Maleodoranze a Livorno: i complessi accertamenti tecnici svolti da Arpat

Quali sono le cause del “forte odore di gas”

[16 marzo 2017]

Riprendiamo il caso delle maleodoranze avvertite a Livorno lo scorso 18 novembre 2016 per riportare informazioni sugli accertamenti ed approfondimenti svolti dal Dipartimento ARPAT di Livorno.

Ricordiamo che, a seguito di numerose segnalazioni pervenute per un “forte odore di gas” avvertito principalmente nei quartieri nord e centrali della città, la mattina del 18 novembre gli operatori del Dipartimento di Livorno si erano immediatamente attivati con sopralluoghi nelle zone interessate dal fenomeno della maleodoranza ed in particolare nella zona nord della città e presso l’impianto della Raffineria Eni a Stagno.

Successivamente, le indagini svolte dall’Agenzia per interpretare il fenomeno hanno riguardato:

  1. la valutazione dei dati orari di qualità dell’aria per quanto attiene gli inquinanti primari (monossido di carbonio, monossido di azoto, biossido di zolfo, benzene) registrati dalla centraline della rete regionale collocate in Via La Pira, in Viale Carducci e in Piazza Cappiello a Livorno;
  2. le ricostruzioni del percorso degli inquinanti, partendo dai vari punti segnalati dai cittadini per individuare le probabili sorgenti; la ricostruzione delle traiettorie viene effettuata utilizzando un metodo già applicato in precedenza, con esito positivo, per altri episodi di maleodoranze;
  3. sopralluoghi presso gli insediamenti potenziali sorgenti di cattivi odori, individuate con il metodo di cui sopra;
  4. accertamenti sulla Raffineria ENI a Stagno – Collesalvetti.

Dai riscontri effettuati su questi aspetti, non è stato possibile individuare con certezza la sorgente causa delle maleodoranze del 18 novembre; gli episodi segnalati possono essere stati determinati da sorgenti diverse, come emerso dalle ricostruzioni. Gli accertamenti svolti hanno escluso come sorgenti causa del fenomeno gli impianti Costiero Gas e ASA, mentre per quanto riguarda la raffineria ENI l’attività di controllo deve ancora terminare.

Un’ipotesi da non trascurare è quella che le particolari condizioni meteorologiche della mattina abbiano consentito il sovrapporsi degli effetti di più sorgenti, andando ad incrementare notevolmente i valori di fondo sul territorio e con essi la percezione olfattiva.

L’intensità della velocità del vento nel lasso temporale delle segnalazioni (avvenute in particolare nella prima mattina), è stata infatti molto debole con valori ricompresi fra 0,5 e 1 m/sec stimati a livello del suolo, quindi con bassa capacità di dispersione degli inquinanti e con una provenienza prevalente dai settori NE.

Tale situazione risulta compatibile con lo spostamento, nelle prime ore del mattino, di masse di aria provenienti dall’area industriale e da quella artigianale verso la città di Livorno.

Si riporta di seguito un approfondimento sui vari settori di indagine svolti dal Dipartimento di Livorno.

Analisi dati qualità aria

L’analisi dei livelli di concentrazione rilevati dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria attualmente attive sul territorio del Comune di Livorno, non evidenzia andamenti anomali rispetto a quelli registrati nelle giornate antecedenti il 18/11. Fanno eccezione i livelli di concentrazione di monossido di azoto registrati nel corso della mattinata tra le ore 8 e le 10 presso la stazione di Piazza Cappiello (di tipo urbano fondo); tali dati sono anomali rispetto a quelli della settimana precedente e presentano valori di picco paragonabili a quelli registrati presso la centralina di traffico di Carducci, generalmente più elevati.

La presenza di dati anomali di monossido di azoto rilevati presso la stazione di Piazza Cappiello sembra non essere correlabile a fonti di emissione a Nord della città, infatti la centralina situata in Via La Pira non ha segnalato dati anomali di monossido di azoto, biossido di zolfo e benzene.

Ricostruzioni e sorgenti potenziali valutate

Al fine di valutare la zona di provenienza dei cattivi odori, sono state ricostruite le traiettorie degli episodi segnalati dagli esponenti. Sono state così individuate più zone che ricomprendono l’area artigianale del Picchianti e l’area industriale dove operano le attività del settore petrolchimico, da cui potrebbero essere stati rilasciati i gas avvertiti.

Poiché nella maggior parte delle segnalazioni gli esponenti riferivano odore di “gas”, sono state effettuate ispezioni mirate presso lo stabilimento Costiero Gas Livorno e presso l’azienda ASA SpA, che opera nella distribuzione del gas.

Gli accertamenti svolti presso Costiero Gas hanno riguardato in particolare il processo di odorizzazione del GPL che avviene tramite l’aggiunta di mercaptani al gas propano. Gli accertamenti hanno escluso per il giorno in cui si è verificato l’evento, anomalie o irregolarità di esercizio secondo quanto riscontrato dai dati estratti dal sistema di controllo dell’impianto.

Per quanto riguarda l’azienda ASA, gli accertamenti sono stati condotti per le stazioni di odorizzazione con tetraidrotiofene del gas metano, in particolare per le stazioni Lupi e Suese.

Anche in questo caso, dai rilievi acquisiti dal telerilevamento della rete del gas sulle stazioni sopra menzionate nel giorno dell’evento, non sono state riscontrate anomalie.

Si è proceduto ad una verifica con ASA in merito alle 83 segnalazioni di odore di gas da loro ricevute il giorno 18/11/16; durante gli interventi delle squadre ASA solo in 20 dei casi segnalati sono state riscontrate microfughe di gas.

A titolo conoscitivo si riporta la cartografia prodotta da ASA, con l’ubicazione delle segnalazioni nel centro urbano: nella prma mappa è rappresentata l’ubicazione delle segnalazioni di nube maleodorante senza fuga di gas, nella seconda l’ubicazione delle segnalazioni con fughe di gas rilevate alla rete di distribuzione/contatori.

Dalla cartografia si evidenzia l’ampia distribuzione delle segnalazioni, concentrate in maggior parte nella zona centro-ovest della città.

Le segnalazioni di “puzza di gas” della seconda mappa sono quindi ascrivibili a reali perdite di gas metano distribuito dalla rete ASA.

Anche nella cartografia prodotta da ARPAT, con il metodo delle ricostruzioni, emerge che per gli episodi segnalati dai cittadini che si trovavano nella zona centro-sud della città, la sorgente odorigena non sia la stessa di quella delle altre segnalazioni registrate nella zona nord della città.

La presenza di più aree di provenienza dei cattivi odori dimostra che le particolari condizioni meteorologiche del giorno 18 novembre, con velocità del vento molto basse, intorno ad 1 m/s, hanno amplificato l’impatto olfattivo delle emissioniodorigene di alcune sorgenti presenti sul territorio.

Accertamenti sulla Raffineria ENI a Stagno

Occorre evidenziare che nella raffineria ENI il giorno 18 novembre 2016 erano in corso le attività programmate di riavviamento di alcuni impianti, a seguito della conclusione della fermata per attività di manutenzione terminata il 5 dicembre.

Tale fase transitoria di riavvio, insieme alla messa a regime degli impianti, è molto particolare poiché le emissioni in atmosfera hanno carichi più elevati di alcuni inquinanti tipici di questa fase e alle torce possono, come previsto dalle autorizzazioni, essere avviati ingenti volumi di gas. È utile ricordale che il sistema di torcia, se progettato correttamente, è in grado di garantire la combustione pressoché totale degli inquinanti convogliati.

L’AIA ministeriale prevede l’obbligo di comunicazione in caso di superamento del valore di soglia del quantitativo di gas giornaliero avviato ai sistemi di torcia. Tale situazione si è verificata i giorni 1 e 2 Ottobre (44 e 47 t/g) e 13, 15 Novembre (36 e 33 t/g) e pertanto la Società ha provveduto alla suddetta comunicazione il 14/12/16.

Per valutare il verificarsi di concentrazioni di picco degli inquinanti alle emissioni della raffineria e della centrale ex ENI POWER, con potenziali ricadute anomale sul territorio circostante, sono stati analizzati i dati del Sistema di Monitoraggio in Continuo delle Emissioni (SMCE).

Dai riscontri sui dati relativi alle medie orarie del giorno 18 novembre relativi all’intera “bolla” di raffineria, non emergono concentrazioni di rilievo degli inquinanti monitorati (monossido di carbonio, ossido di azoto, ossido di zolfo, polveri) e risulta rispettata la soglia limite stabilita nell’AIA ministeriale per gli ossidi di zolfo.

Va comunque evidenziato che, sempre nella comunicazione di ENI del 14/12/16, è stato riferito che il 17 novembre si era verificato un superamento del valore di soglia giornaliero della concentrazione di anidride solforosa, per la bolla di raffineria (anidride solforosa complessiva emessa dai tre camini monitorati con SMCE). Tale superamento, che ENI è obbligata a comunicare per prescrizione dell’AIA, non rappresenta una violazione, in quanto l’atto prevede una percentuale di superamento delle soglie di concentrazione di anidride solforosa nell’anno.

L’attività di indagine condotta sulla raffineria è stata dunque rivolta in particolare sugli impianti di produzione delle basi lubrificanti (area in verde nella planimetria della Raffineria Eni di Livorno), che ricadono all’interno dell’area individuata dalle ricostruzioni; qui il Dipartimento ARPAT di Livorno ha cercato di identificare eventuali possibili sorgenti specifiche e gli indicatori di processo utili per inquadrare la situazione.

I primi accertamenti hanno riguardato gli impianti “Furfurolo”(FT-1/2) e “MEK” (MEK 1 e 2), per stabilire il loro stato di esercizio nel giorno dell’evento ed escludere eventi anomali che possono aver generato rilasci di emissioni odorigene. Sono stati quindi rilevati i dati d’impianto memorizzati dal sistema di controllo.

I dati di processo non hanno mostrato alcuna anomalia di funzionamento delle apparecchiature esaminate, relativamente agli impianti FT-1/2, mentre per l’impianto MEK1 è stato rilevato un anomalo tracciato nei trend delle pressioni e delle temperature.

In merito a ciò, l’azienda ha dichiarato che le differenze di temperatura e di pressione riscontrate non hanno causato alcun malfunzionamento delle sezioni d’impianto ed alcuna fuoriuscita di materiale e che tali episodi si possono verificare durante le fasi di avviamento.

Le verifiche svolte su tale anomalia hanno permesso di concludere che l’impianto è stato comunque gestito senza l’interessamento del sistema di torcia. Inoltre, per escludere la possibilità che alcuni flussi di gas fossero stati in ogni caso convogliati verso l’esterno, sono state condotte delle verifiche impiantistiche che hanno escluso la presenza di possibili punti di emissione in atmosfera non collegati alla torcia.

È intenzione del Dipartimento proseguire con attività di approfondimento analoghe a quelle sopra descritte anche per tutte le altre unità di impianto afferenti al processo di produzione delle basi lubrificanti perché, come anticipato, tali parti di impianto sono ricomprese nell’area individuata dalle ricostruzioni.

Tali approfondimenti potranno essere un’utile base per la verifica dell’assetto degli impianti in situazioni di emergenza analoghe.

Testo a cura di: Antonio Donato SpinazzolaDiana GambicortiFrancesca AndreisLuca Bogi

Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana