Nuova rivoluzione nei trasporti? Hyperloop, ovvero la velocità smodata [PHOTOGALLERY]

San Francisco-Los Angeles, 600 km in 30 minuti e il disegno immaginifico di Elon Musk

[14 agosto 2013]

«Passato tutta la notte a lavorare su Hyperloop (come anche altri). Speriamo non ci siano troppi errori. Pubblicheremo il link alle 1:30». Puntuale come un tweet l’annuncio è arrivato. Dall’account di Elon Musk, il glaciale e geniale imprenditore sudafricano, già famoso per essere il ‘padre’ della Tesla motors, del Paypal e della SpaceX, ecco pubblicato il link a un pdf più accattivante di un paper e più preciso di una pubblicità, infiocchettato come un progetto da zelante Phd e pubblicato in rete per tutti: prendete e condividete.

Oltre 75.000 tweet nel giro di un giorno che viaggiano alla media di oltre 2.000 all’ora, quasi veloci come il mezzo di trasporto che Musk ha ideato e che ora lancia al mondo. Hyperloop il suo nome, nasce nella mente del giovane inventore per trasportare da Los Angeles a San Francisco in mezz’ora. La distanza fra le due città è di 610 km e il calcolo è facile: un viaggio a 1.200 km/h.

L’antefatto è più o meno noto, ma Musk lo ricorda lo stesso: «Quando in California è stata approvata la linea ad alta velocità ero piuttosto deluso, come molti altri del resto. Com’è possibile che il cuore di Silicon Valley e del Jpl (Jet propulsion laboratory – Nasa, ndr) – che fanno cose incredibili come indicizzare tutta la conoscenza del mondo o portare i robot su Marte – possano costruire un treno che è sia uno dei più costosi che dei più lenti al mondo?» Bacchettato dall’ideatore del progetto della suddetta linea, che ovviamente voleva difendere il proprio operato, Musk non si è scomposto e ha lavorato per mesi – lautamente finanziato dal governo americano, dicono i maligni – insieme ad un gruppo di ingegneri ad una “quinta via” di trasporto: non l’aereo, la gomma, i treni o le navi ma Hyperloop, il trasporto basato su un sistema a levitazione magnetica, dove i passeggeri stanno comodi in capsule di alluminio che viaggiano fino a 800 miglia all’ora.

L’idea non è nuova: già a Shangai esiste un treno simile, ideato e operativo per una tratta molto minore e oggetto di una pesante contestazione da parte dei cittadini della zona. E poi come non ricordare il tubo verdolino a propulsione del celebre cartoon firmato Matt Groening, Futurama – il Vactrain, detto anche vacuum tube train sport (nella fotogallery) – che sovrastava la città del futuro creando nuove traiettorie di traffico, tutte rigorosamente sospese in aria. In pratica è un sistema sottovuoto, dove le capsule viaggiano appunto su un cuscino d’aria spinte da un propulsore alimentato, precisa Musk, a energia solare. Per raggiungere e mantenere una velocità così importante, senza disperdere energia con gli attriti, Hyperloop è stato progettato per essere mantenuto a basse pressioni e con l’aiuto un sistema di ventole che trasferisce l’aria residua dalla parte anteriore a quella posteriore del convoglio.

La comunità scientifica alle prese con Hyperloop, ovviamente, è già spaccata. I tecnoentusiasti si sprecano, la rivista del MIT mette in dubbio l’economicità del progetto e la sua resa energetica, e altri sono scettici sulla sostenibilità economica del progetto e sui tempi di realizzazione: tutta questa innovazione produrrà certamente un sacco di burocrazia, cioè lentezza, e poi sarà davvero così redditizio? Ammesso che il piano d’ammortamento – previsto in 20 anni – funzioni, è stato calcolato che occorrerebbe una media di 30 passeggeri all’ora – cioè 7,4 milioni di persone all’anno – a 20 dollari a viaggio per rientrare nei costi.

Musk a questo però pensa solo in parte, perché ha già dichiarato di non avere intenzione, per il momento, di costruire l’Hyperloop. Lui vuole “solo” progettarlo, e conta di avere un prototipo in tre-quattro anni. E ha pubblicato anche una tabella dei costi ultra economica: 6 miliardi di dollari contro i quasi 100 preventivati per la linea ferroviaria ad alta velocità, che salirebbero a 10 con un upgrade per trasportare anche automobili. Hyperloop sarebbe inoltre autosufficiente dal punto di vista energetico perché ricoperto, lungo tutto il suo percorso, da una distesa di pannelli fotovoltaici, che secondo Musk potrebbero raccogliere anche più energia di quella necessaria.

Quel che è certo è che di Hyperloop se ne parlerà ancora. L’impatto sul paesaggio, la riproducibilità del progetto, la concorrenza con gli altri mezzi di trasporto tradizionali: sono tante le questioni che apre questo immaginifico squarcio da homo technologicus. Dopotutto ci sono miliardari ancora più eccentrici che hanno hobby meno utili, fa notare qualcuno, mentre qualcun’altro come William Ibbs, ingegnere civile di Berkeley, giustamente osserva che «chi progetta un’infrastruttura così grande e importante pensa sempre di essere diverso». Ecco, forse Elon Musk proprio uguale a tutti non è.