Kashiwazaki-Kariwa, con 7 reattori, è il più grande del mondo per produzione totale

Nuovo incidente a Fukushima, ma il Giappone vuole riaprire due centrali

Il prototipo del reattore autofertilizzante Monju costruito su falde sismiche attive?

[18 luglio 2013]

La Tokyo Electric Power  (Tepco), che gestisce il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dopo gli accumuli di acqua fortemente radioattiva dei giorni scorsi ha segnalato una perdita di vapore da una piscina di stoccaggio di dispositivi e apparecchiature rimossi dal reattore prima del disastro, nell’ambito delle normali operazioni di manutenzione, nel quinto livello dell’edificio del reattore 3 (nella foto), il cui tetto venne spazzato via da un‘esplosione di idrogeno dopo la catastrofe nucleare. Il nuovo problema è stato scoperto alle 8, 20 ora del Giappone grazie ad una telecamera di sorveglianza. La Tepco assicura che gli strumenti di misurazione non hanno mostrato cambiamenti nella dell’edificio disastrato.

Secondo l’utility a Fukushima non c’è «una situazione di emergenza», ma è sicuramente l’ultimo di una catena infinita di eventi che dimostrano quanto sua precaria e pericolosa la situazione della centrale colpita dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 201.

Un portavoce della Tepco sentito dall’Afp ha ammesso che «Il vapore è stato visto in tutto il quinto piano dell’edificio del reattore 3. Sta galleggiando in  sottili volute  nell’aria e non è come una grande colonna di vapore è che sgorga verso l’alto. Né la temperatura del reattore, né i dati dei siti di controllo delle radiazioni sono aumentati. Non crediamo che sia in atto una situazione di emergenza è scoppiata anche se stiamo ancora indagando su cosa abbia causato tutto questo». Secondo la Tepco il vapore potrebbe essere stato prodotto da una forte pioggia che ha investito l’edificio del reattore 3.

La Tepco ha confermato che il  reattore alle 9,20 era rimasto a livello “subcritical”, un’ora dopo l’avvistamento del vapore e che i “liquidatori” di Fukushima Daiichi stanno continuando a pompare acqua nel reattore e nella vasca del combustibile esausto per consentirne il raffreddamento, inoltre sarà misurata la radioattività della polvere e nell’aria dell’edificio 3.

La Tepco ed il governo stanno cercando di minimizzare una situazione tragica e che probabilmente non potrà essere riportata alla normalità nemmeno entro i 40 anni previsti dal cronoprogramma di smantellamento e bonifica della centrale nucleare, solo nelle ultimme settinane i lavori sono stati funestati da una serie di fughe di acqua contaminata ed addirittura da  un blackout causato da un topo che ha lasciato piscine di raffreddamento senza corrente per più di un giorno. L’utility ha ammesso che i campioni di acqua e terreno prelevati presso l’impianto nelle ultime settimane mostrano livelli elevati di isotopi pericolosi, come il cesio-137, il trizio e lo stronzio-90.

La settimana scorsa la Nuclear regulation authority (Nra) giapponese ha detto che probabilmente dai  reattori di Fukushima filtrano sostanze altamente radioattive nell’Oceano Pacifico ed ha espresso forte preoccupazione per il fatto  che la Tepco, che non sia riuscita ad identificare la fonte e la causa degli alti livelli di radiazioni nelle acque sotterranee.

Di fronte a questo panorama sconsolante la Tepco, con l’appoggio del Partito liberaldemocratico del primo ministro Shinzo Abe, non ha trovato di meglio che annunciare che chiederà il consenso locale  per  presentare una domanda al l governo centrale per riavviare 2 dei suoi reattori nucleari in una centrale elettrica nella prefettura di Niigata, sul Mar del Giappone.  Il presidente della Tepco  Naomi Hirose ieri ha visitato  la città di Kashiwazaki  ed il villaggio di Kariwa dove si trovano i reattori, per spiegare alle assemblee elettive locali  le nuove misure di sicurezza prese da un’azienda praticamente fallita e che il governo tiene in piedi solo per smantellare Fukushima Daiichi. L’impianto di Kashiwazaki-Kariwa  ha  7 reattori ed è il più grande del mondo in termini di produzione totale.

La Tepco, con un’immensa faccia tosta, dice che «Le misure di sicurezza supplementari sono in linea con i nuovi standard di sicurezza che il  governo ha introdotto la scorsa settimana» e che devono essere soddisfatti  prima che i reattori possano essere  riavviati.  Secondo la Tepco la diga di 15 metri di altezza diga costruita attorno ai due reattori è in grado di proteggerli  da onde di  tsunami alte più di 6 metri. Hirose ed il suo staff, forti del nuovo appoggio politico, hanno detto che «Un errore di progettazione sotto i reattori non è un guasto attivo» e che le loro indagine sul posto non hanno trovato alcuna prova che la faglia sismica sotto le centrali si sia mossa negli ultimi 200 mila anni.

Ma diversi consiglieri dell’Assemblea cittadina di Kashiwazaki  hanno criticato  la Tepco, accusandola di aver già preso la decisione di applicare la politica nuclearista del governo, fregandosene dellì’opinione delle comunità locali. L’opinione di molti cittadini è che la Tepco  non debba nemmeno provare a riavviare i reattori prima che sia completamente stabilita la causa del disastro nucleare di  Fikuhima. Per i consiglieri liberaldemocratici è invece che il processo di screening del governo valuti e la credibilità delle misure di sicurezza della Tepco. Ma che il vento politico soffi a favore del nucleare  si capisce  da quanto successo all’inizio del mese, quando Hirose è riuscito ad ottenere il sostegno  del governatore della prefettura di  Niigata, Hirohiko Izumida, per riavviare i reattori se l’utility metterà nuovi filtri  per la ventilazione.

Intanto, dimostrando che Fukushima non è stata un’eccezione, si annunciano guai per un altro “gioiello” del nucleare giapponese: l’Nra ha chiesto al gestore del reattore autofertilizzante sulla costa del Mar del Giappone di ampliare un sito dei sondaggi sismici. La Nuclear regulation authority sta controllando g centrali nucleari costruite su faglie e il commissario dell’Nra, Kunihiko Shimazaki, insieme a tre esperti, da ieri sta esaminando l’area del prototipo del reattore di Monju nella prefettura di Fukui. Secondo gli esperti il compound della struttura è stato realizzato in un’area che ha bel 8 problemi, alcuni dei quali sono nel sottosuolo del reattore. Secondo gli esperti ci potrebbero essere gravi problemi se una faglia attiva a soli 500 metri ad ovest del sito si muove a causa di un terremoto. Il team è stato informato dei problemi direttamente dal  gestore del reattore sperimentale del reattore che è nientemeno che la governativa Japan atomic energy agency.

Lo staff dell’Nra tra ieri ed oggi ha esaminato parte della faglia attiva per determinare se il terreno sotto ed intorno al reattore Monju si fosse spostato ed ha poi visitato un punto in cui si può osservare una estesa sezione della faglia attiva che passa sotto il reattore, facendo anche analisi dettagliate di uno strato scavate nel terreno di recente. Alla fine Shimazaki ha detto che sono necessarie indagini più approfondite sulle faglie per determinare se sono attive che  occorre fare anche sondaggi in mare e sui versanti delle montagne intorno al sito nucleare. Se l’indagine concluderà che la faglia sotto il reattore sperimentale autofertilizzante è attiva, l’impianto non potrà mai più essere riavviato, con un colossale investimento di denaro buttato dalla finestra ed enormi problemi per lo smantellamento di un prototipo molto contestato.

Infatti, le linee guida del governo proibiscono la costruzione di centrali nucleari sulle faglie attive. L’Nra ha quindi ordinato all’agenzia atomica governativa di «Sospendere i preparativi per il riavvio del reattore fino a quando non saranno messe in atto misure per la corretta gestione della sicurezza».