Nuova tragedia nel Golfo del Messico: esplode un impianto petrolchimico a Coatzacoalcos (FOTOGALLERY)

3 morti, più di 100 feriti, nube tossica e scuole chiuse

[21 aprile 2016]

tragedia petrolifera 1a

A 6 anni esatti dal disastro della piattaforma Deepwater Horizon, il Golfo del Messico è stato il teatro di un’altra tragedia petrolifera, questa volta a terra e in territorio messicano: 13 persone sono morte e circa 100 sono state ferite in una forte esplosione  avvenuta ieri nella Petroquímica Mexicana de Vinilo (PMV), nello Stato messicano di Veracruz, che ha provocato un grosso incendio che ha scatenato il panico tra la popolazione.

Il governatore di Veracruz,  Javier Duarte, ha confermato a Milenio Televisión che «Tra operai di questo impianto, ubicato nella città di Coatzacoalcos, nel Golfo del Messico, hanno perso la vita», ma l’impresa petrolifera statale Petróleos Mexicanos (Pemex) ha detto all’AFP di non poter confermare né se ci sono morti, né le cause dell’incidente. Però la Pemex ha elevato il numero di feriti iniziale da 30 prima a 58 e poi a 88 – ma il governatore parla di 105 feriti ospedalizzati –  e ha detto che l’esplosione è avvenuta intorno alle 15,15 ora locale nell’impianto di Clorados 3, conosciuto come  Pajaritos, e che di proprietà della Pemex e gestito dalla Mexichem. Secondo un comunicato del governo di Veracruz, due feriti sono gravi con «ustioni alle vie aeree dovute ai gas tossici emessi, mentre il resto hanno ustioni lievi, contusioni e fratture esposte».

Duarte si è recato subito sul luogo del disastro ed ha spiegato che «L’esplosione è stata molto forte è che si è sentita fino a 10 Km di distanza». L’incidente ha colpito anche alcuni locali di Coatzacoalcos, una città di 305.000 abitanti, e costretto all’evacuazione di 2.000 persone che stanno gradualmente ritornando nelle loro case.

L’esplosione ha frantumato le vetrine di diversi negozi di Coatzacoalcos e dei dintorni e le alte colonne di fumo nero hanno fatto pensare che l’incendio si fosse esteso a gran parte della città. A tutti è venuta in mente l’esplosione di gas del 1991 nello stesso impianto, che ufficialmente fece 6 morti, mentre fonti locali parlano di decine di vittime.  Abelardo Garduza, un commerciante di Villa de Allende,. Un quartiere a due Km dal petrolchimico, ha detto a El Espectador: «Viviamo su una bomba a tempo.  E’ stato altrettanto brutto di quel che è successo più di 20 anni fa, quando esplose l’impianto di Clorados e morirono molte persone».

Dopo l’esplosione si è sprigionata una nube chimica e le autorità hanno raccomandato  ai cittadini di non uscire di casa e il governo dello Stato ha chiuso le scuole a Coatzacoalcos e in altri 5 municipi vicini.

Il presidente del Messico Enrique Peña Nieto ha inviato il direttore generale della Pemex, José Antonio González, e il capo della Protezione civile messicana, Luis Felipe Puente,  a Coatzacoalcos per coordinare le operazioni di emergenza, ma la Pemex si conferma una compagnia petrolifera ad alto rischio: gli incendi nei suoi impianti si ripetono periodicamente, anche se alcune volte sono dovuti a furti di carburante dai suoi  oleodotti.

A febbraio sono morte altre due persone e almeno 7 sono rimaste ferite in un incendio su una piattaforma offshore della Pemex al largo dello Stato meridionale messicano di Campeche. Nel 2015, nella stessa zona,. Un altro incendio in un impianto Pemex fece 4 vittime.

Pemex, in via di privatizzazione, resta vitale per le finanze pubbliche messicane, ma è in crisi nera er il calo dei prezzi del petrolio e per il furto di combustibile da parte del crimine organizzato. Ma è stato il calo produttivo, con 3,4 milioni di barili al giorno nel 2004 scesi a 2,2 milioni di barili al giorno del 2015, ad accelerare la crisi della Pemex, che tenta di risparmiare partendo dalla manutenzione e sicurezza degli impianti.