Nuove centrali a carbone cinesi: più della metà previste in aree a elevato stress idrico

Il Wri lancia l’allarme: «Per raggiungere gli obiettivi di protezione delle acque, la Cina deve rallentare lo sviluppo del carbone»

[27 agosto 2013]

Secondo un rapporto del World Resources Institute (Wri), «per mantenere la sua crescita economica e  provvedere alla sua enorme popolazione, la Cina deve conciliare due potenti tendenze convergenti: la domanda di energia e la scarsità di risorse». Il principale esempio di questa contraddizione è l’utilizzo di carbone e acqua nel più popoloso Paese e nella seconda potenza economica del mondo.

Secondo il nuovo rapporto Wri, «più della metà delle di centrali elettriche a carbone proposte in  Cina sono candidate ad essere costruite in aree a stress idrico elevato o molto elevato. Se questi impianti verranno costruiti, potrebbero ulteriormente intaccare le risorse già scarse, minacciando la sicurezza idrica per le aziende agricole, le altre industrie e le comunità della Cina».

Nel luglio 2012 il governo cinese ha approvato un piano per costruire 363 centrali a carbone, per produrre più di 557 gigawatt,  basti pensare che in Cina nel  2012 si producevano  in tutto 758 GW di energia elettrica e che quindi, da solo, il nuovo contributo delle centrali a carbone rappresenterebbe il 75% di aumento. Come se non bastasse, la Cina è già il più grande consumatore di carbone del mondo e arriva quasi al 50% del consumo mondiale.

Utilizzando il loro “Aqueduct Water Risk Atlas”, i ricercatori del Wri hanno sovrapposto le localizzazioni delle nuove centrali a carbone previste dal governo centrale cinese con le mappe dello stress in Cina e hanno scoperto che il 51% delle nuove centrali elettriche a carbone verrebbero costruite in aree a stress idrico elevato o molto elevato, aggiungendo così stress idrico in aree dove la carenza d’acqua è cronica.

Il rapporto sottolinea che «questo dato è particolarmente preoccupante perché le industrie collegate al carbone, produzione mineraria, chimica del carbone e produzione di energia, sono ad altissime intensità idrica. Le miniere di carbone dipendono dall’acqua per l’estrazione, il lavaggio e il processamento  del carbone, mentre le centrali a carbone hanno bisogno di acqua per produrre vapore e per i sistemi di raffreddamento. Se tutti gli impianti proposti verranno costruiti, l’industria carboniera, comprese l’estrazione, la produzione chimica, e la generazione di energia, dal 2015 potrebbero assorbire fino a 10 miliardi di metri cubi di acqua all’anno. Questo è più di un quarto dell’acqua disponibile per il prelievo ogni anno dal Fiume Giallo».

Il rapporto sottolinea altri importanti problemi:  il 60% della produzione di energia prevista è concentrata in 6 province che però hanno solo il 5% delle risorse idriche totali della Cina. In queste 6 province la competizione per l’acqua  tra utenti domestici, agricoli e industriali è già alta ed il 60% delle nuove centrali a carbone proposte è proprio nelle aree a più elevato stress idrico.

Il governo cinese ha inoltre delineato quelle che chiama le “tre linee rosse”, cioè i tre obiettivi nazionali per l’acqua,  che prevedono un utilizzo massimo annuo di acqua di 700 miliardi di m3,  circa il 25% per cento della fornitura annuale disponibile, di aumentare l’efficienza dell’irrigazione del 60% entro il 2030 e di tutelare la qualità dell’acqua per massimizzare lo sviluppo sostenibile.  Il Wri dice che questi obiettivi quantitativi, di efficienza e qualità sono un primo passo importante per mettere l’acqua e l’energia al centro dello sviluppo della Cina basato sul carbone, ma avverte che è importante che il gigante asiatico vada oltre: «Per raggiungere i suoi obiettivi di protezione delle acque, la Cina deve  rallentare lo sviluppo del carbone e introdurre una combinazione di notevole risparmio dell’acqua e di programmi di efficienza nell’industria del carbone. Come la Cina risponderà al suo enigma del carbone avrà un impatto non solo l’approvvigionamento idrico del Paese, ma sulle sue fattorie, sugli ecosistemi, sulle altre industrie e comunità».

Il rapporto termina con due domande alle quali sembra molto difficile rispondere: la Cina riuscirà a produrre, senza enormi adeguamenti tecnologici, energia elettrica dalle centrali a carbone senza superare la “linea rossa” dell’acqua?  Saprà gestire con attenzione le risorse idriche e limitare e potenzialmente limitare la l’energia da carbone? e conclude: «Dare priorità gestione delle risorse idriche nel suo processo decisionale potrà posizionare meglio la Cina per bilanciare le sue concorrenti esigenze economiche e delle risorse».

Ma il governo cinese sembra sempre più vicino al punto in cui dovrà fermarsi per capire dove la crescita sfrenata dell’ipercapitalismo di Stato ha portato la Repubblica popolare cinese, almeno prima che il Paese venga soffocato ed assetato dal carbone che, dopo la rivoluzione industriale capitalista, è si dimostra anche il carburante tossico di questa strana rivoluzione contadina maoista/comunista, la cui lunga marcia è finita nel consumismo ed assediata dall’inquinamento.