Nucleare, in Francia manifestazione contro l’Epr di Flamanville e il restyling delle vecchie centrali

Il gigantesco bidone nucleare che Sarkozy aveva rifilato a Berlusconi

[30 settembre 2016]

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L’European pressurized reactor (Eppr) è un prototipo di centrale nucleare sviluppato dal gigante atomico francese Areva che dovrebbe essere il più potente sicuro, ma secondo le associazioni antinucleari è in realtà soprattutto più caro e più pericoloso e complesso da costruire.  Per questo i no-nuke europei si sono dati appuntamento l’1 e 2 ottobre a Siouville, vicino a Flamanville, in Francia, per un Grand rassemblement organizzato dal Collectif AntiNucléaire Ouest e dalla  Fédération antinucléaire de Bretagne per chiedere la «Chiusura del nucleare, energia di distruzione di massa».

Le associazioni che hanno convocato la manifestazione di fronte all’Epr in costruzione in Francia ricordano che «Nel 2015, 3⁄4 dei reattori nucleari francesi hanno oltrepassato il loro limite di età. Il rischio di catastrofe è quindi imminente. Come a Fukushima e a Chernobyl ci saranno migliaia di km2 inabitabili, centinaia di migliaia di persone sfollate, centinaia di miliardi di euro volatilizzati.. Per impedire ogni contestazione, lo Stato crminalizza i militanti e accentua la sua politica totalitari (loi sur le renseignement)».

I no-nuke chiedono che i 60 miliardi 60 di euro previsti per il restyling dei vecchi reattori vengano spesi nelle energie alternative come il solare, l’eolico, le biomasse e l’idroelettrico, ma soprattutto dicono che «Nuovo o vecchio, un reattore nucleare è pericoloso. Il combustibile del nuovo reattore Epr deve essere introdotto a  Flamanville prima dell’aprile 2017. Costituisce una reale minaccia con i suoi numerosi malfunzionamenti  il più grave dei quali è quello del contenimento. Il suo prezzo iniziale è triplicato per superare i 10 miliardi di euro».

Quindi la manifestazione dell’1 e 2 ottobre è contro l’Epr è il  Grand Rafistolage dei vecchi reattori, visto che proprio a Flamanville saranno “ringiovaniti” due vecchi reattori. Sarà una giornata di festa, con concerti, fanfare e animazioni, ma non per questo gli organizzatori rinunciano a denunciare «L’esplosione dei tempi e di costi». Infatti, nel 2003, quando l’Epr era ancora un progetto, Areva diceva che sarebbe costato 3 miliardi di euro e il direttore della divisione ingegneria nucleare di Edf, Bernard Salha, dichiarava: «Non c’è il minimo rischio di superamento del budget perché tutti i grandi contratti sono già stati finalizzati». Quello che è successo negli anni successivi ha rivelato che era una enorme bugia.

Ancora nel gennaio 2008 Edf assicurava che i reattore Epr avrebbe permesso «un kWh competitivo della tranche testa di serie», cioè di Flamanville. Ma nel dicembre 2012 Bertrand Barré, consigliere scientifico di Areva, stimava che l’Epr avrebbe avuto «un costo del KWh competitivo per una serie di reattori» ed Hervé Machenaud, un alto dirigente di Edf eludeva la questione della competitività: «Voler misurare la redditività della produzione di un reattore testa di serie non ha senso». Eppure sono proprio questi i 7 reattori nucleari che Silvio Berlusconi voleva comprare da Nicolas Sarkozy quando tentò sciaguratamente di avviare un rinascimento nucleare in Italia che ha fortunatamente trovato sulla sua strada il referendum antinucleare del 2011 e gli italiani farebbero bene a non smettere mai di ringraziare chi lo propose e chi lo portò alla vittoria, perché oggi ci troveremmo di fronte a un disastro economico e tecnico di dimensioni gigantesche.

Infatti Flamanville non sarà mai la “testa di serie” annunciata, cioè il prototipo della nuova generazione di reattori destinata a rimpiazzar progressivamente il parco nucleare francese ed europeo.

Lo stesso direttore dell’Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire (Irsn), Jacques Repussard, nel 2014 dichiarava: «Se la Francia ha deciso di acquistare un nuovo parco di reattori ad acqua leggera, sarebbe sbagliato duplicare semplicemente l’Epr di Flamanville, il cui progetto, lo ricordo, rimonta a più di 20 anni fa».  E lo stesso anno perfino Machenaud ammetteva che l’Epr di Flamanville «Non è rappresentativo di una filiera Epr industrialmente matura che potrebbe essere sviluppata in seguito». Insomma, Sarkozy, che potrebbe ridiventare presidente della Francia, aveva rifilato a Berlusconi un bidone tremendo e forse anche per questo se la ridacchiava con Angela Merkel nella famosa conferenza stampa che fece tanto arrabbiare il Cavaliere

Ora Edf è davvero nei guai: è indebitata per 37 miliardi di euro e deve far fronte a una impressionante mole di investimenti, al minimo 100 miliardi,  per rattoppare i sui 58 reattori invecchiati che vuole per forza continuare a far funzionare fregandosene del pericolo. Secondo Réseau Sortir du Nucléaire, «La compagnia elettrica non potrà mai trovare i fondi necessari per finanziare la costruzione di una serie di Epr. E’ che le banche non fanno la fila allo sportello per finanziare colpi di miliardi dei progetti nucleari a forte rischio. Se mai un giorno l’Epr di Flamanville venisse un giorno terminato, la sua costruzione avrebbe un costo minimo di 11 miliardi di euro, più di 3 volte il costo annunciato 10 anni fa. Qualsiasi prospettiva di redditività  di questo reattore si rivela come pura fantascienza».