Nucleare, se gli Usa non onoreranno gli impegni, l’Iran riconsidererà la sua cooperazione con l’Iaea

Presto un incontro Ue – Iran. D'Alema a Teheran a colloquio col ministro degli esteri

[9 gennaio 2018]

Secondo quanto riporta l’Iran Daily, il direttore dell’agenzia nucleare iraniana ha annunciato che, se gli Stati Uniti non onoreranno gli impegni presi con l’accordo sul nucleare del 2015,  «L’Iran potrebbe riconsiderare la sua cooperazione con l’International atomic Energy agency (Iaea)«, l’agenzia Onu che sorveglia l’attuazione dell’intesa firmato da Iran e G 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) e dall’Unione europea.

Ieri sera il viceministro degli esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha sottolineato che «Washington aveva già tentato di distruggere l’accordo sul nucleare l’anno scorso e potrebbe riuscirci davvero nei prossimi giorni. Se il governo americano decide di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, la comunità internazionale e la nostra regione saranno le grandi perdenti, perché finirà un’esperienza internazionale di successo».

Il 13 ottobre 2017 il presidente Usa Donald Trump – spalleggiato dal governo israeliano e dalla monarchia assoluta saudita e sostenuto dal Partito Repubblicano –   aveva annunciato la decisione di non voler rinnovare la certificazione accordata all’Iran di rispettare i termini dell’accordo nucleare con il G5+1. Una decisione che non ha comportato l’uscita formale degli Usa da quell’accordo ma che ha aperto un periodo di esame di 60 giorni durante il quale il Congresso Usa dovrà decidere se vuole o no imporre ulteriori sanzioni alla Repubblica Islamica dell’Iran, il che porterebbe a violare gli impegni presi dagli Stati Uniti al tempo di Barack Obama nel quadro dell’accordo nucleare con l’Iran.

Però, negli ultimi due mesi il Congresso Usa non ha presentato nessuna risoluzione per imporre nuovamente le sanzioni all’Iran e con le ultime elezion i la maggioranza repubblicana al Senato si è ulteriormente ridotta. In assenza di decisioni da parte del congresso, la palla passa a Trump, sempre più in difficoltà sul fronte interno, che a metà gennaio dovrebbe decidere se imporre le sanzioni all’Iran e che il governo iraniano accusa di essere il mandante delle recenti sommosse per il carovita durante le quali ci sono state numerose vittime.

Intanto il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha annunciato che nei prossimi giorni si recherà a Bruxelles per incontrarsi con l’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, Federica Mogherini, e  i ministri degli esteri  Regno Unito, Francia e Germania.

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Bahram Qasemi, ha spiegato che «Il viaggio del ministro Zarif mira ad affrontare l’accordo sul nucleare iraniano e si svolgerà su invito di Mogherini».  A sollecitare un incontro con gli iraniani era stato il 7 gennaio il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel,  che aveva anche annunciato in un’intervista alla Zdf che «L’Ue ha deciso di invitare a breve il capo della diplomazia iraniana Zarif a Bruxelles per discutere delle recenti proteste nel Paese. Abbiamo accettato di invitare il ministro degli esteri iraniano, se possibile la prossima settimana».

l’agenzia ufficiale iraniana Irna conferma che «Il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif ha dichiarato che i rappresentanti di Teheran e di tre Paesi della Ue intendono condurre una riunione consultiva riguardo l’accordo sul programma nucleare dell’Ira» e Zarif ha detto che l’incontro sarà dedicato alla «politica distruttiva degli Stati Uniti verso il piano d’azione globale dell’accordo», Secondo il ministro degli esteri di Teheran, «I rappresentanti di tre Paesi europei — Gran Bretagna, Francia e Germania — dovrebbero prendere parte all’incontro sull’accordo sull’atomo iraniano». Ma l’agenzia Mehr sottolinea che Zarif ha smentito il ministro degli esteri tedesco  e «le notizie secondo cui nell’incontro si sarebbero discusse le proteste antigovernative scoppiate in Iran alla fine dello scorso anno».

Intanto in Iran è in corso la Teheran Security Conference 2018, che ha per tema  “Sicurezza regionale nell’Asia occidentale: sfide e tendenze emergenti ” e alla quale partecipano più di 200 esperti e analisti  politici da oltre 49 Paesi asiatici ed europei, tra i quali c’è anche l’ex premier e ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema. Pars Today evidenzia che «ll ruolo che l’Iran ed altri  Paesi regionali ed extra-regionali svolgono per mantenere la  sicurezza dell’Asia occidentale è uno dei temi caldi che sarà discusso all’evento».

Alla conferenza intervengono anche il ministro dell’Interno iraniano Abdolreza Rahmani Fazli e quello della difesa generale Amir Hatami e Zarif . Proprio il ministro degli esteri iraniano ha incontrato ieri sera a D’Alema, che ha ribadito l’importanza dell’accordo nucleare con Teheran auspicando lo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali; Zarif dal canto suo, ha voluto sottolineare l’importanza che puo’ avere l’Europa nella salvaguardia del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) sottoscritto dal G5+1, dall’Iran e dall’Ue e che ora Trump vorrebbe rottamare.

Visto anche il rilievo avuto sulla stampa iraniana, è  abbastanza chiaro che Teheran considera il colloquio tra Zarif e D’Alema (ex esponente di punta dell’Internazionale socialista) come uno dei passi preparatori per i prossimi incontri con gli europei che – data per scontata l’alleanza di ferro con Russia e Cina – l’Iran sembra considerare gli unici in grado di far ragionare Trump o di rendere inefficace il nuovo annunciato embargo con una maggiore collaborazione economica Ue – Iran. E l’Italia, che con l’Iran faceva e fa grandi affari, ha tutto l’interesse a fare in modo che nel Golfo Persico/Arabo la situazione non precipiti.