Nucleare, in Giappone crescono i contrari: anche il ministro dell’Ambiente e l’ex premier

[4 ottobre 2013]

Il 2 ottobre sia il ministro dell’Ambiente del Giappone, Nobuteru Ishihara, che l’ex popolarissimo premier liberaldemocratico Junichiro Koizumi (nella foto) si sono espressi contro l’energia nucleare. Ishihara ha ufficialmente rotto il fronte filo-nucleare del governo di centro-destra dicendo che l’obiettivo del Giappone di ridurre le emissioni di gas serra dovrebbe basarsi su uno scenario di uscita dal nucleare.

A gennaio lo stesso Ishihara aveva detto che il Giappone nel suo nuovo obiettivo per le emissioni di CO2 prevedeva anche una quota di energia nucleare dovrebbe e che il governo entro novembre darà nuove indicazioni, dopo aver esaminato l’obiettivo del precedente governo di centro-sinistra che prevedeva un taglio del 25% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.

Il ministro, secondo l’agenzia Kyodo, dopo una riunione con altri 4 ministri, ha sottolineato che «Le discussioni sulle emissioni dovrebbero tener conto che il Giappone resterà senza reattori nucleari» e la riunione serviva proprio a discutere del nuovo obiettivo di produzione di energia nucleare nel mix energetico del Giappone.

Che il Giappone possa fare a meno di quello che era ritenuto “l’insostituibile” nucleare lo stanno dimostrando i fatti: il Paese da settembre non ha più nessun reattore nucleare operativo e tutte le centrali sono ferme per controlli o manutenzione, come dopo la tragedia nucleare di Fukushima Daiichi dell’11 marzo 2011 e fino al  luglio 2012.

Intanto Koizuma, che durante i suoi governi non si era certo messo conto la potente lobby nuclearista amica dei liberaldemocratici, è andato nella tana del lupo, davanti ad un pubblico di business executives pro-nucleari, a dire che il Giappone «Dovrebbe liberarsi dei suoi impianti atomici e passare a fonti di energia rinnovabili come l’energia solare» ed ha ricordato ai suoi allibiti ascoltatori che «Non c’è nulla di più costoso dell’energia nucleare. Il Giappone dovrebbe arrivare a zero impianti nucleari e proporsi come di diventare una società più sostenibile».

Il movimento antinucleare giapponese cresce e prende strade inaspettate, mentre quasi 83.000 sfollati nucleari evacuati dalle zone più colpite non hanno ancora una casa dove tornare ed il governo deve ammettere che a Fukushima Daiichi è un disastro, che la Tepco sembra incapace di gestire la “liquidazione” del cadavere nucleare della centrale e che le bonifiche nelle città delle prefetture più colpite dal fallout nucleare vanno a rilento.

Koizumi si e espresso contro il nucleare nello stesso giorno in cui suo figlio e successore politico, Shinjiro Koizumi, 32 anni, è stato nominato sovrintendere per il  recupero del Giappone nord-orientale dal triplo disastro (terremoto, tsunami e nucleare). La cosa preoccupa molto i liberaldemocratici perché Junichiro Koizumi, quando ha governato il Giappone dal 2001 al 2006, ha dimostrato una straordinaria capacità di leggere la voglia di cambiamento dell’opinione pubblica giapponese.

Da circa un mese Nell’ultimo mese Koizumi aveva cominciato a far trapelare sui media che aveva cambiato opinione sul nucleare, ma nessuno pensava che avrebbe dichiarato con tanta determinazione il suo no all’energia atomica davanti a 2.500 persone, in una delle sue prime dichiarazioni pubbliche dopo il suo ritiro dalla politica.

Non è chiaro se questo contribuirà a rilanciare un movimento antinucleare trasversale che solo un anno fa era sulla cresta dell’onda, ma l’ex premier intercetta la voglia, testimoniata da sondaggi, di più della metà del popolo giapponese di chiudere le centrali nucleari, anche se a protestare nelle piazze dopo la vittoria del centro-destra sono rimasti i no-nuke puri e duri. L’opposizione al nucleare, pur maggioritaria, non è riuscita diventare tema elettorale e nel dicembre 2012 molti convinti antinucleari alla fine hanno votato per il Partito Liberal Democratico pro-nucleare, consegnandogli una schiacciane vittoria.

Il liberaldemocratico Koizumi il 2 ottobre ha ricordato al suo Partito che il sentimento antinucleare rimane una forza politica potenzialmente potente sotto la superficie apparentemente placida del Giappone ed ha invitato i liberaldemocratici e l’attuale primo ministro, Shinzo Abe, ex allievo e protetto di Koizumi, a sfruttare questo sentimento per motivare il Giappone a superare il disastro di Fukushima.

«Se il Partito liberaldemocratico adottare una politica di No Nukes, il morale dell’opinione pubblica salirebbe in un istante – ha detto Koizumi – I giapponesi sono maestri nel trasformare un problema in una nuova chance».