Nucleare, Amano: l’Iran rispetta gli impegni. Cina e Russia con Teheran

I Pasdaran: se Trump ci mette nella lista nera, considereremo le truppe Usa come i terroristi del Daesh

[9 ottobre 2017]

Intervenendo oggi alla XX Conferenza Edoardo Amaldi a Roma, dedicata alla cooperazione internazionale per la sicurezza e la non proliferazione nucleare, .il direttore dell’International atomic energy agency (Iaea),  Yukiya Amano, ha detto: «Posso affermare che gli impegni presi dall’Iran relativamente al nucleare sotto il Jcpoa (Piano d’azione congiunto globale, ndr) vengono rispettati». Rispondendo neanche troppo indirettamente al presidente statunitense Donald Trump che si appresta ad uscire dall’accordo G5+1 (Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Iran) sul nuclere iraniano, Amano ha ricordato che «L’Iran è ora soggetto al regime di verifica più rigoroso del mondo. I nostri ispettori hanno accesso ampio ai siti e abbiamo molte informazioni sul programma nucleare iraniano. Questo programma è ora più snello di quanto non fosse prima dell’accordo per ridurre il programma nucleare iraniano in cambio di una progressiva revoca delle sanzioni internazionali».

I media statunitensi, riferendo fonti interne di alto livello dell’Amministrazione Usa, hanno rivelato che Trump potrebbe rifiutarsi di certificare al Congresso che Teheran applica il Jcpoa  firmato 14 luglio  2015 a Vienna.

Secondo il Washington Post, una tale decisione potrebbe essere la prima tappa per arrivare alla ripresa delle sanzioni contro l’Iran.

Il portavoce del ministero degli esteri delle Repubblica islamica dell’Iran, Bahram Qassemi, risponde alle nuove minacce di Trump: «Il programma missilistico iraniano è in linea con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2231 del 2015. La risoluzione 2231 stabilisce un accordo fra l’Iran e altre sei potenze (l’accordo è sotto garanzia Ue, ndr), assicurando la revoca delle sanzioni in cambio della riduzione dello sviluppo di attività nucleari.  I nostri test sono in linea con la convenzionale dottrina di difesa e in questo campo non accetteremo nessuna interferenza straniera».

Ieri, tanto per tener bass la tensione,  il generale Mohammed Ali Jafari, comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, meglio conosciuti come psdaran, avev reagito alle nuove minacce di sanzioni di Trump: «Sarebbe una follia inserire i Pasdaran nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, ma se gli americani commettono questo stupido errore, allora noi considereremo le truppe Usa come i terroristi del Daesh. Nel caso in cui Washington dovesse approvare nuove sanzioni all’Iran, gli americani dovrebbero spostare le loro basi regionali fino a 2.000 chilometri di distanza dai confini iraniani, fuori del raggio di azione dei nostri missili. Se gli Stati Uniti considereranno le Guardie della Rivoluzione Islamica come un gruppo terroristico i Pasdaran faranno lo stesso con le truppe americane».

Oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto i giornalisti russi che «L’uscita degli Us dall’accordo globale sul nucleare iraniano comporterà delle conseguenze negative. Il presidente Putin ha a più riprese rilevato l’importanza dell’accordo sul dossier nucleare iraniano. Senza alcun dubbio, l’uscita di un Paese chiave quale gli Usa dall’accordo  avrà delle conseguenze negative».

Anche la portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, è molto preoccupata: «La Cina spera che l’accordo sul dossier nucleare iraniano sarà mantenuto nonostante le critiche ftte dal presidente americano Donald Trump. L’accordo in questione ha svolto un ruolo positivo e importante nella non-proliferazione e nella protezione della pace e della stabilità nel Medio Oriente. Noi speriamo che l’accordo globale sul nucleare iraniano continuerà a essere messo in opera in completa buona fede».

Intanto Trump se la prende nuovamente con la Corea del nord e con le amministrazioni Usa che lo hanno preceduto, oggi ha scritto su Twitter: «Il nostro Paese ha trattato senza successo con la Corea del Nord per 25 anni, dando miliardi di dollari in cambio di nulla. La politica non ha funzionato».