Alle fonti fossili sussidi per 523 miliardi di dollari l’anno, 6 volte in più che alle rinnovabili

Contro i cambiamenti climatici meno incentivi all’energia

Perché la Cop19 non sia un incontro sterile serve una nuova prospettiva

[12 novembre 2013]

Ha raccolto grande solidarietà l’intervento di Sano Naderev (nella foto), il delegato delle Filippine alla Cop19 di Varsavia, ma purtroppo assolutamente niente al momento per combattere davvero i cambiamenti climatici . La 19esima Conferenza delle parti dell’Onu sul cambiamento climatico è iniziata ieri, in concomitanza con la ferita aperta dal tifone Haiyan, che sta seminando morte e distruzione col suo passaggio nel sud-est asiatico. Ai sonori applausi per Naderev non è però seguita ancora alcuna azione concreta. Il sospetto che dalla capitale polacca si siano levate solo dichiarazioni di rito – mentre la situazione richiederebbe ben altro – è purtroppo forte, ma il giudizio finale dovrà attendere ancora qualche giorno.

Le trattative in corso alla Cop19 procedono a fatica, frenate dal collante di sempre: i soldi. La lotta ai cambiamenti climatici non sfugge alla massima per cui non esistono pasti gratis; i costi di questa battaglia sono comunque inferiori ai benefici, ma non sono trascurabili. E, soprattutto, devono essere sostenuti nel presente, mentre i corrispettivi vantaggi sono dilazionati nel tempo. Si tratta di un ostacolo anche psicologico apparentemente ineliminabile, ma che sarebbe possibile superare smantellandone le fondamenta: un esempio eclatante arriva dal mondo delle rinnovabili.

Contenere un pericolo cambiamento climatico di natura antropica è un obiettivo che corre di pari passo con quello di promuovere le fonti energetiche rinnovabili, scoraggiando l’utilizzo delle fossili. Ma nel mondo questa è una corsa che va alla rovescia: secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) i governi hanno pompato nell’economia 523 miliardi dollari in sussidi ai combustibili fossili soltanto nel 2011. «Dal punto di vista del cambiamento climatico – denuncia su Project syndicate Kevin Watkins, il direttore esecutivo dell’Overseas Development Institute – questo è un mondo capovolto: per ogni dollaro di supporto alle energie rinnovabili, altri 6 promuovono i carburanti ad alta intensità di carbonio».

Questa enorme sproporzione, precisa subito Watkins, è dovuta in gran parte a politiche adottate nei paesi in via di sviluppo, ma anche il tecnologico Occidente ha una bella fetta di responsabilità. In media, i paesi i ricchi sussidiano le fonti fossili con una cifra pari a 7 dollari per tonnellata di CO2 emessa. Secondo le stime dell’Overseas Development Institute, tra tasse e sussidi fiscali, 11 paesi Ocse supportano le fonti non rinnovabili con 72 miliardi di dollari, pari a 112 dollari per ogni cittadino. «È difficile pensare a un uso più irresponsabile di denaro pubblico», chiosa Watikins.

Si tratta di una logica perversa cui neanche l’Italia sfugge. Secondo le più recenti stime di Legambiente, nel nostro Paese gli incentivi diretti e indiretti ai combustibili fossili ammontano a 9 miliardi di euro l’anno, una cifra pressappoco pari a quella concessa alle fonti rinnovabili. È così in atto di un paradosso che non ha spiegazione all’interno di una logica di sviluppo sostenibile e di qualsiasi concreta lotta ai cambiamenti climatici, ma che si mantiene vivo e vibrante ancora oggi attorno a noi.

Le recenti prese di posizione del ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, proprio dall’interno degli Stati generali della green economy da poco conclusisi a Rimini, rientrano in questa logica distorta, stigmatizzata con forza dagli ambientalisti e dal buon senso. In questo mondo alla rovescia, uno dei passi avanti più importanti da poter compiere nella lotta ai cambiamenti climatici è dunque un passo indietro: quello sugli incentivi ai combustibili fossili. Redistribuire le risorse esistente in favore di un utilizzo più efficiente dei flussi di energia (come quelli di materia) che attraversano la nostra economia rimane una priorità assoluta.

Se in un contesto di crisi economica può essere difficile trovare il coraggio (e i fondi) per destinare nuove risorse ad un presente e futuro a energia rinnovabile, togliere i sussidi che non funzionano potrebbe essere il primo passo per ripartire verso la sostenibilità. Il successo – o il fallimento – della Cop19 potrà essere misurato anche su questo terreno.