Novatek firma un accordo anche con Saipem, testimoni Putin e Renzi

Montenegro: accordo con Eni e Novatek per estrarre petrolio e gas in Adriatico

L’ONG anticorruzione montenegrina MANS: «Dove è l'interesse pubblico in questa operazione?»

[20 giugno 2016]

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Mentre la confinante Croazia annuncia lo stop definitivo alle trivellazioni offshore di petrolio e gas nell’Adriatico sotto sua sovranità, nel piccolo Montenegro la Commissione parlamentare legislativa ha dato il via libera a tre accordi per concessioni  di esplorazione e produzione di petrolio e gas, su 3.000 Km2 al largo della costa montenegrina, da parte del consorzio d tra l’italiana Eni e Novatek, il più grande produttore indipendente di gas della Federazione Russa.  Ma l’ONG anticorruzione Mreža za afirmaciju nevladinog sektora (MANS) sottolinea che l’Ok è arrivato «nonostante il fatto che talune disposizioni che contengono siano legalmente problematiche e che sia uno dei progetti del governo più controversi per i possibili vasti effetti negativi sul turismo, una branca strategica dello sviluppo per lo Stato, e per l’impatto sull’ecosistema marino».

Il governo montenegrino dice che «Nel primo periodo di ricerca, il valore del progetto è fissato a 85 milioni di euro e nel seconda in circa 12 milioni di euro. Il capo della nuova Amministrazione degli idrocarburi del Montenegro, Vladan Dubljevic, ha detto di aspettarsi che gli accordi vengano ratificati in parlamento e Aleksandar Drljević, dell’ambasciata del Montenegro in Italia, ha aggiunto che «Le due compagnie cercheranno congiuntamente il petrolio e il gas sottomarino e, se ne troveranno quantità commercialmente valide, saranno in grado di realizzare prodotti da idrocarburi per 30 a 40 anni. la questione dell’oil fund,  con il quale verranno pagate quote significative del bilancio dello Stato, deve essere regolamentata da una lex specialis»,

MANS non è molto convinta delle spiegazioni del governo di Podgorica e sottolinea che dal resoconto della riunione della Commissione  legislativo emerge che la decisione verrà sottoposta al Parlamento montenegrino «In base all’articolo 91, comma 1, della Costituzione del Montenegro, la  quale prevede che “L’Assemblea decide a maggioranza dei voti dei deputati presenti alla sessione alla quale partecipino oltre la metà di tutti i deputati, salvo che la Costituzione non disponga diversamente”. Ciò significa che il plenum per il voto sulla decisione di assegnare la concessione per tre contratti esplorativi di petrolio e gas sarà sufficiente la maggioranza semplice dei parlamentari, anche se dalla loro attenta lettura si può concludere che il progetto verrebbe significativamente finanziato dai  cittadini attraverso le tariffe per il carburante e il  gas. Quindi, si tratta di un rapporto giuridico che riguarda gli obblighi materiali dei cittadini, il che richiede una maggioranza dei due terzi di tutti i deputati».

A febbraio, il governo di Podgorica aveva approvato gli accordi di concessione con il consorzio italiano-russo tra Eni e Novatek, che in una prima fase avrebbe dovuto prevedere l’esplorazione di risorse di petrolio e gas al largo della costa montenegrina, ma MANS dice che le concessioni si sono trasformate in «contratti più problematici contengono disposizioni a danno dell’interesse pubblico e a favore delle compagnie petrolifere». Per esempio, una disposizione che da più potere al consorzio delle due multinazionali in caso di fenomeni naturali o disastri naturali, guerre, ostilità transfrontaliere, blocchi, disordini civili, scioperi, e “azione illegale dello stato” e a MANS dicono che «Tale determinazione non protegge sufficientemente l’interesse pubblico, dando spazio alle compagnie petrolifere per una interpretazione estensiva in caso di controversie». Inoltre, la versione finale del contratto di concessione comprende, in caso di rescissione da parte dello Stato, “sanzioni internazionali che si applicano al Montenegro e che il Montenegro deve attuare”. «Questo non faceva parte del progetto di contratto – fanno notare  al  MANS  – E, tenendo presente che uno dei firmatari del contratto è la compagnia russa Novatek e le sanzioni recentemente imposte dal Montenegro alla Russia, è chiaro che, in pratica, si permette alla società russa di non avviare l’esecuzione del contratto, fintanto che esistono».

Inoltre, secondo l’ONG anti-corruzione montenegrina,  la versione finale del contratto è stata scritta direttamente dalle  compagnie petrolifere, che hanno scelto i luoghi dove eseguire le operazioni di ricerca e di potenziale produzione di petrolio e gas e addirittura l’utilizzo dello spazio aereo, anche se questo non era nel progetto iniziale del contratto. A questo si deve aggiungere  che «I contratti prevedono che in questi luoghi una terza parte non possa utilizzare la superficie del mare o fondali se influisce nella produzione o nella ricerca di idrocarburi, il che è essenzialmente una significativa restrizione dei diritti della popolazione locale, in particolare dei pescatori».

Secondo la legge montenegrina, lo Stato avrà il 54% dei profitti da qualsiasi produzione di petrolio e gas e una legge speciale regolamenterà il Fondo nazionale del petrolio, che è ancora da istituire, per raccogliere queste entrate. Il contratto di concessione con il consorzio Eni- Novatek prevede  naturalmente il rispetto della legislazione montenegrina, ma MANS evidenzia che «E’ sintomatico che affermi che “il diritto societario del Montenegro non dovrà, in qualsiasi modo, modificare o alterare significativamente i diritti e gli obblighi del concessionario ai sensi del contratto tra il concessionario o terzi”, e si scopre così che il trattato ha una maggiore forza giuridica di quanto abbia la legge».

Dopo aver analizzato il contratto col consorzio italo-russo, l’associazione montenegrina sottolinea: «E’ facile concludere che il governo ha permesso alle compagnie petrolifere che, dopo soli quattro anni di ricerche, possano ritirarsi dall’intera faccenda» e che, visto che l’Eni è italiana, Novatek è russa e la società di progetto ha sede in Olanda, è difficile aspettarsi che lo Stato Montenegrino incassi le imposte che si aspetta.

«Di tutte queste disposizioni controverse degli accordi di concessione per l’esplorazione e produzione di idrocarburi, non c’è traccia nelle decisioni del comitato legislativo, anche se sono ben pagati a prendersi cura non solo della legittimità degli atti giuridici, ma per prendere decisioni che siano nell’interesse pubblico e nell’interesse di tutti i cittadini. MANS ha già più volte sottolineato che i progetti futuri che sono legati al petrolio e al gas e alla costruzione di gasdotti sia in mare che a terra, con le risorse correlate, potrebbero costare ai cittadini del Montenegrino centinaia di milioni di euro, perché saranno finanziati attraverso tariffe più elevate per il carburante e gas».

L’ONG anticorruzione conclude: «L’intera opinione pubblica del Montenegro è stata messa davanti a un fatto compiuto, il governo non ha dato alcuna informazione rilevante che dimostri che ci sarà un beneficio dall’esplorazione di petrolio e gas, ma è già chiaro che non c’è alcuna capacità di controllare le grandi compagnie petrolifere, che in ogni parte del mondo si comportano quasi come uno Stato nello Stato, e che il progetto non influirà in modo significativo sull’aumento del numero dei dipendenti».

Se l’accordo petrolifero e gasiero russo-italiano preoccupa molto la società civile montenegrina, ha invece avuto un’altra consacrazione ai massimi livelli: il 17 giugno, al XX San Petersburg International Economic Forum, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il presidente del Consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi, sono stati i testimoni dell’accordo di partnership strategica e di cooperazione, incentrato su attività legate al gas naturale liquefatto (GNL), firmato da  Saipem e Novatek che «vaglieranno le opportunità di una cooperazione reciproca per la realizzazione di progetti futuri di Novatek nel settore GN – spiega Saipem in una nota – Lo scopo dell’accordo è quello di sviluppare e rafforzare la partnership strategica e la cooperazione fra le due società nelle diverse aree di interesse reciproco. Saipem e Novatek sfrutteranno, in maniera congiunta, le rispettive potenzialità con lo scopo di migliorare la loro efficienza e posizionamento competitivo sul mercato».

L’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao, ha detto: «Siamo molto soddisfatti di aver siglato questa partnership strategica con Novatek, che è un operatore di riferimento in un settore con nuove ed importanti opportunità di business. Sfrutteremo le nostre competenze distintive in progetti di rilievo, e in particolare nel GNL, e la nostra comprovata esperienza operativa in Russia in modo da contribuire agli obiettivi di business di Novatek».

Il documento prevede «una cooperazione tra le parti nella realizzazione di progetti di GNL potenziali di Novatek, garantendo nel contempo la massima localizzazione delle soluzioni tecniche in Russia».

Il presidente del Consiglio di gestione Novatek e principale azionista del consorzio con l’Eni in Montenegro è  Leonid V. Mikhelson, , un magnate russo la cui fortuna nel 2014 veniva stimata da  Forbes  in 15,5 miliardi di dollari, che ha detto: «Gli accordi prevedono di sviluppare la cooperazione con Saipem nella localizzazione di capacità produttive per progetti di GNL in Russia. Novatek ha risorse di base di alta qualità e stiamo valutando la possibilità di realizzare progetti di investimento e di migliorare le capacità tecnologiche e intellettuali insieme ai nostri partner».

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