I repubblicani presentano un disegno di legge, la Casa Bianca: «Rispettare le procedure»

Obama mette il veto sul mega-oleodotto Keystone XL per le sabbie bituminose

Nonostante i continui ribassi del prezzo del barile la pressione politica rimane alta

[7 gennaio 2015]

La Casa Bianca ha dichiarato che il presidente Barack Obama metterà il veto sull’approvazione della costruzione del gigantesco oleodotto Keystone XL, che dovrebbe collegare le sabbie bituminose canadesi alle raffinerie e ai porti del Texas, nel Golfo del Messico, tagliando in due il territorio Usa.

Il capo dell’ufficio stampa della Casa Bianca, Josh Earnest, è stato molto chiaro: «Se il Congresso approvasse questo disegno di legge, il presidente non lo firmerà».

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, aveva promesso che il primo disegno di legge che sarebbe finito sulla scrivania di Obama sarebbe stato proprio il Keystone XL. Earnest ha però sottolineato che il presidente Usa non uscirà dal  processo di revisione in corso, citando il contenzioso in Nebraska sul percorso dell’oleodotto come il motivo principale dietro la decisione di Obama di non firmare il disegno di legge repubblicano sul Keystone XL: «Una volta che si sarà risolto, si dovrebbe accelerare il completamento della valutazione di tale progetto».

Alla domanda dei giornalisti se il presidente Obama firmerebbe nel caso in cui il Congresso – dominato dai repubblicani – proponesse un pacchetto più ampio sul Keystone  XL che includa anche le misure di mitigazione proposte dalla Casa Bianca,  Earnest ha risposto: «Non ho sentito nessun repubblicano prospettare questo come una possibile misura. Il presidente è stato abbastanza chiaro:  non pensa che eludere una procedura consolidata per la valutazione di questi progetti sia la cosa giusta per il Congresso».

A chi dice che così la Casa Bianca sembra che remi contro e non voglia cooperare con la maggioranza repubblicana, Earnest  ribatte che «i repubblicani del Congresso sono ben consapevoli della posizione di questa amministrazione. Noi crediamo chiaramente che questo processo amministrativo sia quello che dovrebbe determinare la fattibilità di questo progetto, e che questa  è una visione di lungo termine. Quindi si può sollevare questioni circa la volontà dei repubblicani di collaborare realmente con questa amministrazione, se si considera che il primo disegno di legge che viene introdotto nel Senato degli Stati Uniti è quello sul quale i repubblicani sanno che il presidente si oppone».

I repubblicani, e quella stampa finanziata dalle industrie dei combustibili fossili, temono che la minaccia di veto segni la fine dell’oleodotto Keystone  XL, e lo stesso Earnest ha fatto notare che Obama è sempre stato “scettico” sul  progetto e sui suoi benefici vantati dalle Big Oil statunitensi e canadesi, ma ha insistito sul fatto che porre il veto alla legge repubblicana non significa che alla fine il presidente potrebbe bloccare il progetto: «Mi trattengo dal dare giudizi più ampi sul progetto stesso, anche il nostro scetticismo è noto».

Michael Brune, il direttore esecutivo del Sierra Club, la più grande, diffusa e influente associazione ambientalista statunitense, ha commentato la battaglia politica in corso sottolineando come stia «diventando ogni giorno sempre più chiaro che il presidente Obama riconosce giustamente che quello della sporca e pericolosa pipeline delle sabbie bituminose è un cattivo affare per il nostro Paese.  Nel frattempo, i repubblicani del Congresso, che si preparano a utilizzare il loro primo voto per mettere in cima all’agenda le pressioni degli executives del petrolio e gas che hanno contribuito a eleggerli, stanno facendo ancora una volta perdere tempo a tutti. La decisione di approvare o negare il Keystone XL è sempre appartenuta al solo presidente, ed ora ha messo in chiaro che con la sua autorità respingerà gli attacchi. Il presidente Obama ha anche detto che si sarebbe opposto alla pipeline delle sabbie bituminose se questa contribuirà alla crisi climatica. Ha dunque tutte le prove delle quali ha bisogno per sapere che deve dire no al Keystone XL. Gli attivisti di Sierra Club in tutto il Paese sono pronti ad applaudirlo e sostenerlo quando lo farà».