La struttura non passa l’esame della Commissione Via

Nuova bocciatura per la centrale a carbone di Porto Tolle

Realacci: «Positiva la nuova bocciatura»

[15 gennaio 2014]

Greenpeace, Legambiente e Wwf  accolgono con grande soddisfazione il parere interlocutorio negativo della Commissione Via del ministero dell’Ambiente che,  dopo la bocciatura del  2011 del Consiglio di Stato, blocca nuovamente il progetto di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.

Le tre associazioni sottolineano che «Se l’azienda, a questo punto, vorrà insistere nel portare avanti la conversione di quell’impianto, dovrà presentare un nuovo progetto e un nuovo Studio di Impatto Ambientale, riavviando la procedura autorizzativa dall’inizio».

In un comunicato comune Greenpeace, Legambiente e Wwf   sottolineano: «Il parere della Commissione del Ministero dell’Ambiente dovrebbe segnare la fine di questo sciagurato progetto, che si trascina ormai dal 2005, tra mille controversie e colpi di scena, ma la cui sostanza è da tempo evidente a chiunque. La conversione a carbone, la fonte più inquinante e dannosa per il clima e la salute umana, di una centrale nel bel mezzo di un parco naturale, in un ecosistema fragile e prezioso, è una enorme sciocchezza. Lo è doppiamente nell’area Padana, la regione con la peggiore qualità dell’aria in Europa; e lo è ancor più in un Paese come il nostro, che già dispone di un parco di generazione elettrica praticamente doppio rispetto alle necessità di consumo nazionali e non ha bisogno di nuove centrali alimentate con fonti fossili».

La Commissione Via ha rilevato così tante carenze e le contraddittorietà nel progetto di Porto Tolle da richiedere che la procedure di autorizzazione riparta dall’inizio. Inoltre, l’articolato parere in alcuni passaggi richiama e fa proprie le osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste.

Nella nota comune gli ambientalisti evidenziano che «Enel ora deve dire con grande chiarezza se intende insistere sulla strada del carbone o se vuole trasformarsi in un’azienda moderna, sostenibile, compatibile con lo sviluppo del Paese: dunque abbandonare la conversione di Porto Tolle così come pensata sin qui. Pochi mesi or sono, cancellando un altro suo progetto a carbone in Romania, l’azienda dichiarava di volersi sviluppare con “meno carbone e con più soluzioni intelligenti”. Questo deve valere anche  in Italia. Enel vuole rappresentare ancora il problema o vuole diventare parte della soluzione?»

Anche per il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci è «Positiva la nuova bocciatura del progetto di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle arrivata con il parere interlocutorio negativo della Commissione Via del ministero per l’Ambiente. Privo di senso pensare a nuove centrali termoelettriche in Italia quando siamo in presenza di surplus elettrico. Anziché su carbone e idrocarburi, il futuro dell’energia è nel risparmio energetico, nell’efficienza, nelle fonti rinnovabili, nella ricerca e nell’innovazione».

Greenpeace, Legambiente e Wwf   associazioni ricordano inoltre che per quanto riguarda il funzionamento ad olio combustibile di quella centrale, negli anni tra il 1998 e il 2009, «Enel è attualmente sotto processo e una perizia dell’Iapra in mano all’avvocatura dello Stato stima in 3,6 miliardi di euro i danni che il colosso energetico dovrebbe rifondere al Paese. 2,6 miliardi di quell’importo sono relativi ai danni sanitari e ambientali che Enel ha causato mancando di adeguare la centrale di Porto Tolle agli standard tecnologici previsti dalle normative».

Le tre organizzazioni concludono: «Il segnale negativo su Porto Tolle deve riguardare anche i progetti di espansione del carbone di altre aziende, in altre parti d’Italia, che vanno ugualmente bloccati. I danni alla salute e all’ambiente, nonché il pericolosissimo livello di emissioni climalteranti impongono con urgenza di abbandonare l’uso del carbone nel nostro Paese. In questi giorni è in discussione in Parlamento un Decreto legge (Destinazione Italia) che addirittura sussidia un nuovo e insensato progetto nel Sulcis con 60 milioni l’anno, presi direttamente dalle bollette degli italiani, parametrati addirittura al costo della vita, che evidentemente vale ancora per le lobby e non più per i cittadini. E’ ora di impegnarsi a fondo per chiudere con il carbone e investire, invece, nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica».