Nucleare: Rosatom al lavoro in Crimea, nonostante il rischio di sanzioni occidentali

Il doppio paradosso nucleare tra Usa/Ue e Russia e Ucraina e Russia

[15 luglio 2016]

Nucleare Rosatom

Kommersant scrive che la corporation nucleare statale russa Rosatom ha annunciato che non solo non rinuncerà ai suoi interessi commerciali nella Crimea annessa con un referendum alla Russia, ma li intensificherà. Presentando il rapporto annuale 2015, il vice-amministratore delegato di Rosatom, Ivan Kamenskykh ha detto che un istituto legato alla compagnia nucleare si è aggiudicato  il contratto per la fornitura di sistemi di controllo automatico delle centrali  di Sebastopoli e di Simferopol dotate entrambe di 2 generatori da 235 MW.

Finora  Rosatom era riuscita ad evitare le sanzioni occidentali, ma i suoi avvocati ammettono che  rischi sono aumentati. Dopo gli Usa, nel 2014 anche l’Unione europea ha imposto sanzioni contro la Crimea e fare affari nella Repubblica autonoma annessa alla Russia e diventato rischioso per le multinazionali russe. Fino ad ora, le uniche compagnie russe che lavorano in Crimea sono quelle già incluse nella lista di quelle sanzionate da Usa ed Ue, uno di questi è il potente conglomerato Rostec, la cui affiliata Technopromexport sta costruendo le centrali elettriche a Sebastopoli e Simferopol. Rosatom non è stato sanzionata da Washington o Bruxelles e ha lavorato a progetti negli Stati Uniti e nell’Unione europea.

Quindi le attività della corporation atomica russa in Crimea sono molto rischiose, visto che le sanzioni vengono applicate a tutte le aziende che lavorano nella penisola che ha votato la secessione dall’Ucraina. Se le sanzioni verranno applicate anche contro Rosatom, non potrà più firmare contratti con partner occidentali o avere prestiti dalle banche occidentali. Ma altri esperti dicono che se questi progetti venissero considerati di utilità sociale Rosatom potrebbe evitare le sanzioni. Cosa ci sia di sociale nella partecipazione alla realizzazione di due centrali elettriche costruite da compagnie già sanzionate per questo da Usa ed Ue è un mistero…

Fonti del governo ucraino hanno fatto sapere che, in risposta all’attività di Rosatom in Crimea,   Kiev è pronta ad abbandonare le forniture di combustibile russo con le quali alimenta le sue centrali nucleari costruite all’epoca dell’Unione Sovietica e ad acquistare carburante nucleare russo dall’americana Westinghouse, ma sembra un’arma spuntata, visto che l’Ucraina lo aveva già annunciato nel bel mezzo del conflitto con i filorussi del Donbass e che era venuto fuori che il combustibile nucleare made in Usa sarebbe incompatibile con gli obsolete reattori ucraini ex-sovietici e che provarci sarebbe così pericoloso da provocare una fusione nucleare. E Rosatom, pur se fra continui litigi, accuse e controaccuse, ha continuato a rifornire le centrali nucleari “nemiche”.

Così il rompicapo nucleare è doppio: da una parte Usa e Ue devono capire se vale la pena di sanzionare Rosatom con la quale fanno lucrosi progetti atomici, dall’altra l’Ucraina, che si considera in guerra con la Russia, è costretta a continuare a dipendere dal combustibile nucleare prodotto dalla stessa Rosatom che chiede agli altri di boicottare.