«Necessario un nuovo Piano energetico nazionale che rivaluti l’importanza della geotermia»

L’analisi di Giancarlo Passaleva, presidente dell’Unione geotermica italiana, sugli scenari aperti dall’accordo raggiunto in occasione della Cop21 di Parigi

[25 marzo 2016]

turismo geotermia toscana 2

Tra i 28 Paesi geotermoelettrici ad oggi presenti in ogni angolo del globo, l’Italia è al 6° posto nel mondo per potenza installata ed energia prodotta. A livello globale, infatti, nel 2015 la generazione elettrica con fluidi geotermici ad alta e moderata temperatura e pressione ha raggiunto una potenza installata globale di poco inferiore a 13.000 MWe, con una produzione pari a quasi 74.000 GWh, mentre nel nostro Paese si è raggiunta una potenza geotermoelettrica installata di 921 MWe, con una produzione di 5.820 GWh.

«Va però ricordato –sottolinea Giancarlo Passaleva, presidente dell’Unione Geotermica Italiana, nell’ultimo editoriale pubblicato nel notiziario dell’Unione– che le potenzialità di sviluppo geotermico nel nostro Paese sono ben più ampie, sia estendendo l’impiego delle risorse idrotermali già conosciute e finora utilizzate, sia sviluppando la ricerca e avviando l’utilizzo delle cosiddette risorse non convenzionali, aventi un potenziale energetico molto maggiore».

Pur raggiungendo ottimi risultati, infatti, la produzione nazionale da fonte geotermica rappresenta ancora oggi meno del 2% del fabbisogno elettrico nazionale. Non solo: «Va sottolineato – ricorda Passaleva – che la geotermia rappresenta, per il nostro Paese e per il mondo intero, una risorsa di prim’ordine sia per la produzione di energia elettrica e sia – in modo molto più esteso – per gli usi diretti del calore, ed in particolare per la climatizzazione degli edifici. Questa ultima applicazione può essere sviluppata praticamente ovunque (e già in parte sta avvenendo) con una importante ricaduta tecnologica (pompe di calore), industriale, urbanistica, ed occupazionale, ma soprattutto con un notevolissimo beneficio ambientale nella riduzione dei gas-serra».

Un aspetto cruciale nello scenario politico disegnato in seguito alla 21esima sessione della Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici (la Cop21 di Parigi), nel corso della quale anche l’Italia ha partecipato a siglare «un accordo condiviso, che definisce l’impegno a limitare l’incremento di temperatura media mondiale, rispetto ai valori dell’epoca preindustriale, a meno di +2°C al 2020, mirando unanimemente al traguardo di +1,5 °C». Un accordo ambizioso quanto fondamentale, che per essere raggiunto necessita di un crescente contributo anche da parte della geotermia.

«A tale scopo, anche alla luce delle conclusioni del Cop 21 e delle indicazioni dell’Unione Europea, bisognerebbe – conclude Passaleva – predisporre un nuovo Piano Energetico Nazionale, che rivaluti la preminente importanza della geotermia (oltre a quella già riconosciuta ad altre risorse rinnovabili) e che la comunità scientifica ed industriale si impegni nella ricerca e sviluppo delle sopradette risorse geotermiche di nuovo tipo».