La prudente guerra di Obama ai gas serra (e ai repubblicani)

[26 giugno 2013]

Il presidente Usa Barack Obama ha presentato la lungamente attesa  strategia nazionale per combattere il cambiamento climatico, un piano ampio che comprende la riduzione delle emissioni di CO2 delle centrali elettriche, la protezione delle coste dall’innalzamento del livello degli oceani ed un ruolo maggiore e più proattivo degli Usa nei colloqui internazionali sul clima.

Obama ha definito la necessità di affrontare il cambiamento climatico «Un obbligo morale»» ed ha chiesto alla bestia nera dei repubblicani, l’Environmental protection agency (Epa), di presentare entro il giugno 2014 nuove rigorose norme sulla inquinamento da CO2 delle centrali a combustibili fossili esistenti e norme complete per nuovi impianti a partire da ottobre, esattamente quello che voleva evitare la lobby delle Big Oil e dei King Carbon.

Inoltre, il presidente Usa ha impegnato la sua amministrazione ad investire più di 7 miliardi di dollari per la mitigazione climatica e per progetti di adattamento e 8 miliardi in incentivi per l’efficienza energetica e altre innovazioni, comprese le contestate tecnologie del carbon capture and storage (Ccs).

Nel suo complesso, la strategia di Obama punta a rispettare gli obiettivi che si è era dato lo stesso presidente Usa e che sono più bassi di quelli dell’Unione europea, della stessa Cina e molto inferiori a quelli richiesti dai Paesi in via di sviluppo: entro il 2020 gli Stati Uniti taglieranno le loro emissioni di gas serra del 17% rispetto ai livelli del 2005, non rispetto al 1990 come previsto dal Protocollo di Kyoto.

Le reazioni di molti ambientalisti sono caute perché sono già rimasti scottati dalle mancate promesse della prima amministrazione Obama che non è riuscita a far passare una legislazione simile nel 2010, ma è indubbio che il discorso di ieri segna una nuova direzione nella politica climatica statunitense, anche se le ombre non mancano.  Come ha detto al  New York Times  David Hawkins, del Natural resources defense council (Nrdc), «Dopo  20 anni, questo è davvero il momento di prendere una decisione. Purtroppo, la maggior parte degli ultimi 20 anni non sono stati ben spesi». E negli ultimi 20 anni hanno amministrato più i  democratici che i repubblicani.

Secondo Michael Oppenheimer, professore di geoscienze e affari internazionali all’Università di Princeton, dopo 4 anni di attendismo Obama «Sta arrivando al cuore del problema. Questo è uno spartiacque, ammesso che darò un seguito a tutto questo»

Lo stesso Obama ha detto  che «Gli americani in tutto il Paese stanno già pagando il prezzo dell’inazione» ed è sembrato sincero nell’intraprendere una battaglia sul clima che lo porterà ad un già annunciato scontro politico con la destra repubblicana e i “moderati” del suo partito finanziati dall’industria dei combustibili fossili. Ma Obama ha confermato che questa volta non si farà inchiodare dall’ostruzionismo parlamentare e dagli inciuci bipartisan: utilizzerà i suoi poteri esecutivi per imporre i tagli delle emissioni delle centrali elettriche che sono il fulcro di un piano per il cambiamento climatico a tre punte che comprenderà anche nuovi fondi federali per le nuove tecnologie per le energie rinnovabili, maggiori spese per aumentare la resilienza dei centri urbani alle tempeste ed alla siccità sempre più aggravata dal global warming.

Comunque, come scrive anche il New York Times «Sulla più ampia sfida del clima, Obama è stato inequivocabile. Ha detto che la scienza ha accantonato il dibattito se l’attività umana sia responsabile del  riscaldamento della terra». Nel suo intervento alla Georgetown University il presidente Usa ha sottolineato: «La domanda ora è se avremo il coraggio di agire prima che sia troppo tardi. In qualità di presidente, come padre e come un americano, io sono qui per dire, dobbiamo agire. Mi rifiuto di condannare la vostra generazione e le generazioni future a un pianeta che sia “beyond fixing”», oltre il punto di non ritorno.

Sembra che Obama abbia capito che il tempo è finito e che ha solo due anni per elaborare ed attuare quell’insieme di regole complesse tanto indigeste ai repubblicani che sono l’unico strumento per permettere agli Usa di adempiere ai modesti impegni presi a livello internazionali. Obama ha anche preso definitivamente atto che senza una “forzatura” presidenziale il Congresso e il Senato Usa non approveranno mai una legislazione per affrontare seriamente il cambiamento climatico.

Infatti i repubblicani hanno subito condannato le misure proposte da Obama dicendo che costituiscono una nuova intromissione del governo nella libertà delle imprese (evidentemente di inquinare, ndr), che saranno un duro colpo per la produzione di energia e che strangoleranno la ripresa economica e ridurranno la competitività statunitense con la Cina. Lo speaker repubblicano della Camera, presidente della Camera, John A. Boehner, aveva già pronta la sua dichiarazione standard: «Queste politiche, respinte anche dall’ultimo Congresso controllato dai democratici, dimostra la volontà di chiudere le centrali elettriche, di distruggere posti di lavoro americani ben retribuiti e di aumentare le bollette elettriche».

I volonterosi e ben retribuiti difensori dell’industria elettrica fossile dicono che il governo, per ridurre le emissioni CO2, fa male a prendersela con le multinazionali e le grandi imprese energetiche, dato che il calo dei prezzi dell’energia e l’utilizzo esteso del gas hanno già contribuito a ridurre l’attività delle centrali a carbone e ad idrocarburi. Scott H. Segal, che rappresenta utilities per lo studio legale Bracewell & Giuliani, ha detto al New York Times: «L’amministrazione deve spiegare il motivo per cui c’è bisogno di una regolazione command-and-control vecchio stile quando il mercato sta andando comunque in questa direzione». Ma i parlamentari democratici che hanno proposto misure climatiche erano molto contenti, come il senatore Sheldon Whitehouse del  Rhode Island che ha detto che il discorso di Obama «Potrebbe aprire la porta ad un’ulteriore azione del Congresso». Anche il deputato democratico californiano Henry A. Waxman, che ha proposto la legge sul  cap-and-trade per ridurre le emissioni di CO2, ha detto che il pacchetto di Obama, «E ‘un bene per l’economia, è un bene per l’ambiente, è un bene per gli Stati Uniti».

I democratici sono anche confortati dalle elezioni suppletive del Massachusetts dove Edward J. Markey ha vinto le elezioni per il seggio del senato che era occupato dall’attuale Segretario di Stato John Kerry proprio con una campagna contro i cambiamenti climatici.