Nucleare: la Corea del Nord pronta a riprendere i colloqui, ma non a rinunciare all’atomica

[29 gennaio 2014]

L’ambasciatore della Repubblica popolare democratica di Corea (Rpdc) in Cina, Ji Jae Ryong, ha rilasciato oggi a Pechino un comunicato nel quale afferma che «la Rpdc ha accettato di riprendere i colloqui a sei» con Corea del Sud, Giappone, Cina, Russia ed Usa, per poi però precisare che «gli Stati Uniti devono adempiere pienamente ai loro obblighi». I negoziati a 6, che avrebbero dovuto portare allo smantellamento del nucleare nordcoreano, sono sospesi dal 2008.

Secondo quanto scrive l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, Ji ha affermato che «la Rpdc è pronta a prendere posto a bordo del battello dei negoziati» ed ha chiesto «alle altri parte interessate di salire a bordo», poi ha aggiunto il consueto ritornello che il regime di Pyongyang canta quando vuole riaprire la partita diplomatica: «La denuclearizzazione della Penisola coreana costituisce una  politica costante della nostra Repubblica».

Ji non ha però rinunciato al solito gioco del bastone e della carota, avvertendo che «una tale volontà non significa che la Rpcd debba rinunciare unilateralmente alle armi nucleari. La Rpdc deve rafforzare il suo programma nucleare fintanto che esiste la minaccia nucleare esterna. Fino a che la politica americana anti-Rpdc sarà mantenuta, non potremo sperare di risolvere il dossier nucleare».

L’ambasciatore nordcoreano ha Pechino ha detto che «La Dichiarazione congiunta del 19 settembre non è stata messa in atto perché gli Stati Uniti non hanno rispettato i loro impegni ed obblighi». Si tratta della Dichiarazione del 2005 approvata dai negoziati a 6, con la quale la dittatura nazional-stalinista nordcoreana si impegnava a rinunciare alle armi atomiche ed al suo programma nucleare in cambio di aiuti energetici ed alimentari e della garanzia che non sarebbe stata attaccata.

Gli Usa non potevano far finta di nulla, visto che Ji Jae Ryong è il più importante ambasciatore della Rpdc e che parla dall’unico grande Paese che sostiene il regime di Kim Jong Un, ha subito risposto  Glyn Davis, inviato speciale di Obama per la Rpdc e che si occupa dei negoziati a 6, esortando nuovamente i nordcoreani a «Cambiare atteggiamento riguardo alla denuclearizzazione».

Davis si è incontrato prima con Cho Tae-yong, che rappresenta la Corea del sud al tavolo negoziale a 6, e poi ha spiegato ai giornalisti che «Gli Stati Uniti ed i loro alleati vorrebbero vedere della sincerità e delle azioni da parte di Pyongyang. Sappiamo quel che comporta l’Accordo congiunto firmato il 19 settembre 2005, in particolare quel che le Nazioni Unite avevano deciso riguardo al loro arsenale nucleare». La stessa Xinhua scrive oggi che «Pyongyang non ha mantenuto le sue promesse e dal 2005  ha condotto tre test nucleari».

Cho ha dettato le condizioni di Seoul: «I leader della Rpdc devono riconoscere chiaramente che il loro programma di armamento nucleare non gli farà guadagnare nessun punto sul piano strategico», poi ha confermato che le esercitazioni militari congiunte Usa/Corea del sud, nonostante le minacce della Corea del Nord, «avranno luogo come previsto perché sono di natura difensiva».

Pyongyang dice che Seoul e Washington condurranno le esercitazioni militari tra febbraio ed aprile per preparare l’invasione della Rpdc e il 20 gennaio la Corea del nord ha chiesto alla Corea del Sud  di annullare le esercitazioni in corso lungo la contestata frontiera marittima tra i due Paesi nel Mar Giallo, ma Seoul ha ignorato l’invito.