Il “No” al referendum costituzionale di 150 comitati territoriali

«Sui nostri territori decidiamo noi!» Restituire democrazia ai territori

[31 ottobre 2016]

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150 realtà territoriali e movimenti ambientalisti hanno aderito all’appello al voto contrario al referendum lanciato da ASud, Rete della Conoscenza e Coordinamento nazionale No Triv,  in particolare contro il «disegno centralista alla base della revisione del Titolo V e all’introduzione della cosiddetta “clausola di supremazia statale”». All’iniziativa, vista come una continuazione delle mobilitazioni locali sul referendum contro le trivellazioni offshore del 17 aprile, hanno aderito anche iniziative, coalizioni e associazioni di rilievo nazionale come  Isde E-Medici per l’ambiente, No Tav, No Muos, Coalizione campana Stop Biocidio  e reti territoriali di Abruzzo, Sardegna, Veneto, Basilicata, Puglia, Lombardia, ma anche i comitati di Brescia, Taranto, Brindisi e Gela.

Ecco il testo dell’appello:

 

Siamo quello che negli ultimi anni è stato definito il popolo del NO.

Migliaia e migliaia di persone, associazioni, comitati che si oppongono alle grandi opere imposte e impattanti, alla devastazione ambientale, alle discariche inquinanti, alle trivellazioni in mare e in terra, agli inceneritori, allo smaltimento illecito dei rifiuti, ad un modello di sviluppo che devasta i nostri territori, mette a rischio le nostre vite e contribuisce ad arricchire gruppi particolari a scapito della collettività.

La riforma Costituzionale formalizzata dal Governo Renzi, e sostenuta da Confindustria e dalle lobbies finanziarie ed economiche è un attacco diretto alla nostra possibilità di decidere sul futuro delle nostre vite e dei nostri territori. Un ulteriore e definitivo attacco da parte di quello stesso Governo che, in spregio ai valori della democrazia, ha sbeffeggiato con un #ciaone gli oltre 13 milioni di persone che il 17 Aprile scorso hanno votato per un modello energetico libero dal petrolio.

Con l’ennesima Riforma del Titolo V, gli Enti territoriali, che spesso si sono fatti carico delle istanze dei cittadini, contribuendo a migliorare la realizzazione di taluni progetti o evitando, quando ciò fosse manifesto, che il territorio venisse devastato, non avranno più voce in capitolo su materie o politiche cruciali per la sorte delle collettività locali: quali, ad esempio, l’energia, le infrastrutture, il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e, più in generale, ogni altra materia che il Governo dovesse ritenere – se entrerà in vigore la riforma – di lasciar disciplinare al solo Parlamento nazionale, in virtù della c.d. “clausola di supremazia”.

Chi come noi ha lottato per salvaguardare il proprio diritto alla vita e alla salute e perché si affermasse un modello sociale sostenibile sa bene cosa significano queste parole: commissariamenti, sospensioni democratiche, militarizzazione dei territori a tutela dell’interesse del potentato economico, lecito o no, di turno.

Questa volta con forza sentiamo quindi di definirci il Popolo del NO.

Un NO convinto e deciso alla Riforma costituzionale su cui saremo chiamati alle urne il 4 Dicembre.

Un NO al commissariamento del nostro diritto a decidere.

Un NO che non abbiano timore di dichiarare, forti del senso di giustizia insito nelle nostre proposte, orientate a un cambiamento radicale del sistema in chiave democratica e alla costruzione di un modello economico e sociale sostenibile, rispettoso dell’ambiente, dei territori e delle popolazioni che lo abitano.

Nelle mobilitazioni che abbiamo alimentato negli ultimi anni abbiamo imparato una lezione capitale: la democrazia nel nostro Paese va riformata, sì. Ma nel senso che va estesa e restituita alle collettività locali. Non possiamo accettare una costituzionalizzazione della sospensione democratica, da noi avversata con forza in questi ultimi anni, né accogliere la becera logica sottesa a provvedimenti dannosi come lo Sblocca Italia. In altre parole: non possiamo restare impassibili dinanzi all’idea che gli interessi economici e senza scrupolo dei potentati di turno, delle grandi lobbies finanziarie, energetiche e industriali diventino parte della nostra Costituzione.

In queste settimane costruiremo iniziative in tutto il Paese, rilanceremo le ragioni di chi quotidianamente lotta per il diritto all’autodeterminazione del proprio territorio, daremo vita ad una giornata di mobilitazione nazionale, indetta per il 27 novembre.

Il 4 dicembre riempiremo le urne di NO: un No pacifico che è un Sì per una diversa e nuova concezione democratica per il nostro Paese, per una autentica e più moderna riforma dello Stato, che redistribuisca i poteri, che metta al centro del sistema la persona umana e i suoi bisogni, le comunità locali e il loro diritto all’autodeterminazione.