«Mai più!»: Il Giappone dice no alla guerra. In 120.000 a Tokyo circondano la Dieta (VIDEO E FOTOGALLERY)

Manifestazioni in tutto il Paese contro la svolta militarista del governo Abe

[31 agosto 2015]

Protesta Giappone 1

Ieri decine di migliaia di giapponesi si sono radunati davanti alla Dieta, Il Parlamento, per protestare contro controversa proposta di legge del primo ministro Shinzo Abe – appoggiata dalla maggioranza del Partito Liberaldemocratico e del New Komeito buddista e dall’estrema destra – che autorizzerebbe forze forze di autodifesa a trasformarsi in un vero e proprio esercito che potrebbe unirsi alle operazioni militari straniere condotte dagli alleati del Giappone.

Quella di Tokyto è stata una delle manifestazioni mai viste in Giappone, ma un po’ in tutto il Paese la gente è scesa in piazza poer protestare contro la svolta nazionalistica e guerrafondaria di Abe, che pure i giapponesi hanno votato in massa alle ultime elezioni. La gente ha circondato il Parlamento e la folla ha tracimato anche nel vicino parco, mettendo in difficoltà la polizia che evidentemente non si aspettava così tanti manifestanti di tutte le età: anziani che non dimenticano gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, giovani  anti-nucleari, molte famiglie con bambini che vogliono un futuro di pace.

I manifestanti hanno cantato e gridato slogan innalzando striscioni e cartelli che chiedevano alla Dieta di bocciare il disegno di legge e sui quali era scritto: La guerra è finita!” “No War!” “No alla guerra, sì alla pace!” “La pace non la guerra”, “Stop the security bills,” così come “Abe, smettila!”  e “Stop Abe!” . Alcuni cartelli chiedevano le dimissioni del premier e altri lo raffiguravano come un guerrafondaio e addirittura come  Adolf Hitler.

La manifestazione del 30 agosto è stata indetta da diverse associazioni studentesche e pacifiste che hanno detto che in piazza sono scese 120.000 persone, la polizia giapponese dice che erano solo 30.000, ma le immagini sembrano dar ragione ai pacifisti ed anche grandi giornali come Asahi Shimbun parlano di più di 100.000 manifestanti.

Uno dei leader della manifestazione, Ken Takada, ha detto che «La protesta di domenica è stata la più grande manifestazione civile del Giappone di dopo quella del 1960», quando la gente protestò davanti al Parlamento contro la revisione del trattato di sicurezza Giappone-Stati Uniti. Allora scesero in piazza 300.000 giapponesi, che secondo la polizia erano 13.000.

Il 29 agosto ci sono state anche poco partecipate contro-manifestazioni a Tokyo, Osaka e in altre città. A Tokyo, circa 500 persone riunite allo Shinjuku Chuo Park per indire una marcia per raccogliere a sostegno della legge  per «Proteggere le nostre famiglie». A Osaka, circa 70 persone hanno sfilato con cartelli con su scritto: “Yes! Security bills” e in altre piccole manifestazioni a Hiroshima, Fukuoka e Nagasaki, i giovani della destra nazionalista dicevano che dire che si tratta di una legge guerrafondaia è  fuorviante e che comunque il governo non ripristinerà il servizio militare obbligatorio per sostenere le nuove Forze di autodifesa.

Le 300 manifestazioni pacifiste tenutesi in Giappone nel fine settimana volevano dire No a quella che i  manifestanti ritengono, a ragione, una violazione della Costituzione pacifista giapponese, un disegno di legge che è già stato pre-approvato a luglio alla Camera bassa del parlamento e che ora è in discussione alla Camera alta. Una prima ondata di manifestazioni di protesta c’era già stata il 23 agosto e il 27 agosto un gruppo di studenti universitari di Tokyo ha iniziato uno sciopero della fame davanti al parlamento per chiedere l’abolizione della proposta di legge che, se approvata, permetterebbe all’esercito giapponese di partecipare a missioni armate all’estero, anche se il Giappone non fosse direttamente minacciato, per una non meglio specificata «Protezione dei paesi alleati». Il Giappone potrebbe così partecipare anche alle missioni Onu che prevedono  un intervento armato e mobilitare le sue (ormai ex) forze di autodifesa per dare supporto logistico agli Usa e alle altre «nazioni amiche». Asahi Shimbun spiega che «L’esercito giapponese potrebbe inoltre partecipare alle operazioni antiterrorismo internazionali e verrebbe coinvolto nel caso di una crisi con la Corea del Nord. Per la politica militare del Sol Levante si tratta di un cambiamento storico».

Alla manifestazione pacifista di domenica ha parlato anche il famoso musicista e compositore giapponese Ryuichi Sakamoto, vincitore di due Golden Globe, di un Grammy e di un  Oscar assegnati per le musiche del film “L’ultimo imperatore”. Tra la folla c’erano anche diversi leader dei Partiti di opposizione, compreso Katsuya Okada, a capo del Partito Democratico del Giappone, che ha detto: «Bisogna che il governo Abe realizzi che l’opinione pubblica sta vivendo con un senso di crisi e che è arrabbiata. Lavoriamo insieme per rottamare questa proposta di legge».

Euronews cita Mami Aoji, una professoressa universitaria: «Se dovessi descrivere il Giappone con una frase sarebbe “è una nazione pacifica”. Ma in questo momento sta accadendo qualcosa di inimmaginabile, assolutamente surreale, perché si vuole calpestare un valore come la pace. Ed è qualcosa che ci spaventa». E un’altra manifestante ha aggiunto: «Il Giappone non deve diventare un paese guerrafondaio. Il Giappone deve invece costruire e incrementare rapporti diplomatici con i paesi asiatici vicini».

Il 75enne Michio Yamada, che ha vissuto il terribile bombardamento di Tokyo del 1945,  concorda con i manifestanti più giovani: «In questa epoca di armi nucleari, non si potrà mai sapere quanto sarà grande il numero delle vittime – ha detto al Japan Times – Non dobbiamo mai permettere che accada di nuovo».

La svolta militarista di Abe è stata accolta favorevolmente dagli Usa ma ha sollevato durissime proteste da parte della Cina e di un altro alleato di ferro degli Usa: la Corea del Sud che sono state invase dai giapponesi e che hanno ancora in piedi dispute territoriali con Tokyo. Nonostante Abe dica che la svolta è dovuta anche al fatto che il Giappone deve fermare le ambizioni egemoniche della Cina, l’opinione pubblica giapponese si è sempre opposta il disegno di legge e l’ultimo sondaggio reso noto dall’agenzia di stampa Kyodo dice che quasi il 70% è contrario all’approvazione della nuova legge.

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