Nucleare in Sudafrica? Meglio di no. Non è più competitivo con rinnovabili, gas e carbone

[17 settembre 2014]

Riferendosi al contestato nucleare sudafricano, che rappresenta il 5% della produzione energetica del Paese, Tom Harris, analista energia e ambiente di Frost & Sullivan Africa, dice che «sebbene sia innegabile la necessità di costruire una ulteriore capacità di generazione di carico di base per affrontare i problemi di sicurezza energetica del Paese, non si può fare a meno di sollevare la questione: perché si continua a porre un’attenzione così forte sul nucleare, nonostante molti analisti del settore energia abbiano una visione discordante?»

Secondo il recente aggiornamento dell’Integrated Resource Plan (Irp), «Per un costo capitale overnight superiore a 6.500 dollari per kilowatt (kW), non sarà creata alcuna nuova capacità nucleare; la capacità, invece, sarà prodotta grazie all’energia solare concentrata (Csp), turbine eoliche e turbine a gas a ciclo combinato (Ccgt). Ciò è fondamentale, poiché i contratti nucleari più recenti in Europa suggeriscono che la realizzazione di uno scenario di costi così favorevole sarà improbabile, con un costo di capitale superiore a 7.000 dollari per kW».

Harris spiega che «Per quanto riguarda i tempi di implementazione, ci sono ancora poche prove per sostenere la validità della capacità di generazione nucleare. Il nucleare ha tempi di costruzione estremamente lunghi e la costruzione è spesso soggetta a lunghi ritardi. Si sono verificati ritardi pluriennali anche nei paesi sviluppati con forti capacità gestionali, come ad esempio in Francia» e l’analista energetico e ambientale si chiede: «Alla luce dei costosi ritardi riscontrati nell’implementazione di Medupi e Kusile, il Sudafrica può davvero permettersi di contare sul fatto che un programma nucleare non andrà incontro a problemi simili a quelli affrontati dalle recenti costruzioni nucleari in Europa?»

La risposta sembra venire dallo stesso World Nuclear Industry Status Report che fa il punto sull’industria nucleare mondiale: «Le agenzie di rating considerano rischiosi gli investimenti nel nucleare» anche perché  il 67% delle utilities nucleari valutate tra il 2008 e il 2013 sono state declassate. «Pertanto – continua Harris –  non si può fare a meno di chiedersi se sia Eskom che il Sudafrica subiranno ulteriori declassamenti del credito, o se sarà implementato un programma di aumento della capacità nucleare guidato da Eskom. Tali declassamenti aumenterebbero ulteriormente i costi di servizio del debito di Eskom e scoraggerebbero gli investimenti nell’economia del Sud Africa già in difficoltà, avendo già sofferto un primo trimestre di contrazione nel 2014».

In Sudafrica la domanda che circola sempre insistentemente è  «Esistono altre tecnologie meno rischiose e con  costi competitivi che possono essere messe in produzione in un tempo nettamente inferiore rispetto al nucleare, principalmente  energie rinnovabili e gas?»  L’analista di  Frost & Sullivan Africa  fa notare che «Già oggi, la capacità di stoccaggio dell’energia solare concentrata (Csp) neutralizza in qualche modo l’argomento secondo cui le energie rinnovabili non sono in grado di garantire il carico di base. Anche le tecnologie solari potrebbero essere combinate con altre fonti rinnovabili, come eolico, biogas e piccolo idroelettrico, per creare diversi portafogli di soluzioni rinnovabili che potrebbero contribuire al raggiungimento dei requisiti relativi al carico di base».

Ma se le  fonti rinnovabili offrono soluzioni energetiche pulite ed attraenti, il nucleare in Sudafrica  ha grossi  concorrenti nell’inquinante carbone e nel gas che potrebbe portare ad un boom della contestata tecnica del fracking. «Con l’espansione della fornitura di gas naturale – sottolinea ancora Harris –  l’economia globale ha assistito a un calo dei prezzi del gas e ad un aumento della convenienza dell’energia termica prodotta da gas. La possibilità del Sudafrica di accedere al potenziale di questa energia richiederà infrastrutture facilitanti; di conseguenza, il Sud Africa ha atteso avidamente il rilascio del piano Gas Utilisation Master Plan (Gump) del Dipartimento dell’Energia, che determinerà l’evoluzione del settore. Questo sarà di vitale importanza per la pianificazione della capacità energetica, poiché il potenziale di Big Gas” potrebbe ridurre la necessità di appoggiarsi al nucleare. Finché nel paese sarà disponibile una grande quantità di carbone a buon mercato, anche le centrali elettriche a carbone potrebbero rappresentare una soluzione più economica e più praticabile rispetto al nucleare per affrontare il fabbisogno di base. Tuttavia, gli esecutori del progetto dovranno imparare dagli errori costosi di Medupi e Kusile, e l’opzione migliore potrebbe essere quella di prendere in considerazione una strategia build-operate-transfer (Bot) per tali progetti futuri, piuttosto che permettere che sia nuovamente Eskom a facilitare la costruzione».

Il  Dipartimento dell’Energia sudafricano sembra puntare a superare il monopolio della Eskom, allineandosi con la tendenza globale verso la privatizzazione del settore energetico e favorendo con l’Independent Power Producer Procurement Programme  numerosi programmi per l’approvvigionamento di energia da produttori indipendenti. Ma la grana del nucleare di Eskom resta  e lo stesso  World Nuclear Industry Status Report indica che, in un mercato dell’elettricità veramente competitivo, i reattori nucleari di tutto il mondo si troveranno a dover lottare per sopravvivere, infatti evidenzia che: «Tutti gli impianti nucleari la cui costruzione sia iniziata nell’ultimo decennio sono in sistemi di monopolio, solitamente di proprietà dello Stato, o protetti da un patto per l’acquisto di energia a lungo termine», quindi anche un programma nucleare sudafricano dovrebbe essere un progetto sostenuto dallo Stato, cosa che potrebbe rallentare la transizione verso un settore energetico competitivo e privatizzato.

Harris sottolinea che «L’aggiornamento più recente dell’Irp  sostiene saggiamente che “l’impegno ad effettuare investimenti su larga scala e a lungo raggio dovrebbe essere evitato” al fine di garantire “decisioni meno suscettibili di rammarico”. Indipendentemente dalla propria posizione sul tema dell’energia nucleare, l’apparente divario tra le recenti dichiarazioni del governo e l’Irp porta a chiedersi: che cosa sta realmente accadendo in Sud Africa relativamente allo sviluppo della politica energetica, e in che modo vengono effettivamente prese le decisioni importanti che riguardano l’evoluzione del panorama energetico?»

La conclusione dell’esperto è che «Se il governo ha veramente deciso che la capacità prodotta grazie al nucleare è la migliore alternativa per rispondere alla domanda di base di energia elettrica in Sud Africa, i decisori politici farebbero bene ad assicurarsi di poter comunicare chiaramente i fattori che hanno portato a questa conclusione. Ciò dovrebbe comprendere l’identificazione dei parametri chiave e delle variabili considerate, evidenziando le prestazioni del nucleare rispetto a gas, carbone e alternative rinnovabili, insieme alle supposizioni fatte relativamente a tali confronti. Sebbene diversi operatori del settore abbiano ancora opinioni contrastanti, questa trasparenza contribuirebbe notevolmente a migliorare il parere degli investitori. Incoraggerebbe il settore, mostrando che il governo sta seguendo un processo di definizione delle policy più coerente, logico e considerato, piuttosto che guidato da capricci, mode e fantasie di particolari individui».

Ma trasparenza e nucleare non vanno d’accordo e il Sudafrica, dove i politici capricciosi non mancano, farebbe bene a pensare al suo futuro sostenibile, invece che ai sogni di potenza nucleare che ricordano tanto il regime razzista dell’apartheid.