Mosca conferma: aereo russo abbattuto dai terroristi del Sinai. In Egitto arrestate 17 persone

Putin: «Finanziamenti allo Stato islamico provenienti da 40 Paesi, anche del G20»

[17 novembre 2015]

Aereo russo

Dopo un summit tenutosi al Cremlino sulle cause del disastro dellairbus A321 nel Sinai, in Egitto,  il direttore del Servizio federale di sicurezza russo  (FSB), Alexandre Bortnikov, ha detto: «Siamo pronti a confermare con certezza che si tratta di un atto terroristico. Durante il volo, una bomba artigianale di una potenza equivalente a un chilogrammo di TNT è esplosa a bordo dell’aereo, il che ha provocato la sua dislocazione e spiega anche l’ampiezza del raggio nel quale si sono sparpagliati I rottami. Tracce di agenti esplosivi sono state ritrovate su tutti gli elementi analizzati dagli inquirenti».

Il rapporto dell’FSB è stato presentato al presidente russo al ritorno dal G20 in Turchia e, secondo quanto scrive il servizio stampa del Cremlino, Vladimir Putin ha ricordato che «Non è la prima volta che la Russia fa fronte a crimini barbari, più spesso senza ragione apparente, né interna né esterna, come è stato il caso dell’esplosione alla stazione di Volgograd alla fine del 2013. La morte  dei nostri cittadini nel Sinai figura tra gli attacchi più sanguinosi per numero di vittime. E non asciugheremo le nostre lacrime. No li dimenticheremo mai. Ma questo non ci impedirà di trovare e punire i responsabili. Andremo a scovarli non importa in quale angolo del pianeta e riceveranno la loro punizione».

Dopo essere stato informato sulle modalità dell’attacco terroristico  a bordo dell’A321, nel quale sono morte 224 persone, Putin ha detto che la Russia intende «agire conformemente all’articolo 51 della Carta dell’Onu, che prevede il diritto degli Stati all’autodifesa». E’ chiaro che i rapporti tra Russia ed Egitto, i cui servizi segreti sono sospettati di aver consentit l’attentato, si faranno sempre più freddi, anche perché Il Cairo aveva subito negato qualsiasi possibilità che si trattasse di un attentato terroristico.  L’Egitto è oggi è corso immediatamente ai ripari dopo l’annuncio dell’FSB russo: la polizia ha arrestato due impiegati dell’aeroporto di Sharm el Sheikh sospettati di aver aiutato i terroristi a mettere l’ordigno esplosivo a bordo dell’aereo russo. Ma la retata è più ampia: la Reuters riporta una fonte egiziana: «17 persone sono state accusate, due delle quali sospettate di aver assistito coloro che hanno piazzato la bomba nell’aereo all’aeroporto di Sharm el Sheikh».

Mentre l’FSB e gli altri servizi segreti russi danno già la caccia ai terroristi del Sinai legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico/Daesh, Putin ha ordinato il rafforzamento delle operazioni aeree in Siria «in modo che i criminali comprendano che le rappresaglie sono inevitabili».

Intanto l’FSB ha annunciato una ricompensa da 50a milioni di dollari per chi fornirà informazioni sui responsabili dell’abbattimento dell’’A321 e ha sollecitato l’assistenza della comunità internazionale per trovare e catturare i terroristi.

In questo clima di rabbia e lutto, in Russia risuona ancora di più la denuncia di Putin al G20 in Turchia: lo Stato Islamico/Daesh è stato ed è finanziato da 40 Paesi, tra cui alcuni Stati membri del G20.

Dopo Putin ha detto ai giornalisti che ha presentato al G20 i dati fornitigli dai servizi segreti russi:  «Ho fornito esempi sulla base dei nostri dati sui finanziamenti a diverse unità dello Stato islamico (IS, ex ISIS/ISIL) da parte di privati. Questo denaro, come abbiamo stabilito, proviene da 40 Paesi e tra loro  ci sono alcuni dei membri del G20»

Putin ha anche detto che è urgente frenare il commercio illegale di petrolio da parte dello Stato Islamico/Daesh: «Ho mostrato ai miei colleghi foto scattate dallo spazio e da aerei che dimostrano chiaramente l’entità del commercio illegale di petrolio e di prodotti petroliferi. La colonna di veicoli di rifornimento si estendeva per decine di chilometri, in modo che da un’altezza da  4.000 a 5.000 metri si estendevano oltre l’orizzonte». Secondo Putin i convogli dei camion petroliferi del Daesh possono essere paragonati a gasdotti o a oleodotti e ha concluso: «Non è il momento giusto per cercare di capire quale Paese sia più o meno efficace nella battaglia contro lo Stato islamico, dato che ormai è necessario uno sforzo internazionale unitario  contro il gruppo terroristico».