambientale

[8 maggio 2017]

Europe Écologie Les Verts (Eelv) si felicita con Emmanuel Macron per la sua vittoria su Marine Le Pen al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi.

Julien Bayou e Sandra Regol, i portavoce nazionali di Eelv, sottolineano che «Gli ecologisti gioiscono per la grossa disfatta del Front national e di Marine Le Pen. Questa disfatta senza appello per l’estrema destra è un sollievo per la democrazia. Tuttavia, la progressione continua del Front national in questi ultimi anni e fino al secondo turno, malgrado gli affari, ci ricorda che la classe politica non saputo rispondere alle attese della popolazione. Il numero levato di voti bianchi e nulli dimostra l’insoddisfazione di una gran parte dell’elettorato.

Nonostante i verdi francesi – anche con una suicida ri-alleanza con Hollande, siano stati tra le forze politiche che più hanno deluso gli elettori, Bayou e Regol hanno certamente ragione quando dicono che «Al primo come al secondo turno è per dispetto che è stato eletto Emmanuel Macron, beneficiando di un clima di sfiducia e di ingiunzione di un voto presumibilmente utile al primo turno», dove Eelv aveva appoggiato il candidato socialista che ha fatto il peggior risultato di sempre.

A differenza della maggioranza degli entusiasti commentatori italiani che parlano di un voto per l’Europa, i verdi francesi sottolineano che Macron, «Eletto per  rifiuto e non per il suo progetto, non ha il mandato per condurre la politica di distruzione sociale e di indifferenza ambientale che pretende di condurre».

Gli écologistes, che pure hanno dato indicazione di votare Macron al secondo turno, chiedono al nuovo presidente della Francia un aumento di democrazia e gli ricordano che «Il suo risultato impone un ascolto sostenuto delle/i francesi: nel 2002 Chirac ha fatto l’errore di non ascoltare questa Francia che ha votato contro il Front national. E’ importante che Emmanuel Macron non ripeta gli errori del passato. Sarà la maggioranza parlamentare a determinare l’orientamento del governo. In questo momento di incertezza, le elezioni legislative saranno importnti per il futuro della Francia. Gli ecologisti esprimono la speranza che si possa mettere in campo una maggioranza ecologista e sociale, per attuare una politica che risponda alle questioni e ai problemi delle/i francesi e della quale la Francia e l’Europa hanno bisogno».

Bayou e Regol concludono con un appello al mondo progressista: «Per questo, occorre riunire quelle e quelli che hanno fatto campagna elettorale sui temi dell’ecologia, della giustizia sociale, del rinnovamento, della democrazia e del riorientamento dell’Europa».

La co-presidente del Partito verde europeo, Monica Frassoni, sembra più fiduciosa dei Verdi Francesi, anche se nel si ollievo resta molto prudente: «La vittoria di Emmanuel Macron è una buona notizia per la Francia e per l’Europa. Ci congratuliamo con il nuovo Presidente francese. Come molti francesi ed europei, i Verdi tirano un sospiro di sollievo che una netta maggioranza degli elettori francesi abbia respinto l’opzione di estrema destra di Marine Le Pen. La vittoria del presidente Macron da’ una chance per la riforma non solo della Francia ma anche del progetto comune europeo; è troppo presto però per cantare davvero vittoria: la battaglia contro nazionalismo e razzismo non è ancora vinta. Emmanuel Macron dovrà dimostrare di essere in grado di tradurre in azioni concrete in Francia e in Europa la fiducia che una parte importante del popolo francese ha investito in lui. Come ha ben dimostrato l’esempio di Matteo Renzi, la giovane età e il dinamismo non sono certamente sufficienti ad essere realmente dei leaders capaci di cambiare le cose. Emmanuel Macron resta ambiguo su molti punti che per noi sono cruciali, dai cambiamenti climatici, all’economia verde e alla transizione ecologica. Il fatto che abbia citato questi temi come prioritari nel suo primo Discorso dopo l’annuncio della vittoria, dimostrano che questi temi sono comunque importanti per la conquista del consenso in Francia. A differenza, purtroppo, dell’Italia.  Noi verdi continueremo a batterci per questi cambiamenti, come partner dove possibile e come avversari ove necessario».

Chi non nasconde la sua sfiducia nelle politiche energetiche del nuovo presidente è Greenpeace France che pure, alla vigilia del voto, aveva lanciato un appello per il voto a Macron, o meglio contro la Le Pen.

A Greenpeace spiegano che l’idea di transizione energetica di Macron non è meglio di quella di François Hollande: nelle sue proposte per l’ambiente il neo-presidente francese vuole »uscire dalle energie fossili» e proclama di voler fare della «riduzione dei gas serra la priorità della sua politica energetica» e anche nel suo primo discorso dopo le elezioni ha confermato che l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima sarà una delle priorità della politica internazionale francese. Ma Greenpeace France dice che «Dietro queste belle parole,  si rivelano delle incoerenze e una certa ambiguità». Gli ambientalisti ricordano che Macron ha promesso che «Nessun nuovo permessi di esplorazione di idrocarburi verrà accordato», ma quando era ministro, nel 2015, ha firmato nuove autorizzazioni per lo sfruttamento petrolifero, proprio prima che si tenesse la Cop21 a Parigi.

Greenpeace evidenzia che Macron, «Per essere coerente con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi (limitare il riscaldamento climatico à 2° Massimo) e anche andare oltre facendo di tutto per mantenere gli 1,5° C, Emmanuel Macron dovrebbe abrogare tutti i permessi esplorativi già accordati alle compagnie petrolifere, a terra come in mare, nella Francia metropolitana e in Oltremare. Secondo gli scienziati, una grossa parte delle riserve accessibili di energie fossili già identificate dovranno restare sotto per rimanere entro i limiti dell’Accordo di Parigi sul clima».

Macron ha anche dichiarato di voler chiedere le centrali a carbone francesi entro il  2023, ma Greenpeace France evidenzia che non si tratta di niente di spettacolare: «La loro chiusura non è significativa per la Francia in termini di riduzione delle emissioni di CO2 ed è già prevista (nella programmazione pluriennale dell’nergia per il 2023)». Invece Macron lascia la porta ben aperta al fracking di gas di scisti, invitando gli enti pubblici a continuare la ricerca, Greenpeace ribatte che «E’ denaro buttato dalla finestra, data l’assoluta necessità di lasciare nel sottosuolo gli idrocarburi non sfruttabili per lottare contro il riscaldamento climatico.Sarebb preferibile che gli sforzi finanziari per la ricerca pubblica andassero alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.

Poi c’è il progetto del contestatissimo aeroporto di Notre-Dame-des-Landes, che Macron vuole assolutamente costruire nonostante la contrarietà di tutti gli ambientalisti.

Per quanto riguarda la transizione energetica, Macron punta a una riduzione del 50% della quota del nucleare entro il 2025. Ma Greenpeace fa notare che con questo obiettivo «Annuncia semplicemente… che rispetterà la loi de transition énergétique, votata nel 2015». Per quanto riguarda le energie rinnovabili, il programma di Macron manca di ambizione, visto che vuole «Entro il 2022, raddoppiare la capacità dell’eolico e del solare fotovoltaico». «Ora – dicono a Greenpeace France . se lo si paragonano queste cifre con quelle del decreto relativo alla programmazione pluriennale dell’energia (PPE) il programma di Emmanuel Macron rappresenta un ritorno indietro in termini di sviluppo delle energie rinnovabili in rapporto a già ciò che prevede quel PPE, già poco ambizioso».

Il Macron presidente dovrebbe sostenere il nucleare meno di quando faceva il ministro dell’economia, ma quando lo si sente dire che non sa se l’obiettivo di riduzione del 50% del nucleare si raggiungibile i dubbi sulla sua fermezza di raggiungere quell’obiettivo aumentano. «Ma soprattutto – aggiungono a Greenpeace – , Emmanuel Macron non ha detto e come conta di mettere EDF al servizio della transizione energetica.  Ma, senza la mano ferma dello Stato, questa impresa pubblica impedirà di raggiungere gli obiettivi che giudichiamo essere il minimo, del 50% di nucleare nel 2025. E senza un riorientamento molto chiaro della strategia della compagnia a favore del massiccio sviluppo delle energie rinnovabili, Edf continuerà ad aggravare la sua salute finanziaria». Gli ambientalisti ricordano che anche con il 50% di nucleare la Francia resterà il campione mondiale dell’atomo.  La Francia di Macon è davvero lontana dalla rivoluzione energetica che potrebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavo, eppure l’innovatore Macron non ha mai insistito troppo su questi vantaggi socio-economici, anche se aveva fatto del lavoro uno dei temi centrali della sua campagna elettorale.