Non dimenticare Chernobyl e chi vive ancora nelle zone contaminate (VIDEO)

Il Progetto Rugiada continua ad accogliere i bambini nelle aree non a rischio. Sortir du Nucléaire; un grande incidente nucleare possibile anche in Francia

[26 aprile 2018]

Il mondo ha quasi dimenticato il disastro nucleare di Fukushima Daiichi dell’11 marzo 2011 e la tragedia nucleare avvenuta a Chernobyl – allora ancora Unione Sovietica – avvenuta 32 anni fa rischia di diventare un ricordo remoto. Ma Legambiente ricorda testardamente che «Era infatti il 26 aprile 1986 quando il quarto reattore della centrale nucleare ucraina esplose con conseguenze ancora oggi disastrose. Ancora più di 3 milioni di persone vivono in zone radioattive dove i livelli di contaminazione continuano a essere elevati soprattutto nelle derrate alimentari e un’alimentazione con la presenza di radio nuclidi (cesio 137 e stronzio 90) provoca  patologie tumorali soprattutto nei bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. Ad oggi è stato realizzato un nuovo sarcofago a forma di arco che ricopre il reattore esploso per evitare un’ulteriore diffusione dell’altissima reattività presente al suo interno».

Angelo Gentili responsabile di Legambiente solidarietà, sottolinea che «Quella di Chernobyl è la più grave sciagura del nucleare civile mai esistita Le conseguenze sono ancora oggi evidenti in Ucraina e in  Bielorussia in particolare (il Paese colpito dal 70% del fallout radioattivo) dove oltre 1.140.000 persone, di cui 216.000 solo bambini continuano a vivere nelle zone contaminate e ad altissimo rischio. Dobbiamo considerare anche loro tra le vittime del disastro nucleare di 32 anni fa, perché vivendo in condizioni di estrema povertà sono costrette a nutrirsi con i prodotti della loro terra ormai contaminata e condannati quindi a innumerevoli malattie. In primo luogo assistiamo ad un forte abbassamento delle difese immunitarie e alla diffusione tumori, leucemie e altre patologie. Soprattutto i bambini sono infatti le vittime innocenti della catastrofe nucleare ed è per questo che Legambiente continua a occuparsi dell’infanzia nelle zone colpite dalle radiazioni nucleari. Chiediamo pertanto alla Comunità internazionale di non dimenticare la situazione ancora difficile per tantissime famiglie che vivono nelle regioni maggiormente coinvolte. Abbiamo il dovere di occuparci delle popolazioni colpite dal disastro partendo proprio dai bambini, che sono i soggetti più vulnerabili».

Tra chi non dimentica c’è anche la coalizione No.Nuke francese Résau Sortir du Nucléaire che ricorda che gran parte delle sostanza emesse in quel tragico 26 aprile a Chernobyl resteranno radioattive per secoli: «Dato che si infiltreranno progressivamente nel suolo, continueranno a contaminare i prodotti agricoli per decenni  perché resteranno mobilitabili dalle radici delle piante. Inoltre, le sostanze assorbite dalle popolazioni durante il passaggio della nube [radioattiva] hanno moltiplicato la frequenza di alcune malattie. Lungi dall’essere risparmiate, le generazioni nate dopo il 1986 sono sempre più colpite, attestando il carattere ereditario e degenerativo di alcune patologie. Così come ha dimostrato la pediatra Galina Bandazhevskaïa, le malformazioni cardiache congenite nei bambini della regione di Minsk sono adesso da 10 a 20 volte superiori alla norma. E’ più che mai urgente che siano pubblicati e diffusi ampiamente gli studi sanitari che rendono conto delle conseguenze di questa catastrofe».

Anche per questo Legambiente continua a impegnarsi con il Progetto rugiada contribuendo all’ospitalità ogni anno in una zona non contaminata della Bielorussia di oltre 100 bambini provenienti dalle aree più a rischio con un periodo di soggiorno con alimentazione pulita e controlli medico sanitari. L’ospitalità viene realizzata all’interno del centro speranza dove i piccoli ospiti soggiornano in una struttura ecosostenibile dal punto di vista energetico e che offre loro una particolare assistenza medica per individuare eventuali patologie latenti. Un modo concreto per stare vicini alle popolazioni che hanno subito le conseguenze dell’incidente nucleare del 26 aprile 1986.

Ma se l’Italia è uscita dal nucleare grazie a due provvidenziali referendum, la Francia ci è dentro ancora in pieno e con grandi problemi economici e Résau Sortir du Nucléaire lancia l’ennesimo allarme:«In occasione di questo triste anniversario, ricordiamo che la Francia non è al riparo di un grande incidente simile con conseguenze devastanti (come ha ammesso la stessa Autorité de sûreté nucléaire). Tra invecchiamento degli impianti, scoperte di migliaia di anomalie e manutenzione difettosa in molti siti, si prepara un cocktail esplosivo. Durante tutto questo tempo, il governo ha fatto lo struzzo e ha votato degli scenari energetici che lascerebbero funzionare numerosi reattori per più di 50 e forse 60 anni. Quanto all’Autorité de sûreté nucléaire, sembra aver attuato lo stratagemma di dare il via libera a delle attrezzature difettose (copertura dell’EPR, generatore di vapore di Fessenheim…), in barba alle più elementari regole di sicurezza. E che dire della fuga in avanti che consiste nel continuare a produrre delle scorie impossibili da gestire?»

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