Miracoli della globalizzazione: la centrale a carbone di Saline Joniche bocciata da un referendum nel Canton Grigioni

[24 settembre 2013]

I referendum nel Cantone svizzero dei Grigioni sull’iniziativa popolare cantonale “Sì all’energia pulita senza carbone” e sul controprogetto del Gran Consiglio “Nessun nuovo investimento in centrali a carbone senza una riduzione sostanziale delle emissioni di CO2”, che hanno visto una partecipazione 40,17% (alta per gli standard svizzeri) hanno ottenuto come risultato lo stop al contestatissimo progetto della centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria.

L’iniziativa popolare, promossa dai partiti di sinistra e dalle associazioni ambientaliste, è passata con 28.878 sì e 22.282 no. Il Controprogetto del Gran Consiglio (il Parlamento cantonale) ha ricevuto 29.553 sì e 19.414 no, ma quello che ha tagliato la testa al toro è stata la domanda risolutiva e l’iniziativa “Sì all’energia pulita senza carbone” è passata con 24.650 voti contro i 24.526 del Controprogetto del Gran Consiglio.

In sostanza, i cittadini del ricco Cantone dei Grigioni hanno bocciato la possibilità per società a partecipazione pubblica Repower di investire nelle centrali a carbone e quindi la compagnia energetica svizzera dovrebbe rinunciare al progetto di Saline Joniche, ma non è detto che non tenti di cambiare le carte in tavola.

Infatti, in un comunicato Repower prende atto del risultato del referendum e del fatto che i cittadini dei Grigioni «hanno dato la preferenza all’iniziativa popolare “Sì all’energia pulita senza carbone”, formulata sotto forma di proposta generica e contrapposta al controprogetto del Governo e del Parlamento. Scopo dell’iniziativa consiste nell’impedire che società partecipate dal Cantone dei Grigioni, come nel caso di Repower, investano in centrali a carbone».

Ma dopo aver preso atto dell’esito della votazione, Repower scrive che «l’iniziativa è stata presentata ai votanti sotto forma di proposta generica e quindi non si dispone ancora del rispettivo articolo costituzionale. Per questo motivo spetta ora alle istanze politiche decidere come proseguire. Repower osserverà con attenzione il processo legislativo che seguirà. Il risultato della votazione non cambia la strategia di Repower, società attiva nel settore energetico, verticalmente integrata, con mercati chiave in Svizzera, Italia, Germania e Romania. Anche in futuro Repower si impegnerà nello sviluppo di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate, continuando a svolgere il ruolo di fornitore affidabile di energia, saldamente radicato nel Cantone dei Grigioni».

L’ambiguità di Repower preoccupa Legambiente, Wwf e Greenpeace che in un comunicato congiunto sottolineano che il risultato del referendum nel Canton dei Grigioni «indica una scelta chiara e inequivocabile in direzione di una definitiva rinuncia a investimenti sulla fonte fossile più inquinante».

Per le tre grandi associazione italiane quella scelta «deve tradursi come primo atto nell’immediato ritiro del progetto di costruzione di una nuova centrale a carbone a Saline Ioniche, rifiutato nettamente da istituzioni e cittadini calabresi e, contrariamente a quanto affermato dai suoi sostenitori, ben lontano dall’essere autorizzato. In questo contesto è inaccettabile, infatti, che la società Repower – partecipata al 58% dal Canton dei Grigioni e capofila del progetto di Saline Ioniche – nel tentativo di assorbire la bruciante sconfitta referendaria da una parte affermi di “prendere atto dell’esito della votazione” e dall’altra di non avere intenzione di cambiare la propria “strategia energetica” alla luce del risultato».

Per Nuccio Barillà, della segreteria di Legambiente e protagonista della battaglia contro la centrale di Saline Joiniche «non è più tempo d’ambiguità. Repower prenda atto della volontà popolare ritirando il progetto o riconvertendo l’investimento mediante il coinvolgendo degli altri partner e con il consenso indispensabile di istituzioni e popolazioni, puntando a Saline come in Svizzera sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Sarebbe davvero irresponsabile insistere ulteriormente nel tentativo di forzare la mano, come è stato fatto finora, per la fase autorizzativa, attraverso numerose violazioni di leggi rilevate dalla stessa Corte dei Conti che saranno prossimamente valutate grazie anche a numerosi ricorsi al Tar del Lazio, tra cui quello della Regione Calabria e quello delle associazioni ambientaliste».

Greenpeace, Legambiente e Wwf sottolineano che «dal piccolo cantone svizzero insieme a una testimonianza di civiltà e a una benefica ventata di energia pulita è venuta una lezione anche al governo italiano per lasciarsi alle spalle il retaggio del carbone, vecchio e inquinante, e sostenere con convinzione la rivoluzione energetica delle rinnovabili e dell’efficienza. Su questo terreno l’impegno delle tre associazioni ambientaliste continuerà con determinazione, rafforzato da un successo popolare straordinario grazie al lavoro di tutti coloro che in Italia come in Svizzera l’hanno reso possibile».

Miracoli della globalizzazione che a volte va in cortocircuito locale, verrebbe da dire e anche Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia dice che quella che arriva dai Grigioni «è una gran bella notizia che permetterà finalmente di porre fine all’anomalia di una centrale decisa in Svizzera, avversata dalla popolazione calabrese e, inspiegabilmente, favorita da un governo, quello di Mario Monti, che diceva di richiamarsi alle politiche europee di decarbonizzazione. Il Governo e il Gran Consiglio ora, hanno l’obbligo di fare in modo che la Repower rinunci al progetto a carbone di Saline Joniche, in Calabria. Certo, c’è da aggiungere che era “spiegabilmente” vista di buon occhio dagli affaristi e anche dalle cosche mafiose, come dimostrano recenti intercettazioni della magistratura. Speriamo che presto anche a Reggio si facciano piani per favorire le energie pulite e le vocazioni del territorio. Saline Joniche non ha bisogno di speculazioni e altri sepolcri imbiancati come la Liquichimica. Il carbone, avrebbe distrutto l’economia locale, a partire dalle produzioni agricole, ma soprattutto messo a forte rischio la salute della popolazione e l’ambiente. L’Italia, inoltre, non ha alcun bisogno né di Saline né di nuove centrali, visto che i produttori lamentano la scarsa domanda di energia e visto che siamo di fronte a una overcapacity spropositata: la potenza istallata in Italia è il doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto».

Kaspar Schuler, responsabile della campagna clima ed energia di Greenpeace Svizzera conclude: « Questa è una buona notizia in vista dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che il 27 settembre renderà noto a Stoccolma il suo rapporto scientifico sul global warming. La popolazione dei Grigioni si è chiaramente e inequivocabilmente espressa contro il cambiamento climatico transfrontaliero. La gente non vuole a parole, ma chiaramente la fine delle centrali a carbone in Svizzera, in Italia ed altrove. Repower, una compagnia che quest’anno è stata nominata per Public Eye (il premio alle imprese più inquinanti, ndr) , deve ora prendere l’occasione e concentrarsi di più sulle energie rinnovabili. Dato che la Svizzera così come l’Italia stanno vivendo una svolta energetica, l’energia eolica e fotovoltaica locale è ogni anno più forte e la popolazione in Calabria ha detto più volte di voler abbandonare le centrali elettriche a carbone».