Negli edifici del centro-nord italiano una miniera per l’efficienza energetica

Secondo il Politecnico di Milano basterebbe intervenire sul 20% del patrimonio immobiliare per occupare 130mila persone ed evitare l’immissione di 5,4 milioni di tonnellate di CO2/anno

[13 novembre 2017]

In Italia, come del resto accade nella media europea, i consumi energetici degli edifici rappresentano ben il 40% di quelli totali di energia, ma vengono troppo spesso sprecati come si spreca l’acqua usata per riempire un secchio bucato. A confermarlo è lo studio presentato oggi dal Politecnico di Milano in occasione del V Forum organizzato da Engie – tra i primi operatori dell’energia a livello internazionale e italiano – in collaborazione con Anci e Ambrosetti.  Secondo lo studio infatti, prendendo in considerazione le regioni del nord e del centro Italia, solo il 7%, degli immobili residenziali e il 6% dei non residenziali è in una classe energetica di qualità elevata (A+, A, B), con una netta maggioranza degli immobili ancora confinata nelle classi peggiori (F, G).

Non c’è da sorprendersi, con l’80% degli edifici costruito prima del 1990, anno nel quale quando sono stati introdotti requisiti energetici per gli edifici. I 31 miliardi di euro che – secondo lo studio – sono stati investiti in efficienza energetica negli ultimi dieci anni, con il 65% di questa somma indirizzata specificamente sugli edifici (restante 35% nell’industria) rappresentano le prime buone notizie di un percorso che rimane però ancora molto lungo e con benefici che investono tanto l’ambiente quanto il proprietario dell’edificio, che dopo gli interventi di riqualificazione energetica potrà valere sul mercato immobiliare fino al 30% in più.

D’altra parte, proprio dall’innovazione in termini di efficienza energetica potrebbe decollare una strategia di crescita virtuosa per l’intero Paese: l’innovazione energetica negli edifici italiani – dalla sostituzione della caldaia all’integrazione di altri interventi come termostati intelligenti, illuminazione a led,  fotovoltaico, serramenti e cappotto termico – consentirebbe di generare entro il 2022 un volume d’affari per le imprese del settore superiore ai 29 miliardi di euro; l’occupazione di 130.000 persone; investimenti in ricerca e sviluppo (r&s) fino a 290 milioni di euro; un risparmio sulle bollette per le utenze energetiche di 2,5 miliardi di euro; un gettito di 4,8 miliardi di euro (in particolare ires e iva), conseguente al maggiore fatturato; la mancata emissione nell’atmosfera di ben 5,4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti alla mancata circolazione di 2,7 milioni autoveicoli.  E tutto questo nel caso in cui si intervenisse solo sul 20% delle abitazioni del centro e nord Italia.

Come evidenziato dallo Studio sull’innovazione energetica negli edifici in Italia condotto dal Polimi, il mercato dell’efficienza energetica relativo ad interventi nel settore residenziale ha un valore complessivo di oltre 3 miliardi di euro anno (dato 2016), un valore che può decisamente crescere ancora: gli interventi in innovazione energetica hanno dimostrato di essere economicamente convenienti (con tassi di rendimento dell’investimento che vanno da poco meno del  10% fino a superare il 20% e payback dai 3 ai 9 anni) grazie anche agli incentivi esistenti, che rimangono necessari per sbloccare tali investimenti virtuosi e che potrebbero essere ancora più efficaci se intervenissero maggiormente sulla spesa iniziale.

«L’efficienza energetica degli edifici porterà crescita, risparmi, occupazione e benefici per l’ambiente – conclude Olivier Jacquier, amministratore delegato di Engie Italia – Guardiamo con attenzione l’iter della Legge di Bilancio 2018, che auspichiamo possa dare una spinta decisiva a questo settore, rafforzando le regole e gli incentivi alla riqualificazione degli edifici pubblici e privati».