Combustibile americano incompatibile dietro l’incidente alla centrale nucleare più grande dell’Europa

Il nucleare “pacifico” non esiste: le sanzioni contro quello russo pericolose per la sicurezza dell’Europa?

[20 gennaio 2015]

La politologa Anna van Densky non pensa che sia stata una buona idea l’invito degli europarlamentari al  Consiglio europeo ad estendere le sanzioni contro la Russia anche all’industria nucleare, su EuReporter scrive che questo «Suscita delle preoccupazioni per la sicurezza europea che ultimamente sembra già compromessa a causa della concorrenza tagli Stati Uniti e la Russia sul mercato ucraino dell’energia nucleare». Secondo la van Densky i problemi non mancano già ora, infatti gli Usa avrebbero fornito agli ucraini barre di combustibile incompatibili con le loro centrali progettate e costruite dai russi all’epoca dell’Unione Sovietica, sarebbe questo ad aver causato il recente incidente in una centrale nell’Ucraina meridionale. Quindi un boicottaggio nucleare potrebbe essere molto pericoloso per l’Unione europea, non solo per i Paesi dell’ex Patto di Varsavia che ospitano ancora molte centrali “sovietiche”, ma per tutti i 28 Paesi dell’Ue, come dovrebbe aver insegnato Chernobyl. La van Densky è convinta che «Anche la politicizzazione del settore nucleare dell’Ucraina e la sua dipendenza dall’agenda politica costituiscono una minaccia alla sicurezza», anche se non spiega se esista al mondo – e quale sia – un Paese dove il nucleare non sia incestuosamente legato alla politica e molto spesso alla geopolitica ed alle forze armate…

Però la van Densky ha ragione a dire che l’incidente alla più grande centrale nucleare d’Europa, contrariamente a tutte le regole, «Non è stato portato a conoscenza dell’International atomic energy agency (Iaea), il che testimonia  la vulnerabilità  di un settore che dipende dalla politica di uno Stato crivellato dai debiti  e lacerato dalla guerra. Infrangendo  le regole, chiedendo il silenzio su un incidente non segnalato all’Iaea, il governo ha aperto la porta alla speculazione sulla situazione dell’industria nucleare, con possibili impatti mortali sull’Europa, già a conoscenza di problemi nucleari in seguito alla catastrofe di Chernobyl».

Su EuReporter la van Desky sottolinea un problema tutto politico: anche se in Russia è stata annunciata una deflazione del 3% per il 2015, «Il fallimento della politica delle sanzioni spinge Bruxelles ad una ricerca sfrenata di nuove leve di pressione sul Cremlino e si traduce in una ingerenza politica nelle competenze dell’Iaea, il che è estremamente pericoloso.

In effetti, visto come è messa l’Europa in campo nucleare, con le difficoltà in Occidente e le obsolete centrali “sovietiche” che continuano a sopravvivere grazie al combustibile nucleare russo, l’idea di utilizzare il nucleare come “campo di battaglia geopolitico”  potrebbe rivelarsi parecchio pericolosa per l’Unione europea e per il resto del mondo.

Già oggi l’Ucraina post-sovietica non sta facendo certo una bella figura con la gestione del post-Chernobyl ed ora l’incidente alla gigantesca centrale di  Yuzhno-Ukrainsaya – che era già stata fermata per un incidente nel 2012 –  viene attribuita all’incompatibilità dei materiali forniti dalla statunitense Westinghouse. Un problema simile aveva provocato  un grave incidente nella centrale nucleare ceca di Temelin.  «A quanto pare – scrive la van Desky –  le differenze nella progettazione delle barre di combustibile per l’industria nucleare  tra gli Stati Uniti e la Russia (sovietica) può rappresentare una minaccia per la sicurezza. La questione è stata oggetto di discussione per diversi anni: può il combustibile nucleare Usa essere utilizzato in modo sicuro  nelle centrali di costruzione russa?». Una domanda essenziale nell’Ucraina nuovamente in guerra e dove in queste ore i morti si contano a decine e che, con le miniere di carbone in mano ai ribelli filo-russi delle “Repubbliche popolari” del Donbass ed i rubinetti del gas in mano a Mosca,  per la sua energia elettrica  dipende da 4 centrali nucleari dell’Ucraina con 15 reattori,  la cui gestione, dalla fornitura del combustibile allo “smaltimento” delle scorie nucleari, è  controllata e realizzata dai russi con procedure rigide.

Mentre in Russia il nazionalismo cavalcato da Vladimir Putin è alle stelle, tanto che ormai comunisti e nazionalisti sono scomparsi dalla scena politica, le sanzioni nucleari non aumenteranno certamente le già scarse simpatie per l’Occidente e stanno già spostando ulteriormente l’asse degli interessi russi – anche – nucleari – verso l’Asia., con possibili ricadute anche sulla soluzione del delicatissimo dossier nucleare iraniano, la cui soluzione sembrava a portata di mano. Come fa notare la la van Desky, i Paesi occidentali del Gruppo 5+1 (Francia, Gran Bretagna, Usa e Germania), che trattano insieme a Russia e Cina con l’Iran, «Non possono immaginare che la Russia sia un nemico e un alleato allo stesso tempo, che prosegua nell’impegno con Teheran per  l’arricchimento dell’uranio da parte delle imprese nucleari russe, pur imponendo sanzioni alla sua industria  nucleare».

La van Desky conclude: «Gli arroccamenti vanno bene per gli scacchi, ma mettere in pericolo delle vite umane bypassando l’Iaea ed ostacolando i colloqui di non proliferazione nella loro fase finale, potrebbe portare alla caduta della stessa legislatura europea, con un incidente nucleare sul suolo europeo  così come il fallimento dei colloqui di non proliferazione diventerebbe fatale per le istituzioni europee, minando il loro potere morale e rafforzando le forze che le stanno conducendo al loro declino. Anche l’ombra di Chernobyl è troppo pesante da portare per i cittadini dell’Ue: se si ripetesse, seguirà certamente un inverno politico».

Tesi geo-politicamente complicate, che possono avere anche altri approcci, che possono essere non condivise o diversamente interpretate, soprattutto in Ucraina dove le ragioni annegano nel sangue e negli opposti nazionalismi, ma che lasciano irrisolta la questione di sempre: non esiste un nucleare “pacifico” e, come la vicenda ucraina/russa ci ricorda ancora una volta dalla terra di confine di Chernobyl, il nucleare è sempre un rischio per la sicurezza ed anche quello civile può diventare un’arma, un pericolo globale, una tragedia planetaria in attesa di esplodere.