Milleproroghe e rinnovabili, Anie: «Milioni di investimenti bloccati per indeterminatezze normative»

Senza programmazione delle tariffe, incertezze sulla sostenibilità economica delle energie green

[26 febbraio 2016]

pianeta rinnovabili

Secondo Anie Rinnovabili «L’art. 3 comma 2 lettera b del DDL di conversione del Milleproroghe genera ulteriori incertezze sulla sostenibilità economica di investimenti nelle energie rinnovabili, perché introduce la componente tariffaria elettrica in quota potenza sugli oneri generali di sistema. Questo quadro normativo incerto blocca gli investimenti pronti a sostenere lo sviluppo del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Anie Rinnovabili, l’associazione che all’interno di Anie Federazione di Confindustria  raggruppa le imprese costruttrici di componenti e impianti chiavi in mano per la produzione di energia da fotovoltaico, eolico, biomasse e geotermia, mini idroelettrico, sottolinea che «Il Milleproroghe non è stata davvero la strada migliore per programmare la transizione energetica da un’economia a combustibili fossili ad un’economia green, che incontra resistenza perché stravolge il modello di sviluppo del Paese. Né tantomeno si apprezza l’effetto retroattivo del provvedimento e l’assenza di un atto di indirizzo politico all’Autorità per l’energia, cui è assegnato il compito di rimodulare le componenti tariffarie degli oneri generali di sistema».

Anie Rinnovabili esamina le proposte del governo Renzie non è per niente soddisfatta: «La prima formulazione dell’art. 3 comma 2 lettera b) riguardava le sole utenze in alta ed altissima tensione e già l’Autorità per l’energia in data 16.1.2016 pubblicava la delibera n. 13 al fine di rimodulare le componenti tariffarie relative agli oneri generali di sistema con una struttura trinomia (cioè con quota fissa, quota potenza e quota energia), proprio perché la degressività della quota energia della componente A3 applicata oggi a tali utenze è considerata aiuto di stato per le imprese energivore dalla Commissione Europea. Il provvedimento del Milleproroghe da un lato cancella la distorsione generata dalla degressività della A3, ma dall’altro introduce la possibilità che l’Autorità per l’energia possa determinare la componente tariffaria in quota potenza sugli oneri generali di sistema, che se non ben calibrata causerebbe disinvestimenti sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica.

Anie Rinnovabili si dice «consapevole che occorre trovare il punto di equilibrio tra la copertura finanziaria per le fonti rinnovabili e per le imprese energivore e la tutela dello sviluppo dell’autoconsumo. Secondo i dati Gaudì di Terna nel 2015 è l’autoconsumo ad aver sospinto le nuove installazioni fotovoltaiche abbinate anche a sistemi di accumulo, in particolare nel segmento residential grazie alla disciplina dello scambio sul posto e nel segmento industrial grazie alla configurazione SEU degli impianti».

L’associazione di Confindustria ritiene che «Il provvedimento del Milleproroghe non necessariamente debba comportare un improvviso cambio dei criteri di determinazione delle componenti tariffarie degli oneri di sistema rispetto a quanto legiferato solo due anni fa. L’art. 24 della Legge 116/2014 definì il nuovo quadro normativo dell’autoconsumo, stabilendo che si applichi un corrispettivo in quota energia alle componenti tariffarie degli oneri di sistema sull’energia auto-consumata pari al 5% e che tale aliquota possa essere incrementata con cadenza biennale al più di un + 2,5%. L’art. 24 è un buon esempio di come la politica può dettare  degli indirizzi di lungo termine che permettono agli operatori di assumersi rischi imprenditoriali». Per questo Anie Rinnovabili chiede che «le misure che verranno adottate dal Milleproroghe non modifichino gli schemi attuali, ma programmino gli schemi futuri».

Il presidente di Anie Rinnovabili, Emilio Cremona, evidenzia che «L’Italia ha forte bisogno di chiari indirizzi politici che siano duraturi nel tempo, onde evitare lo scollamento con gli obiettivi europei al 2030 e con le misure rese cogenti dalle direttive europee dell’Energy Performance Building e dell’Energy Efficiency. Anie  Rinnovabili ripone grande speranza nel Green Act, ma deve constatare che al momento il governo, più che impostare una strategia di ampio respiro e di lungo termine per attuare politiche di efficienza ambientale, si limita a provvedimenti sporadici e contingenti, che non aiutano l’operatore di mercato a comprendere quali siano le regole del gioco e come esse si evolveranno nel medio e lungo termine».

Anie Rinnovabili dice di aver già preso contatti con l’Autorità per l’energia «per contribuire positivamente alla  regolamentazione, in modo tale che si adotti un criterio che consenta di adattare le tariffe elettriche in ragione della sostenibilità e cioè in modo che si tenga conto non solo dell’andamento nazionale dei consumi e degli autoconsumi, ma anche dell’evoluzione del costo della tecnologia delle fonti rinnovabili» e chiede re alla politica di «adottare strumenti di monitoraggio –  i dati sono già disponibili presso il TSO, i DSO ed il GSE – e di istituire un Osservatorio partecipato anche dagli stakeholder che possono fornire le indicazioni sul reale andamento del mercato delle tecnologie».