Nucleare: il clamoroso fiasco dell’EPR di Flamanville. Costerà 3 volte di più, 6 anni di ritardo

Irresponsabile legare la chiusura della vecchissima Fessenheim all’entrata in servizio di Flamanville

[3 settembre 2015]

nucleare off

L’amministratore delegato di EDF, Jean-Bernard Lévy, ha annunciato un nuovo rapporto sull’entrata in funzione dell’EPR (European Pressurized Reactor o Evolutionary Power Reactor)  di  Flamanville, nella Manche, ed  una rivalutazione del suo costi finale.  Quello che dovrebbe essere il primo reattore nucleare francese di terza generazione da 1.650 megawatts, alla fine dovrebbe costare 10,5 miliardi di euro, più di 3 volte dei 3 miliardi di euro previsti all’inizio e potrebbe entrare in funzione solo nel 2018, con 6 anni di ritardo rispetto al progetto iniziale.

Il gigantesco cantiere dell’EPR è stato funestato da incidenti e ritardi sin dal suo avvio nel 2007 e i costi sono cresciuti insieme alle difficoltà, ma, come sottolinea oggi Le Monde «E’ la prima volta che un amministratore delegato di ADF si impegna personalmente su una data precisa ed un costo finale basandosi su un piano di “ottimizzazione e pilotaggio”».

Appena è stato nominato Lévy aveva annunciato il rapido avvio di un audit completo per identificare le cause dei ritardi e dei sovra-costi e proporre le soluzioni che il governo francese gli ha richiesto: migliorare la gestione del cantiere, ottimizzare costi e tempi. Lévy ha seguito personalmente il dossier EPR  ma poi ha detto che «Solo la gestione industriale del cantiere permetterà di mantenere gli impegni presi».

Di fronte a questi nuovi dati e difficoltà, Réseau “Sortir du nucléaire“, la coalizione  delle associazioni anti-nucleari francesi, chiede la chiusura del cantiere EPR e dice che «E’ irresponsabile e disonesto» legare la chiusura della vecchissima centrale nucleare di Fessenheim all’entrata in servizio di Flamanville.

«EDF annuncia di aver ottimizzato il cantiere per permettere l’avvio del reattore nel quarto trimestre del 2018, Jean-Bernard Lévy evoca una  “totale fiducia nella sua riuscita”» sottolineano i no-nuke che chiedono: «A nome di chi EDF può permettersi di essere così assertiva, quando la stessa Autorité de sûreté nucléaire non si è ancora pronunciata sui gravi difetti che affliggono il contenimento dell’EPR e che non è escluso  che non sia né riparabile né rimpiazzabile? Viste le molteplici peripezie del cantiere, è davvero presuntuoso affermare che questi difetti – che costituiscono d’altronde solo una parte delle s disfunzioni – saranno corretti. EDF contra quindi di sottovalutarli, a detrimento della sicurezza,  per permettere un’entrata in servizio ad ogni costo?»

La triplicazione dei costi dell’EPR conferma ancora una volt ache quello del nucleare economico è un mito  e “Sortir du nucléaire“, sottolinea: «Mentre le alternative energetiche mancano di finanziamenti, è inaccettabile che i francesi continuino a pagare a lungo per il disastri industriale dell’’EPR» e gli antinucleari aggiungono che il prolungamento dei tempi di costruzione viola il decreto autorizzativo dell’EPR e che piuttosto che accettare una messa in servizio fuori tempo, il governo «Dovrebbe mettere fine a questo cantiere calamitoso», come previsto dall’articolo L 593-13 del Code de l’Environnement.

Réseau “Sortir du nucléaire“ «denuncia con forza ogni tentativo di condizionare la chiusura di Fessenheim alla messa in servizio dell’EPR» e ricorda che i 63,2 GW indicati dalla loi de transition énergétique costitiscono un limite e non l’obiettivo da raggiungere: «Fessenheim può essere fermato del tutto indipendentemente dall’entrata in servizio di Flamanville. E’ quindi irresponsabile e disonesto prendere a pretesto il ritardo di una per ritardare la chiusura dell’altra».

Anche perché, come hanno ricordato “Sortir du nucléaire“ e diverse associazioni dell’Alsazia a luglio in una lettera inviata al presidente francese François Hollande, ci sono urgenti ragioni di sicurezza per chiudere immediatamente Fessenheim, la centrale più vecchia in esercizio e che sorge in una zona sismca vicina al  grand canal d’Alsace.

Réseau “Sortir du nucléaire“ conclude: «La prosecuzione del cantiere dell’EPR e la violontà di prolungare ad ogni costo il funzionamento di Fessenheim provengono dalla stessa follia, pericolosa rispetto alla sicurezza e costosa per i francesi. E’ urgente trarre le lezioni che si impongono e di farla finita con un’industria senza futuro!»