Lo Zimbabwe nega

«Nessun accordo segreto per rifornire di uranio l’Iran»

[12 agosto 2013]

Lo Zimbabwe ha negato di aver firmato un accordo segreto con l’Iran per rifornire di uranio grezzo la Repubblica islamica ed ha emesso un mandato di cattura contro i due giornalisti britannici del Times che avrebbero pubblicato una storia «Falsa, attizzando le inquietudini della comunità internazionale».

Il viceministro delle miniere e dello sviluppo del settore minerario di Harare, Gift Chimanikire, citato tra le fonti dell’articolo, ha detto al quotidiano del regime The Sunday Mail, che «Le informazioni che ho fornito ai giornalisti britannici sono state deliberatamente deformate per danneggiare l’immagine dello Zimbabwe. E’ una storia speculativa e pericolosa. Non abbiamo niente da esportare perché non abbiamo estratto niente dalle nostre miniere. Attualmente il governo non ha ancora concesso delle licenze di sfruttamento minerario, essendo in corso lo sfruttamento della valle dello Zambesi (nord), ricca di risorse».

Secondo The Times un memorandum d’intesa Zimbabwe–Iran era già stato firmato e che l’accordo tra i due paesi è stato raggiunto nel 2012. Un rapporto dell’International atomic energy agency di più di due anni fa dava notizia della visita di una delegazione governativa iraniane nello Zimbabwe per trovare un accordo sull’uranio e che gli iraniani avevano inviato tecnici per valutare i giacimenti.

Già prima delle elezioni che hanno visto la schiacciante vittoria del vetusto dittatore Robert Mugabe erano circolate voci di un accordo definitivo con Teheran che, così come altri Paesi, sarebbe anche interessata  alle grandi risorse minerarie dello Zimbabwe, in particolare a platino, cromo, oro, diamanti e ferro, anche se nessuno sa davvero quanto uranio ci sia nel sottosuolo del Paese africano piegato dalla siccità e dalla miseria che il regime non ha voluto e saputo affrontare.

Intanto il Sunday Mail scrive che la polizia ha lanciato una vera e propria caccia all’uomo per trovare I giornalisti britannici «Perché il loro reportage potrebbe nuocere alle realzioni estere dello Zimbabwe», che sono già pessime.

Lo Zimbabwe, come l’Iran, è oggetto di sanzioni da parte dei Paesi occidentali ed Usa ed Unione europea accusano Mugabe ed il suo partito, La Zimbabwe African National Union – Patriotic Front (Zanu-PfI), di violazioni dei diritti umani e di aver vinto le elezioni tenutesi dal 2002 in poi grazie ed estesi brogli elettorali. Inoltre, il governo dello Zimbabwe sostiene apertamente il programma nucleare dell’Iran.

I timori occidentali si sono acuiti il 7 agosto, dopo l’ennesima vittoria elettorale di Mugabe del 31 luglio che l’ha festeggiata condannando le critiche occidentali e denunciando europei ed americani come «I veri nemici».

Mugabe davanti ai suoi militanti dello Zanu-Pf in delirio ha detto che le elezioni sino state «Un colpo al nemico. Il nemico è colui che sta dietro a Morgan Tsvangirai (l’ex premier e suo sfidante alle elezioni, ndr), sono i britannici ed i loro alleati, sono quelli che abbiamo abbattuti. Chi sono questi stranieri? Mentre tutta l’Africa si complimenta con noi, dicono che queste elezioni non sono state libere. E da dov’è che parlano di noi? Da Londra, da Washington e da Ottawa».

Mugabe ha promesso di continuare con il suo programma di autonomizzazione e indigenizzazione dell’economia e delle risorse, che punta a mettere le risorse agricole e minerarie «In mani nere», che si è spesso tradotto nelle mani degli uomini dello Zanu-Pf.

Una legge del 2007 impone alle imprese straniere di cedere il 51 % delle loro quote a partner locali, in articolare nel settore minerario, una cosa che non sta bene agli occidentali ma che potrebbe aprire le porte a partnership con Paesi come l’Iran, che non nasconde di voler differenziare le sue fonti di approvvigionamento dell’uranio che oggi lo vedono legato a filo doppio con la Russia.