Nell’Artico spunta l’isola nucleare per i rifiuti radioattivi russi

Bellona: «Parco di divertimenti o un borgo da favola del nucleare?»

[8 luglio 2013]

Una cosiddetta “isola nucleare” è stata ricavata a Murmansk, nel porto dei rompighiaccio russi di Atomflot, per concentrarci tutto il combustibile nucleare esaurito potenzialmente pericoloso e per stoccare le scorie radioattive solide, consentendo una maggiore sorveglianza e di esporre a minori dosi di radiazioni i lavoratori. Alexei Pavlov, dell’Ong ambientalista russa/norvegese Bellona, spiega che «La nuova area comprende nuovi sistemi di sicurezza, controllo delle radiazioni, ventilazione aggiuntiva ed accesso molto più limitato al personale. “L’isola nucleare” comprende anche un complesso tecnologico, un sistema di stoccaggio container-type per le scorie radioattive e un edificio a terra con un sistema di acquedotto. Il progetto, costato 9 miliardi di rubli (271 milioni dollari) è finanziato all’85% da investitori stranieri».

Il vicedirettore di Atomflot, Mustafa Kashka, ha detto ai giornalisti che «Attualmente, tutto il lavoro sui vecchi materiali a livello radioattivo basso e medio, che abbiamo stoccato per decenni, è completato. Il contenuto di più di 650 vecchi container di metallo che erano a vari stadi di abbandono è ora stato trasferito nei container in cemento armato, che verranno spediti alla ex base navale di Sayda Bay. Atomflot ha anche la capacità di trattare scorie radioattive solide e combustibili. Quest’anno sarà completata la costruzione di un sito basato a riva per lo scarico del combustibile nucleare esaurito dalle navi, il che renderà superfluo il lavoro della nave di servizio “Lotta”, altamente irradiata. Ci sono elevate speranze che il carburante nucleare esaurito ospitato sul “Lotta” venga trasferito nello stoccaggio a terra il prossimo anno».

Tutto bene quindi? Per nulla a sentire Andrei Zolotkov, direttore di Bellona Murmansk, che è in dubbio se «Definire la nuova struttura con il nome più degno di parco di divertimenti o come un borgo da favola. Quando ho sentito la combinazione di parole “isola nucleare” e ho visto che comparivano sui media ho dubitato che la diffusione di quel termine fosse così necessaria. C’è la tendenza a pensare a nuove espressioni creative come “rinascimento nucleare”, e “isola nucleare” per questi dubbi intrugli. Basta stare attenti agli aggettivi “atomico” e “nucleare”, sapendo che non sono esattamente le stesse parole. E il  sostantivo “isola” dà anche l’idea che la struttura sia  molto lontana. In realtà, però, sarà tutto all’Atomflot, a soli due chilometri da Murmansk – che ha una popolazione di 300.000 abitanti. Non credo che la “nuclear island” sia un’iniziativa di successo o particolarmente necessaria dei manager di Atomflot. L’uso frequente di questo termine nei media suggerisce che gli autori ritengono che la combinazione delle parole “isola nucleare” dia all’impresa stessa un’aura di creatività e romanticismo, e alla città di Murmansk  un’aria fascinosa. Se le cose continuano in questo modo avremo presto  “Cape Neutron” e “Proton Wharf”».

Come ben sanno gli ambientalisti russo/norvegesi di Bellona, lo scopo principale della “nuclear island” di Murmansk è molto prosaicamente quello di stoccare le scorie solide, mentre i rifiuti radioattivi più pericolosi, come il combustibile nucleare esaurito, verranno scaricati solo dalle navi e da lì inviati per il ritrattamento al famigerato impianto di Mayak, negli Urali meridionali.

Le scorie solide radioattive sono un sottoprodotto della flotta di rompighiaccio nucleare russa ed includono pezzi, meccanismi, strumenti e materiali contaminati che non sono adatti per un ulteriore uso; insomma, tutto quello che viene utilizzato o prodotto nei processi di riparazione e di regolazione degli impianti di energia nucleare e di servizio a bordo delle navi nucleari russe.

Il primo impianto russo di stoccaggio dei residui radioattivi solidi è stato costruito nel 1986, e nel 2005 era già pieno zeppo. Si trattava di un impianto destinato originariamente ad utilizzo temporaneo per stoccare le scorie che alla fine venivano semplicemente scaricate nell’Oceano Artico in uno dei tanti cimiteri nucleari sovietici/russi. Ma nel 1996, in base alla Convenzione di Londra, è stato vietato lo scarico in mare di scorie radioattive, così Atomflot ha dovuto costruire un secondo impianto di stoccaggio nel quale sono ancora stoccati i container con le scorie radioattive solide.

Il vice capo ingegnere di Atomflot, Oleg Khalimullin, ha detto che «Ora è giunto il momento in cui possiamo anche far realizzare attrezzature che non rientrano nella categoria della bassa attività, che sono ingombranti e non richiedono complesse tecnologie di condizionamento. Ciò include il lavoro con elementi di combustibile, il lavorare con le attrezzature estraibili di generatori di vapore e così via». Il progetto comprende anche l’installazione di un sistema di monitoraggio delle radiazioni finanziato dalla Norvegia.

Inoltre, verso la fine del 2012, è stata completata la ricostruzione del molo numero 5 di Atomflot  e sono state avviate diverse altre attività, come il dragaggio dei fondali e la realizzazione di pontili per i rompighiaccio nucleari e le navi di servizio. Ora al molo 5 possono attraccare e fare rifornimento i rompighiaccio. E’ stata adeguata alle normative internazionali anche una gigantesca gru per effettuare operazioni potenzialmente pericolose con i materiali nucleari e le scorie radioattive.

Secondo i piani di Atmflot e dei sui finanziatori stranieri, tutte le attrezzature necessarie per la gestione delle scorie radioattive e del combustibile esaurito saranno funzionanti entro il 2015: per allora l’impresa statale dovrebbe essere in grado di accogliere i container  di combustibile nucleare esaurito provenienti dal vecchio impianto di stoccaggio del combustibile di Andreeva Bay, che è destinato alla chiusura, per inviarli poi via treno verso lo stoccaggio definitivo nell’Estremo Oriente russo. Queste operazioni continueranno per diversi anni e rappresenteranno un pericoloso e continuo test per la “nuclear island” di Murmansk e per tutto l’Artico europeo russo.