Nucleare, non solo Corea del nord. Rischio mondiale e gli arsenali non diminuiscono più

L’incestuoso rapporto tra nucleare civile e bombe atomiche

[18 aprile 2017]

Mentre la grande armata statunitense si avvicina alla Corea del nord per intimorire e forse attaccare un Paese colpevole di avere un regime che da decenni minaccia di usare armi nucleari ce forse non ne ha nemmeno, stupisce che nessuno sembri accorgersi che il Paese di Kim Jong-Un si trova al centro di un’area zeppa di armi nucleari e che ospita gli ordigni atomici di Cina e Russia e, in Corea del Sud, Usa. Evidentemente la famosa deterrenza nucleare ha funzionato poco, se un Paese piccolo, poverissimo, isolatissimo ha potuto – forse – sviluppare armi atomiche grazie ad una pericolosa e obsoleta industria nucleare.

La Repubblica popolare democratica di Corea è l’esempio di quanto sia pericoloso l’incestuoso rapporto del nucleare civile e di quello nucleare e non a caso il possibile attacco statunitense  – convenzionale o (speriamo di no) nucleare – prenderà di mira i vetusti impianti nucleari “civili” nordcoreani che hanno in realtà il solo scopo di alimentare il sogno/incubo atomico nordcoreano, l’unico che fino ad ora ha davvero mantenuto un equilibrio del terrore. Non a caso, gli accordi violati da Pyongyang prevedevano che smantellasse la centrale nucleare di Yongbyon, dove viene prodotto il plutonio necessario a produrre le ogive nucleari da montare sui missili che spaventano tanto Donald Trump.

Qualcuno, anche tra i commentatori più noti, crede, o fa finta di credere, che gli improbabili missili balistici a lunga gittata schierati in parata qualche giorno fa a Pyongyang rappresentino il più grande pericolo per il mondo, ma basterebbe leggere il recente “Status of World Nuclear Forces” pubblicato dalla Federation of american scientists (Fas) per sapere e capire che il mondo potrebbe essere distrutto svariate volte dalle bombe atomiche in mano alle grandi potenze tradizionali e che una guerra nucleare è più facile che – Trump e Kim permettendo – scoppi ai confini tra India e Pakistan.

Infatti, anche se dalla fine della Guerra Fredda il numero di armi nucleari è diminuito significativamente, passando dalle  circa 70.300 del 1986 alle 14.900 stimate nei primi mesi del 2017, è anche vero che le attuali armi nucleari a disposizione di Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Pakistan, India, Israele sono infinitamente più potenti di quelle che sono state fabbricate negli anni ’50 e che le bombe che hanno distrutto Hirishima e Nagasaki sono giocattoli in confronto a una delle bombe nucleari che gli Usa potrebbero sganciare sulla Corea del Nord.  Se a questo si aggiunge che, come fa notare la Fas,  «Il ritmo di riduzione è rallentato in modo significativo. Invece di pianificare il disarmo nucleare, gli Stati dotati di armi nucleari sembrano intenzionati a lasciare grandi arsenali per un futuro indefinito», si capisce che la prova di forza statunitense di fronte alla Corea del nord (e alla Cina) sia davvero poca cosa rispetto a un confronto tra vere potenze nucleari.  E la Cina non è ancora una grande potenza nucleare.

Delle circa 14.900 testate nucleari presenti nel mondo all’inizio di quest’anno, circa 9.400 sono in depositi militari (diverse anche in Italia) e il resto è in attesa di smantellamento, ma più di 3.900 testate nucleari sono schierate con le forze operative, di cui quasi 1.800 testate di Usa, Russia, Gran Bretagna e Francia sono pronte all’uso con poco preavviso.

I due Paesi che si dicono più preoccupati per l’avventurismo nucleare nordcoreano (anche se a Mosca hanno forti dubbi sulla reale consistenza della minaccia) sono Usa e Russia, che da soli hanno il  93% di tutte le testate nucleari: nei loro arsenali costudiscono ciascuno 4.000 – 4.500 testate, mentre la Cina ne ha 270, meno della Francia (300) e poco più della Gran Bretagna (215). Il Pakistan avrebbe 120 – 130 testate nucleari, poco più dell’India (110 – 120). Se nessuno sa davvero quante bombe nucleari abbia la Corea del nord quello che è sicuro è che ce le ha –  in violazione di tutti i trattati internazionali – Israele: per la Fas sarebbero almeno 80, ma altre fonti parlano di 200.

Comunque, il rapporto Fas  dice che Stati Uniti, Russia e Regno Unito stanno riducendo il numero delle loro testate, ma a ritmo minore che negli ultimi 25 anni (e la Russia ha annunciato un prossimo aumento della potenza del suo armamento nucleare). Il numero delle bombe atomiche di Francia e Israele sarebbe relativamente stabile, mentre Cina, Pakistan, India e Corea del Nord starebbero aumentando il numero delle loro testate atomiche.

Ma non è, come sembrerebbe, solo il regime nazional-stalinista nordcoreano a non dare i numeri del nucleare,  come evidenzia la Fas, «Il numero esatto di armi nucleari in possesso di ciascun Paese è un segreto nazionale, strettamente mantenuto. Nonostante questa limitazione, tuttavia, le informazioni a disposizione dell’opinione pubblica, un’attenta analisi di documenti storici  e le fughe di notizie  occasionali permettono di fare stime migliori sulle dimensioni e la composizione delle scorte nazionali di armi nucleari.

Sarà un caso, ma sono proprio i Paesi con gli arsenali nucleari più agguerriti ad ospitare più centrali nucleari e a presentare il  nucleare  civile come la soluzione per il cambiamento climatico.

Come spiega il Bulletin of the Atomic Scientists “It is two and a half minutes to midnight 2017 Doomsday Clock Statement”,  circa 440 centrali nucleari producono l’11% dell’ energia elettrica del mondo, ma l’energia nucleare ha il difetto di essere insicura, costosa, di produrre scorie pericolosissime e ingestibili e di favorire la proliferazione nucleare. E’ per questo che, anche se gli incidenti sono relativamente pochi, quando avvengono, come a Chernobyl e Fukushima, i loro effetti durano decenni  e le bonifiche richiedono investimenti colossali.

Inoltre, nonostante che nuove centrali nucleari siano in costruzione soprattutto in Asia, il nucleare non potrà mai soddisfare la necessità di energia non fossile e  le 400 centrali esistenti sono vecchie – hanno in media 30 anni – costosissime da smantellare e ancora più costose da sostituire. A questo va aggiunto che, messe tutte insieme, permettono di non scaricare in atmosfera tra 0,5  e  0,7 gigatonnellate di CO2 all’anno, ben poco rispetto alle 10 gigatonnellate scaricate annualmente dall’uso di combustibili fossili. Per arrivare solo al 6% delle riduzioni di gas serra  necessarie,  l’energia nucleare dovrebbe aumentare di almeno 3 volte entro i prossimi 50 anni. Impossibile, visto che, come spiega il  Bulletin of the Atomic Scientists, «Ciò significherebbe l’aggiunta di 2.000 megawatt di capacità al mese, l’equivalente di una nuova centrale nucleare da 1 gigawatt ogni settimana». E, se non si vuole che le Coree del nord aumentino, questa crescita fisicamente ed economicamente impossibile del  nucleare civile richiederebbe ulteriori colossali investimenti per la sicurezza nucleare, per  la sicurezza e la gestione delle scorie e soprattutto impegni che siano politicamente e  tecnicamente sotto la responsabilità di leader politici di diverse generazioni. E finora l’unica dinastia nucleare nota è quella nordcoreana dei Kim, un esempio non certo da seguire…

Insomma il nucleare, civile o militare, che sia nordcoreano, statunitense, russo, indiano, pakistano o europeo è sempre un grosso rischio e la politica più d saggia non è quella di mandare le cannoniere a impaurire Kim e il suo autarchico regno nucleare/militare, ma smantellare davvero il nucleare nel mondo, per sempre e dappertutto.

U. M.