In quattro anni danni che vanno da 329 a 1.053 miliardi di euro

Nell’Ue l’1% delle imprese responsabile del 50% dell’inquinamento atmosferico industriale

L’Italia tra 5 Paesi più inquinanti. La sporca dozzina degli impianti peggiori

[25 novembre 2014]

Secondo il rapporto “Costs of air pollution from European industrial facilities – an updated assessment” dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), i costi derivanti dall’inquinamento atmosferico prodotto gli impianti industriali dell’Unione europea sono valutabili (dati del 2012) in 59 miliardi di euro, ma potrebbero raggiungere i 189 miliardi – più o meno quanto il Pil dell’intera Finlandia -, e la  metà di questi costi sono stati causati da appena l’1% degli impianti industriali. Nel periodo 2008 – 2012 il costo stimato in via prudenziale è stato di almeno 329 miliardi di euro, ma potrebbe arrivare alla stratosferica cifra di 1.053 miliardi. Cifre che, è evidente, con azioni di mitigazioni del danno potrebbero essere risparmiate.

Il rapporto Eea valuta gli effetti dannosi causati dall’inquinamento dell’aria, tra i quali le morti premature, i costi dei ricoveri ospedalieri, le giornate di lavoro perse, i problemi di salute, i danni agli edifici e la riduzione dei rendimenti agricolo. L’Eea ha utilizzato una serie di stime dei costi «in quanto vi sono diversi metodi esistenti attualmente utilizzati dai policy-makers per calcolare i costi dei danni associati».

Il rapporto ha anche i nomi degli impianti industriali più dannosi d’Europa. La sporca dozzina mette in fila TETs Maritsa iztok 2″ EAD (Bulgaria); PGE Elektrownia Bełchatów S.A.(Polonia); Complexul Energetic Turceni (Romania) Vattenfall Europe Generation AG Kraftwerk Jänschwalde (Germania); Drax Power Limited, Drax Power Ltd (Gran Bretagna); Complexul Energetic Rovinari (Romania); PGE Elektrownia Turów S.A. (Polonia); Elektrownia “Kozienice” S.A. (Polonia); RWE Power AG Kraftwerk Niederaußem (Germania); Longannet Power Station (Gran Bretagna); Regia Aautonoma Pentru Activitati Nucleare – Sucursala Romag Termo (Romania); ThyssenKrupp Steel AG Werk Schwelgern (Germania).

L’Italia della de-industrialzzazioe galoppante e della delocalizzazione non è messa bene: l’Ilva di Taranto è 29esima fonte di inquinamento industriale in Europa, ma  il nostro Paese è nella top-five dei maggiori inquinatori industriali preceduta da Germania, Polonia, Gran Bretagna e Francia. Tuttavia, la classifica cambia sensibilmente se i costi dei danni si riferiscono all’impatto sulle economie nazionali: quelli messi peggio sono i Paesi dell’Europa Orientale: Bulgaria, Romania, Estonia e Polonia.

Il rapporto Eaa ha censito 1.329 impianti italiani, e dopo l’Ilva di Taranto il secondo più inquinante è ancora in Puglia: la centrale termoelettrica Federico II di Brindisi Sud (33esima), seguita dalla raffineria di Gela Spa (50esima); dalla raffineria di Augusta della Esso (0esima); dalla Saras raffinerie sarde Spa di Sarroch (92esima); dalla centrale di Vado Ligure a Quiliano (106esima); e dalla centrale elettrica di Fiume Santo a Sassari (108esima). I costi per l’Italia tra il 2008 e il 2012 vanno dai 25,669 i  ai  60,909 miliardi di euro.

Dei 30 singoli impianti più inquinanti dell’Ue, 26 sono centrali elettriche, soprattutto alimentate a carbone e lignite, e operanti principalmente in Germania e in Europa orientale. Il rapporto Eea non valuta se le emissioni di un impianto siano in regola con i propri requisiti previsti dalla legge per operare.

Il direttore esecutivo dell’Eea, Hans Bruyninckx, ha sottolineato che «mentre tutti parlano dei benefici dell’industria e della produzione di energia, questa analisi dimostra che le tecnologie utilizzate da questi impianti impongono costi nascosti per la nostra salute e l’ambiente. L’industria è solo una parte del quadro, è importante riconoscere che anche altri settori, soprattutto il trasporto e l’agricoltura, e quanto contribuiscono alla scarsa qualità dell’aria».

Il 50% dei costi dei danni sono stati causati da solo 147 impianti, l’1% dei 14.325 impianti valutati tra il 2008 e il 2012. Tre quarti del totale dei costi dei danni sono stati causati dalle emissioni di 568 strutture, il 4% del totale. «Questo non significa che la regolamentazione dovrebbe essere applicata solo alle strutture più grandi – fanno notare all’Eea – dato che strutture più piccole possono causare un rilevante inquinamento locale». Nel corso dei 5 anni monitorati dal rapporto, i costi dei danni sono diminuiti, un dato che  riflette la diminuzione delle emissioni dagli impianti industriali: un calo che può essere attribuito sia alle nuove leggi ambientali che alla recessione economica in Europa, che ha causato una minore incidenza delle attività industriali negli anni immediatamente dopo il 2008.