Messico: López Obrador punta all’autosufficienza petrolifera

La sinistra messicana vuole esplorare e trivellare nuovi pozzi di petrolio e costruire almeno un paio di raffinerie

[10 luglio 2018]

Il presidente eletto del Messico Andrés Manuel López Obrador, conosciuto da tutti come AMLO, ha annunciato che «A metà del seiennio smetteremo di comprare benzina all’estero» e ha aggiunto che la sua squadra «ha iniziato le analisi per costruire una o due raffinerie durante il mio mandato».

Evidentemente il modello estrattivista che la sinistra messicana vuole mettere in discussione è solo quello  minerario, mentre AMLO ha confermato che  «Una delle mie priorità in campo energetico è risolvere il calo di produzione del petrolio greggio. Stiamo estraendo molto meno petrolio di quel che facevamo 40 anni fa… Se continua questa tendenza al ribasso, avremo una crisi per mancanza di materia prima». In molti pensano che il calo della produttività produttiva dei pozzi di petrolio messicani sia dovuto all’intenzione dei governi precedenti di svendere la compagnia petrolifera statale Pemex alle multinazionali straniere, una privatizzazione che la sinistra vincente ha promesso di bloccare.

Intanto López Obrador ha annunciato i sui piani per riattivare l’esplorazione e la trivellazione di pozzi petroliferi e per modernizzare le sei raffinerie messicane perché «Non stanno producendo al 100%».

Invece, le nuove raffinerie potrebbero essere una gigantesca per la quale c’è un progetto per Paraíso, nello Stato di Tabasco, oppure due impianti medi sempre a Paraíso de a Ciudad del Carmen, nello Stato di Campeche.

Rocío Nahle, la prossima ministra dell’energia del governo di sinistra messicano, ha confermato che è prioritario trovare il modo per recuperare la produzione di petrolio e avviare un programma di grossi investimenti per esplorare giacimenti maturi che appartengono a Petróleos de México (Pemex)». Ma ha anche detto che non verranno cancellati i contratti che il governo uscente di Peña Nieto ha firmato con imprese straniere e nazionali per esplorare nuovi giacimenti petroliferi, ma ha avvertito che «Tuttavia, quelli esistenti vin conformità con la legge. Ma non ci sarà alcun compiacimento».

La sfida che hanno di fronte la sinistra messicana e AMLO è gigantesca e per questo puntano su un piano di pacificazione in 10 punti che prevedono anche la Ley de Amnistía che potrebbe far uscire di galera numerosi attivisti ambientali, indigeni e comunitari e che no si applicherà al crimine organizzato, al delitto di lesa umanità, tirtura o sparizione forzata.

Sabato scorso il presidente eletto si è incontrato con le associazioni che difendono i diritti umani, i leader religiosi e politici e con le organizzazioni della società civile messicana e internazionali per dare il via a un forum consultivo che dovrà il Plan de pacificación de México, per contrastare la violenza in crescita nel Paese.

Ma il Messico sembra un Paese in guerra: a maggio si si sono contate 2.890 persone assassinate, facendone il mese più violento del 2018 e quello con più omicidi dal 1998. Nel Paese si contano ormai 34.000 desaparecidos. Non a caso il forum consultivo sarà presieduto dal prossimo ministro alla sicurezza, Alfonzo Durazo, e a dirigerlo sarà la prossima Secretaría de Gobernación, Olga Sánchez Cordero.

Oltre alla Ley de Amnistía il piano di pace si basa su altri 9 punti che comprendono anche Commisioni di verità guidate da sacerdoti, indulti, una legge di diminuire delle pene, la professionalizzazione delle forze e il licenziamento di poliziotti e militari corrotti e coinvolti nel traffico di droga, nei rapimenti e negli squadroni della morte che attaccano le comunità indigene, gli ambientalisti e i militanti di sinistra.

La consulente in materia di diritti umani, Loretta Ortiz ha spiegato che la legge sull’amnistia si rivolge in particolare «A giovani cooptati dalla criminalità organizzata, alle donne costrette a trafficare droga e ai contadini costretti a produrla. Verrà applicata anche ad altri casi simili». Inoltre la Consulta esaminerà anche la possibilità di depenalizzare le droghe.