Nuovo dieselgate in Francia? Sprofonda la Renault

Crollano borse e case automobilistiche europee, FCA (ex Fiat) la peggiore dopo Renault

[14 gennaio 2016]

dieselgate

Il titolo Renault è calato del 20% alla Borsa di Parigi dopo che si è cominciato a diffondere il sospetto che la nuova casa automobilistica coinvolta in un nuovo dieselgate fosse proprio il gigante francese .  Le Monde scrive che  il crollo è avvenuto dopo che  due sindacati francesi, la CGT e la CFDT, hanno reso noto che la settimana scorsa ci sono state perquisizioni alla Renault da parte della  Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (DGCCRF).

Poi la Renault ha confermato che le perquisizioni sono effettivamente avvenute a Lardy, a Guyancourt e nella sede centrale, ma la CGT, il sindacato di sinistra francese, dice che gli ispettori  della DGCCRF  sono stati visti anche a  Plessis-Robinson. La CGT in una dichiarazione afferma che «I settori presi di mira da queste perquisizioni – omologazione e messa a punto dei controlli motore –  lasciano fortemente pensare  che queste perquisizioni siano legate alle conseguenze dell’affaire des “moteurs truqués” della Volkswagen», ma il sindacato fa notare che «I test condotti dal governo sui motori diesel non hanno scoperto dei computer truccati».

Dopo lo scandalo Volkswagen, Renault a dicembre aveva annunciato un piano di investimenti da 50 milioni di euro per ridurre lo scarto tra le emissioni inquinanti delle sue auto durante i test e su strada.

In un comunicato Renault cerca di buttare acqua sul fuoco tentando di spiegare cosa sta succedendo: «Dopo le rivelazioni pubblicate dall’EPA – Agenzia americana di protezione dell’ambiente –  sull’esistenza di un computer del tipo Defeat Device  in un casa automobilistica di primo piano, una Commissione tecnica indipendente è stata istituita dal governo francese.  Questa Commissione tecnica indipendente – chiamata Commission Royal – ha l’obiettivo di verificare che i costruttori francesi non abbino equipaggiato i loro veicoli con computer equivalenti. In questo quadro, l’UTAC testa attualmente 100 veicoli in circolazione, dei quali 25 sono veicoli Renault, il che riflette la quota di mercato di Renault in Francia.  A fine dicembre 2015, erano già stati testati 11, 4 dei quali veicoli Renault, il che ha permesso alle istituzioni pubbliche francesi di avviare un dialogo serrato e fruttuoso con l’ingegneristica di Renault».

Secondo la casa automobilistica francese, la Direction Générale de l’Energie et du Climat (DGEC), che è l’interlocutore della Commissione tecnica indipendente individuato dal ministero dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell’energia francese, «Considera che la procedura in corso non metta in evidenza la presenza di un computer truccato che equipaggi i veicoli Renault. Questa per Renault è una buona notizia. I test in corso permettono di anticipare delle soluzioni che migliorino i veicoli Renault che usciranno dalle fabbriche così come i veicoli in circolazione che il gruppo Renault ha deciso di presentare rapidamente sotto forma  di un  Plan Emissions de Renault, che avrà l’obiettivo di rafforzare la performance energetica dei nostri veicoli».

Per quanto riguarda direttamente le perquisizioni rivelate dai sindacati, Renault dice che «In parallelo, la DGCCRF ha deciso di procedere al completamento dell’investigazione sul pezzo e sul sito, che punta a convalidare definitivamente i primi elementi di analisi realizzati dalla Commissione tecnica indipendente. La DGCCRF si è recata nella Sede sociale, al Centre Technique Renault di Lardy e al Technocentre di  Guyancourt. Le équipes di Renault cooperano pienamente ai lavori della Commission Royal ed alle investigazioni complementari decise dal ministero dell’economia».

La casa automobilistica francese inoltre cerca di smarcarsi dalla polemica montante e afferma che «Dopo il successo della COP 21, Renault intende accelerare il suo investimento al servizio delle soluzioni industriali utili alla preservazione del pianeta. Il Groupe Renault è già ora nella top 3 (prima nel 2013, seconda nel 2014) dei programmi di miglioramento dell’impronta di CO2. Da 3 anni, il Groupe Renault ha concretamente ridotto del 10% l’impronta di carbonio dei suoi veicoli».

Rassicurazioni, impegni e spiegazioni che non hanno fermato il crollo di Renault in borsa, che si è trascinato dietro tutte le case automobilistiche, verso le quali anche il mercato nutre evidentemente seri sospetti. La Peugeot PSA ha perso più del 7% costringendo l’altro gigante dell’auto francese a emettere un comunicato nel quale assicura di non aver subito una perquisizione della DGCCRF – rivelando così che non si tratta affatto di una procedura “dovuta” come invece sembra voler far credere Renault – e aggiungendo che i risultati condotti dal governo francese sulle auto Peugeot non hanno trovato dispositivi truccati come quelli della Volkswagen.

Il crollo delle case automobilistiche francesi a Parigi si è ripercosso praticamente su tutte le  borse europee e ha colpito soprattutto la FCA (ex Fiat) con il -9,83%, dopo essere scesa fino al -10,57%, seguita da Daimler (-5,6%), Bmw (-4,58%), Volkswagen (-4,48%), Ferrari (-3,8%). Sull’industria automobilistica europea  pesa anche il crollo delle vendite di auto in Russia causato dal boicottaggio occidentale: -46% nel 2015.