Idroelettrico in crisi a causa delle minori precipitazioni in montagna

Nel 2016 cala ancora la percentuale delle rinnovabili nella produzione di energia elettrica italiana

Nell'ultimo anno toccata quota 32,9% rispetto al 33,2% del 2015 e all'ancora più lontano 37,5% raggiunto nel 2014

[21 marzo 2017]

Il Gestore servizi energetici (Gse) ha presentato il Rapporto Attività 2016 e sottolinea che «Il documento evidenzia come le fonti rinnovabili, nell’anno appena trascorso, abbiano coperto un terzo dei consumi elettrici totali. Non solo. Grazie ai 700 mila impianti incentivati dal Gse l’Italia ha inoltre raggiunto e superato il target europeo al 2020, coprendo il 17,6% dei consumi finali lordi con le fonti rinnovabili». Quindi, per ogni 10 kWh consumati quindi, più di 3 sono stati prodotti dalle fonti rinnovabili, per un totale di quasi 106 TWh, che corrispondono ai consumi elettrici di cinque regioni come il Lazio. Il Gse stima che nel solo settore elettrico le rinnovabili forniscano lavoro permanente a oltre 35.000 persone.

Il Gse ha erogato 15,9 miliardi di euro di incentivi, recuperando 1,5 miliardi di euro dalla vendita di energia ritirata, per un netto di incentivi in bolletta di 14,4 miliardi di euro e annuncia che «a partire da quest’anno si stima una graduale riduzione degli oneri in bolletta». Il picco dunque è stato già raggiunto, e le risorse dedicate all’incentivazione delle energie rinnovabili caleranno.

Tutto a posto quindi? Non proprio, visto che nel 2016 la percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è calata al 32,9% rispetto al 33,2% del 2015 e ancora di più se si confronta con il 2014, quando le rinnovabili rappresentavano il 37,5% dei consumi elettrici italiani. Nel 2016 si è arrivati a quasi 106TWh di energia elettrica da fonti rinnovabili; nel 2015, la produzione da rinnovabili era di quasi 109 TWh, nel 2014 era stata di oltre 120 TWh.

Secondo un portavoce del Gse, «la produzione idroelettrica nel 2016 è calata a causa delle minori piogge e nevicate. Qesto ha ridotto il dato complessivo di produzione da rinnovabili». Infatti, la carenza d’acqua sulle Alpi è un bel problema per l’idroelettrico che nel 2016 ha rappresentato poco più del 38% delle rinnovabili, rispetto al 41,8% del 2015. Ma questo non toglie che la stasi delle rinnovabili in Italia sia colpa anche di politiche energetiche sbagliate che, a partire dal referendum sulle trivelle, sono sembrate più favorevoli al petrolio e alle energie fossili che alle rinnovabili. E pensare che qualcuno aveva promesso che avrebbe portato le rinnovabili al 50%, promessa riformulata in salsa americana qualche giorno fa…

Il presidente del Gse  Francesco Sperandini ha detto che «con il Rapporto il Gse rende conto in modo trasparente alle Istituzioni e agli italiani di come vengano investite le risorse pubbliche nel settore delle sostenibilità ambientale» e ha ribadito la volontà del Gse di «porsi come ponte per le nuove generazioni, in modo tale che queste possano godere anche in futuro di risorse dell’ambiente in quantità e qualità analoghe o superiori a quelle di cui noi oggi godiamo».

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, nel 2016 il Gse ha avuto 12.524 richieste ed ha riconosciuto 5,5 milioni di Certificati Bianchi, dei quali il 56% in ambito industriale e il 40% in ambito civile, consentendo così un risparmio di quasi 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati con il Conto termico, il Gse ha ricevuto 14.955 richiestepari a circa 70 milioni di euro di incentivi, quasi tutti per l’installazione di generatori a biomasse e pannelli solari termici.

Come responsabile del collocamento delle quote di CO2 italiane, il Gse ha messo all’asta sulla piattaforma comune europea oltre 77 milioni di quote di emissioni, ricavandone 412 milioni di euro destinati  al bilancio.

Nel 2016, inoltre, il Gse ha a effettuato 4.240 accertamenti (il 59% sopralluoghi e il 41% documentali), con un aumento del 22% rispetto al 2015 e spiega che «nel 35,4% dei casi i controlli hanno consentito di accertare irregolarità che hanno portato alla decadenza o alla riconfigurazione degli incentivi».