Nuove trivellazioni petrolifere al largo delle coste adriatiche della Puglia?

[10 giugno 2013]

Le Associazioni ambientaliste Folgore e Demetra di Trani, lanciano un nuovo allarme petrolio offshore lungo le coste della provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat) e chiedono «L’intervento di tutte le Amministrazioni comunali costiere della Bat (sindaci, giunte e Consigli comunali) affinché esprimano tutti il loro diniego alle istanze e attività di ricerca idrocarburi nel Mare Adriatico al largo delle nostre coste, finalizzate alle trivellazioni di pozzi petroliferi esplorativi destinati a divenire permanenti in presenza di petrolio nei nostri fondali marini».

Il nuovo pericolo per il mare pugliese viene da una vecchia conoscenza di greenreport.it,  la Northern Petroleum Ltd, una multinazionale che ha interessi in Gran Bretagna, Olanda, Guyana, Spagna ed Italia, dove dice che  «Le nostre licenze sono ben distribuite in core areas attraverso le più importanti province italiane, l’area meridionale del Mar Adriatico, il Mar Ionio,  l’offshore del Canale di Sicilia ed anche la Valle del Po».

«In particolare – dicono Folgore e Demetra – stando a quanto pubblicato nel Buig (Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle georisorse) del ministero dello sviluppo economico), sono tutt’ora attive le due istanze denominate “d 61 F.R-.NP” e “d 66 F.R-.NP”, entrambe situate nell’area di mare di fronte ai Comuni costieri di Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia ed in parte anche nella provincia di Bari».

La superficie dell’Istanza di permesso di ricerca della d 61 F.R-.NP è di 728,3 Km2 e quella della  d 66 F.R-.NP di 711,6 Km2, la prima richiesta è del 2006, la seconda risale al 2009, l’ultima fase del procedimento amministrativo è del 26 marzo 2013.

Come scrive la Northern Petroleum con un certo fastidio sul suo sito, «Abbiamo mantenuto il ritmo, anche se non veloce, dato le preoccupazioni ambientali in Italia, i regolamenti ed i processi legislativi per ottenere i dati necessari per il successo dei programmi di perforazione futuri e per il “derisk” potenziale delle nostre esplorazioni. Questo n un contesto di crescente speranza che il nuovo governo avrebbe preso una posizione più incoraggiante ed accelerato l’esplorazione,  e il nostro punto di vista sembra essere giustificato». I petrolieri fanno evidentemente riferimento al via libera alle trivellazioni offshore del governo Monti.

«La priorità nel 2011 –continua la Northern Petroleum – è stato quella di concentrarsi sui nostri assets di grande valore nell’Adriatico meridionale, che ospita le scoperte Giove e Rovesti. Abbiamo concordato una farm-out del 15% dei permessi che contengono le scoperte Giove e Rovesti con Azimuth, specialista globale nella ricerca e sviluppo, per accelerare i lavori per delineare una valutazionesostem nibile e gli obiettivi di esplorazione e trivellazione». Ma la multinazionale è anche alla ricerca  di nuove licenze «in settori chiave promettenti dell’Italia per espandere la nostra asset base ed abbiamo domande in sospeso che miglioreranno il portafoglio all’interno delle nostre core areas.

Nel 2012 la Northern Petroleum ha lanciato un programma a lungo termine che punta direttamente ai mari dell’Italia meridionale: «Il Canale di Sicilia: Progress in Italy, dove le nostre prospettive sono così eccitanti, è una priorità. Il nostro obiettivo resta quello di concludere accordi per portare nuovi partner nella zona del Canale di Sicilia. Adriatico meridionale: un’indagine sismica 3D è previsto nel 2012 nell’Adriatico meridionale, anche se tempistica dipenderà dalle approvazioni necessarie da parte di tutte le autorità competenti. L’indagine sarà progettata per definire obiettivi di valutazione trivellabili, tra i quali la  grande prospettiva Cygnus».

Quindi gli ambientalisti pugliesi hanno fondate ragioni per preoccuparsi  per le due istanze nel mare della provincia di Bat ed a dire che «Prosegue l’iter amministrativo inteso a “petrolizzare” le nostre coste pugliesi Soltanto per queste due Istanze attive abbiamo un totale di ben 1.439,9  kmq del Mare Adriatico pugliese ipotecati dal rischio di nuove estrazioni petrolifere».

Folgore e Demetra «Mettono in guardia circa i danni alla pesca ed alla flora marina causati dalle ispezioni sismiche realizzate con la tecnica dell’air-gun per la ricerca di petrolio nei fondali marini della costa pugliese, non escludendo che la stessa ispezione sismica possa provocare il disorientamento dei cetacei a causa delle violente esplosioni di aria compressa dell’air-gun e che l’enorme pressione delle onde sonore cosi generate possa avere effetti di destabilizzazione sul delicato equilibrio marino».

Il problema, cone sempre quando si parla di idrocarburi, è anche di scelta di modello economico: « Inoltre, le ricerche petrolifere nel nostro mare potrebbero avere un forte impatto negativo sulle dinamiche dell’economia locale  – sottolineano le due associazioni – in quanto le nostre comunità locali vivono e sopravvivono grazie al settore turismo, oltre che al settore della pesca, le quali attività sarebbero seriamente compromesse.  Vogliamo mettere a rischio queste realtà solo ed esclusivamente per far arricchire la Northern Petroleum ed i propri sostenitori?»

Associazione Folgore – Trani – Il presidente dell’Associazione Folgore, Nunzio Di Lauro, e il presidente di Demetra, Roberto Caressa, concludono:   «Viviamo già in una grave e perdurante crisi economica ed il nostro primario interesse dev’essere quello di salvaguardare le piccole imprese locali e l’intero indotto economico e produttivo dei settori correlati al turismo e alla pesca, oltre che tutelare l’ambiente nel suo complesso e la fauna marina. Rimandiamo la Northern Petroleum a casa, nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, opponiamoci strenuamente a queste “invasioni barbariche” atte a devastare e stravolgere il nostro ecosistema marino e la nostra vita».