Le milizie berbere continuano a occupare il terminal di Mellitah dell’Eni

Verso una nuova guerra del gas? L’Italia stretta tra la morsa di Ucraina e Libia

Kiev blocca quello russo. Debito enorme con Gazprom: la compagnia gasiera statale Naftogaz è già fallita?

[12 novembre 2013]

Il quotidiano Ebc Daily ha annunciato che «La compagnia ucraina ha fermato l’acquisto di gas russo. L’Ucraina spera così di ottenere delle concessioni nei suoi negoziati con Gazprom ed invia un segnale all’Unione europea, contando sul suo aiuto nei colloqui con Mosca».

Anche se gli esperti sono convinti che non ci sarà una nuova guerra del gas e che ucraini e russi alla fine troveranno un accordo, la decisione ucraina terremota ulteriormente un mercato del gas che si pensava ormai saturo, più che stabilizzato, e che invece deve fare i conti anche con l’occupazione dell’occupazione del terminal del gasdotto Greenstream  a Mellitah , che ha interrotto il flusso di gas dalla Libia all’Italia. Un portavoce dell’Eni ha confermato la cosa ed ha aggiunto che «Questo non creerà problemi di approvvigionamento per l’Italia». Da alcuni giorni alcune comunità e milizie berbere, che protestano per le discriminazioni che subisce il loro popolo in Libia e per il fatto che i proventi del gas e del petrolio estratti nel loro territorio finiscono altrove,  occupano il terminal  di Mellitah ed alla fine sono riuscite a imporre il blocco dell’invio del gas libico in Italia. Il portavoce dell’Eni ha assicurato che «Il terminal e Greenstream sono sicuri. Per il momento non abbiamo alcun problema di approvvigionamento per l’Italia», ma se si dovesse chiudere anche il rubinetto ucraino le cose si metterebbero male.

Passando dal bollente deserto di una Libia che somiglia sempre più ad un’altra ex colonia italiana, la Somalia,  alle fredde pianure ucraine, ad ottobre Naftogaz ha ricevuto da Gazprom 3,2 miliardi di m3 di gas, una media di 1004 milioni di m3 al giorno. All’inizio di novembre l’acquisto di gas russo si è dimezzato e il 6 e 7 novembre ha toccato il minimo di 9 milioni di m3 al giorno. L’agenzia russa Interfax dice che l’8 novembre Naftogaz ha chiuso completamente le importazioni di gas.

Gazprom si rifiuta di commentare, ma l’irritazione del gigante energetico russo è cresciuta  dopo che il vice-premier ucraino, Iouri Boiko, ha detto che «Nel 2013 l’Ucraina acquisterà solamente 11 miliardi di m3 di gas russo contro i 40 miliardi di tre anni fa».

Il primo ministro ucraino Nikolai Azarov aveva addirittura detto che «L’Ucraina potrebbe rinunciare completamente alle importazioni di gas russo se l’attuale contratto gasiero e le tariffe degli drocarburi russe non verranno rivisti». L’Ucraina denuncia «L’approccio formale» della Russia al dossier gasiero, cosa che tradotta vuol dire che Mosca chiede a Kiev di rispettare i contratti e di pagare le forniture.

Secondo l’agenzia ucraina Unian, il portavoce di Gazprom Sergei Kuprianov ha detto che «Naftogaz deve 1,355 miliardi di dollari al suo partner russo, per le forniture di ottobre ed ancora 792 milioni di dollari per il gas fornito ad agosto».

I russi vedono questa voragine come una nuova tappa del furto di gas russo da parte dell’Ucraina e Gazprom ribatte ad Azarov che il suo “approccio formale” non è altro che la richiesta di pagare il dovuto.

Fino ad oggi Naftogaz pagava dopo aver ottenuto il gas e, per esempio, le forniture di agosto le avrebbe dovute pagare entro il primo ottobre. Però, a fine ottobre, il presidente di Gazprom Alexei Miller aveva annunciato che da Kiev non erano arrivati i rubli per il gas e il premier russo Dmitri Medvedev aveva suggerito a Kiev di pagare alla svelta.

Secondo quanto ha detto oggi a Ria Novosti Narek Avakian, un analista di AForex, Gazprom quella montagna di soldi rischia di non vederla mai: «Naftogaz è già fallita de facto. La direzione della compagnia ucraina ha riconosciuto che, su questo debito superiore a 1,1 miliardi di dollari per il gas di ottobre, non potrà che rimborsare 15 milioni di dollari». E un altro analista russo, Dmitri Tremassov di Bks Forex, aggiunge: «Senza contare che Naftogaz deve far fronte a seri impedimenti a livello nazionale e che le compagnie private occupano una parte sempre più grande delle importazioni di gas russo, privando Naftogaz del segmento basilare dei consumatori industriali».

Alle cause politiche si aggiungono quelle economiche: è evidente che il blocco delle importazioni del gas russo deriva anche dalla tensione creatasi tra i due Paesi ex-sovietici del il governo (ex) filorusso di Kiev e Mosca dopo che l’Ucraina ha deciso di firmare un accordo di associazione con l’Unione europea al summit di Vilnius del 26 novembre.

L’irritazione russa potrebbe portare ad un blocco delle forniture ad i nuovi alleati europei dell’Ucraina e l’Italia si troverebbe stretta tra la morsa del caos libico e la nuova guerra del gas nell’Europa orientale, ma secondo gli esperti russi questo conflitto avrà una rapida soluzione. Tremassov è convinto che «Questa retorica ucraina all’inizio della stagione fredda in Europa ricorda le conseguenze delle guerre del gas del passato. Potrà puntare ad ottenere delle concessioni nei negoziati con Gazprom. Dubito che questa situazione evolva verso un lungo conflitto: questo non è nell’interesse delle due parti ed una soluzione di compromesso potrebbe essere trovata nelle prossime settimane. Il governo ucraino non ha alcuna altra fonte alternativa di gas perché gli altri fornitori avanzano delle condizioni ben più stringenti di Gazprom».

Tremassov, per finire, affossa anche i sogni ucraini di un boom autoctono del fracking del gas da scisti: «Lo sviluppo di  uno sfruttamento nazionale è improbabile, perché l’Ucraina non dispone di importanti risorse di gas naturale».