I No Triv scrivono a Renzi: una nuova strategia energetica nazionale senza gas e petrolio

L'Appello del Coordinamento Nazionale contro le trivelle

[7 novembre 2016]

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Il Coordinamento nazionale No Triv ha scritto al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, una lettera – che è anche una petizione, che può essere sottoscritta su Internet – nella quale chiede che il governo recepisca nella nuova Strategia energetica nazionale 2017 alcuni obiettivi e linee di indirizzo.

Le proposte comprendono: «Contributo delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica per il 50% entro il 2025 e per il 60% entro il 2030, ed alla produzione di energia elettrica e termica per il 100% entro il 2050;  Diffusione nelle Isole Minori di sistemi di produzione ed autoconsumo autosufficienti dal punto di vista energetico, con obbligo di raggiungimento di obiettivi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per il 100% al 2030; Taglio delle emissioni di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e del 100% entro il 2050; Miglioramento dell’efficienza energetica rispetto ai valori del 1990 per il 40% al 2030 e per il 100% al 2050; Promozione di un nuovo modello energetico che dia ampio spazio alla generazione distribuita, all’autoproduzione ed all’autoconsumo».

I No Triv chiedono a Renzi anche: «Approvazione di un Piano Straordinario di investimenti per reti di distribuzione, reti chiuse e città “intelligenti”, e per l’incremento dell’efficienza energetica mediante creazione di un Fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e da altri istituti di credito; Definizione di un quadro normativo chiaro ed univoco, che incentivi la produzione di energia da fonti rinnovabili, integrata con sistemi di accumulo;  Recepimento nel Ddl Concorrenza dell’invito rivolto al Governo dall’Antitrust nel luglio 2016 per un intervento “in favore di una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private … e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzate delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione».

Secondo il Coordinamento nazionale No Triv dovrebbe approvare delle misure per rendere trasparente e consentire una reale liberalizzazione del mercato della distribuzione dell’energia elettrica «che vede oggi un solo Gruppo detenere una quota di mercato pari all’85%» e un «Piano per lo Sviluppo di sistemi di accumulo di energia elettrica che preveda contributi sia in conto capitale sia in conto interessi a favore di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni che intendano dotarsi di tali sistemi», così come un nuovo Piano dei Trasporti «che privilegi forme di mobilità sostenibile, consentendo in tal modo alla mobilità elettrica di raggiungere una quota di mercato del 30% al 2025 e del 60% al 2050».

Il governo Renzi dovrebbe introdurre anche il divieto di vendita di nuovi autoveicoli alimentati con combustibili fossili a decorrere dal 2025, riformare e rafforzare i poteri dell’Aeeg.Si e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, conferendo loro uno status di reale autonomia ed indipendenza rispetto alle influenze esercitate dagli oligopoli. Secondo i No Triv bisognerebbe anche prevedere «un sistema di governance che restituisca centralità alla collaborazione ed alla concertazione tra lo Stato, le Regioni ed il sistema delle Autonomie locali» e reintrodurre  nell’ordinamento di un “Piano delle Aree” «con cui lo Stato e le Regioni individuino le aree del territorio nazionale (terraferma e mare) interdette alle attività “petrolifere”», accompagnato da una «Revisione in senso restrittivo della normativa riguardante le attività estrattive sia su terraferma sia offshore, coerente con il raggiungimento dell’obiettivo della completa decarbonizzazione al 2050». Il tutto andrebbe accompagnato e sostenuto dalla «Introduzione della carbon tax e dell’istituto del “dibattito pubblico” – già richiamato a pagina 121 nella Sen -, su più pregnanti forme di partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali e sulla obbligatorietà dell’analisi costi/benefici per tutte le opere pubbliche o di interesse pubblico, nessuna esclusa».

La petizione chiede inoltre di abolire: ogni forma di incentivazione alle Imprese energivore che non abbiano adottato e sperimentato con successo, entro il 2020, nuove tecnologie di processo a bassa intensità energetica e ogni forma di incentivazione, diretta ed indiretta, alla produzione di energia da fonti fossili.

Le altre richieste riguardano una moratoria delle attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi sia su terraferma sia in mare e l’appoggio alla richiesta del Governo francese di indizione di una conferenza dei Paesi del Mediterraneo per una politica comune sulle attività legate all’Oil&Gas e di moratoria delle attività estrattive estesa a tutto il Mediterraneo».

La lista dei punti inviati a Renzi si chiude con l’invito a un «Drastico innalzamento dell’importo delle royalties “petrolifere” ed abolizione di ogni forma di franchigia o di incentivazione alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi» e con l’approvazione di un «Piano Straordinario di riconversione delle imprese Oil&Gas, di un piano di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori in altri settori da compiersi entro il 2050».

I No Triv ricordano che, secondo il rapporto presentato il 28 settembre in Parlamento scorso dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) sull’attuazione degli impegni in materia di sviluppo sostenibile sottoscritti all’Onu nel 2015 dal governo per l’Agenda Globale 2030 «l’Italia versa in una condizione di “non sostenibilità”» ed evidenziano: «Prendiamo atto, con profondo rammarico, del fatto che l’Italia ha dunque mancato l’appuntamento annuale della prima sessione per la verifica degli obiettivi della roadmap al 2030.
Per quanto concerne l’energia, i numerosi e qualificati esperti che hanno partecipato alla redazione del Rapporto, ritengono che la transizione alla decarbonizzazione ed alle fonti rinnovabili stia procedendo troppo lentamente rispetto al raggiungimento degli obiettivi definiti a Parigi nell’ambito della Cop21».

I No Triv  concludono ricordando a Renzi che «Il 2015 ha rappresentato purtroppo l’annus horribilis delle performances ambientali ed energetiche del nostro Paese: Eurostat, infatti, certifica che nel 2015 le emissioni di gas serra sono cresciute del 3,5% rispetto al 2014 mentre Ispra identifica in quello energetico il settore meno performante dal punto di vista del taglio delle emissioni di CO2.  Il 2015 ha segnato anche una grave battuta d’arresto nell’efficientamento del sistema energetico nazionale e nella crescita del contributo delle rinnovabili al mix energetico: l’intensità energetica del Pil è aumentata del 2% rispetto all’anno precedente; le rinnovabili elettriche sono passate negli ultimi tre anni dal 16,7 al 17,3% del Consumo Finale Lordo mente quelle termiche hanno arrancato, perdendo addirittura posizioni nel settore dei trasporti. Eppure nel 2002 ci siamo dotati di una “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” rimasta tuttavia priva di misure attuative malgrado da allora siano trascorsi ben 14 anni!»