Nel 2013 la Cina investe 80 miliardi di yuan nella ricerca di gas e petrolio

[16 settembre 2013]

Il ministero cinese  del territorio e delle risorse ha annunciato che «gli investimenti della Cina nella prospezione di petrolio e di gas naturale nel 2013 dovrebbero raggiungere gli 80 miliardi di yuan (13,07 miliardi di dollari)».

Secondo le cifre pubblicate dal ministero del territorio e delle risorse, «gli investimenti nella prospezione di campi di petrolio e di gas sono passati da 19 miliardi di yuan nel 2002 a 67,3 miliardi di yuan nel 2011. Tra il 2008 e il 2011, sono state scoperte circa 5,01 miliardi di tonnellate di riserve petrolifere e 2.600 miliardi di metri cubi di gas naturale».

Negli ultimi anni  in Cina le spese nella ricerca di risorse energetiche sono aumentate in maniera stabile, nel tentativo del governo di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni e di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici per la sua crescita che, pur rallentando, continua a richiedere sempre più petrolio e gas, anche per ridurre l’uso del carbone. Nel 2012 il tasso di dipendenza della Cina dalle importazioni di petrolio e gas era  rispettivamente del 58% e di circa il 30%.

Una delle ragioni del forte e insolito coinvolgimento della Cina nella guerra civile siriana è proprio la sua amicizia, basata esclusivamente su ragioni economiche-petrolifere, con i regimi siriano ed iraniano. In particolare la Cina continua a non rispettare l’embargo contro Teheran e a importare grandi quantità di petrolio, permettendo così alla Repubblica islamica di rimpiazzare gli ex clienti occidentali (Italia compresa) con le petroliere cinesi che riforniscono l’assetata crescita della Repubblica popolare.