Moratoria francese sulle trivelle, come in Croazia. Legambiente: «Mediterraneo libero dalla trivelle»

Le associazioni di OneAdriatic alla mobilitazione nazionale per il Sì al Referendum italiano

[9 aprile 2016]

Mediterraneo trivelle

Gli ambientalisti naturalmente esultano per l’annuncio dato dalla ministro francese dell’ambiente e dell’energia e del mare, Ségolène Royal della moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi in mare e che Parigi chiederà che il bando alle perforazioni sia esteso a tutto il Mediterraneo, in considerazioni degli alti rischi ambientali. Così come è evidente che l’iniziativa della ministro socialista francese – e soprattutto le motivazioni con la quale la sostiene – sono imbarazzanti sia per il fronte del no/astensione che per il governo e per la maggioranza del PD, partito che fa parte dello stesso gruppo politico europeo del Partito Socialista francese,

La presidente di Legambiente, Rossella Muroni, che è a Pescara per partecipare ad una delle iniziative di  “Mille piazze, un mare di Sì”, alla quale partecipa anche una delegazione della piattaforma One Adriatic , che riunisce le associazioni ambientaliste di Croazia, Slovenia, Montenegro, Albania e Bosnia Erzegovina, sottolinea: «Anche la Francia, dopo la Croazia, dice no alle trivelle in mare. Parigi guarda al futuro puntando su solare eolico ed efficienza energetica ed è ora che anche il nostro governo decida di abbandonare le fonti fossili che alimentano un modello energetico insostenibile dal punto di vista ambientale, non democratico, opaco e corrotto. Grazie a One Adriatic in Croazia si è riusciti a ottenere una moratoria generale delle trivellazioni. Puntare sulle trivellazioni è una scelta in assoluto contrasto con ogni strategia contro i cambiamenti climatici e che mette a rischio l’economia sana legata al mare. Occorre ragionare su quale deve essere il futuro del mare Adriatico con le popolazioni locali, le associazioni e i portatori di interessi a beneficio della collettività. In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile promosso da LifeGate, la propensione all’acquisto delle fonti rinnovabili è passata in un anno dal 14 al 26%. Ci piacerebbe che il governo si aprisse al confronto con questa parte del Paese».

Dusica Radojcic, coordinatrice della coalizione One Adriatic, spiega: «Siamo venuti da 5 Paesi diversi che si affacciano sull’Adriatico per supportare la battaglia dei cittadini italiani contro le trivellazioni perché la nostra è una lotta comune in difesa dell’Adriatico In Croazia siamo già riusciti a ottenere una moratoria generale delle attività di ricerca di petrolio e gas. In questi giorni in Italia stiamo sentendo tante falsità sul fatto che “è giusto estrarre petrolio perché in Croazia lo fanno già”. La verità è che in Croazia non esistono piattaforme petrolifere. Ci sono invece 19 piattaforme di estrazione del gas di proprietà dell’Eni e dell’Ina, la compagnia nazionale, le sole ancora interessate anche alle nuove trivellazioni in mare croato. Ci sembra ci sia in atto una campagna di disinformazione contro il referendum, con assurdità quali la notizia del divieto di traffico marittimo e pesca in acque croate a causa di nuovi progetti di trivellazioni, ufficialmente smentita dal nostro Ministero per i trasporti marittimi. Speriamo che il referendum sia un’opportunità per dire basta a queste accuse reciproche e l’inizio di un percorso per un Adriatico libero dalle trivelle».

Legambiente ricorda che «In Adriatico, l’Italia è l’unico paese ad avere decine di concessioni e piattaforme in mare anche a ridosso della costa. La Croazia, l’altro Paese ad avere piattaforme installate nel mare Adriatico, ha solo 19 piattaforme per l’estrazione di gas localizzate al centro dell’Adriatico, a ridosso del confine delle acque di sua competenza. Il Governo croato ha di recente annunciato una moratoria contro le nuove trivellazioni. La moratoria segue di qualche mese la rinuncia da parte di due compagnie petrolifere a proseguire le attività di ricerca di giacimenti in acque croate su 7 delle 10 aree che il Governo aveva dato in concessione. Non è l’unica rinuncia, visto che qualche settimana fa la Petroceltic ha fatto dietrofront rispetto a un permesso di ricerca a largo delle isole Tremiti e la Shell per le sue attività nello Ionio. Sono, insomma, le stesse compagnie petrolifere a non ritenere conveniente puntare su nuove attività estrattive nel mare italiano».