Obama e Putin a Pechino, prove di disgelo tra tabù nucleari e nuova guerra fredda

[11 novembre 2014]

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato che «nel corso di diversi brevi incontri tenutisi a Pechino, il presidente russo e americano Vladimir Putin e Barack Obama hanno evocato la Siria, l’Ucraina e l’Iran e le relazioni bilaterali». Il primo contatto tra i due leader divisi da quella che somiglia sempre più ad una guerra fredda è avvenuto durante la foto di gruppo durante il ricevimento solenne che il presidente cinese Xi Jinping ha dato in onore dei leader dei Paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec)  riuniti a Pechino. Obama e Putin hanno scambiato appena due o tre frasi, ma è bastato per far parlare di disgelo.

Pessko minimizza: «E’ stato solo un incontro. Si sono effettivamente salutati  ed hanno scambiato qualche frase, pensando senza dubbio di avere ancora l’occasione di intrattenersi brevemente sa margine di questo summit nella capitale cinese».  Putin e Obama hanno probabilmente parlato dello stallo dei negoziati sul nucleare tra Usa, Ue e Iran a Mascate, la capitale dell’Oman, conclusisi senza un nulla d fatto.

Il segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli esteri iraniano  Mohammad Javad Zarif e l’ormai ex alto rappresentante dell’Ue Catherine Ashton hanno preso atto che niente è stato ottenuto a solo due settimane dal 24 novembre, la data fissata per trovare un accordo globale sul nucleare iraniano. I due scogli che non si riesce a superare sono le sanzioni occidentali contro Teheran e la capacità di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran. Oggi a Mascate dovrebbe partire una nuova serie di negoziati coordinati dall’Ue tra i G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna. Russia, Usa e Germania) e l’Iran.

In un’intervista alla Cbs Obama ha detto che c’è ancora una grande differenza tra quel che dice l’Iran e l’assicurazione chiesta dagli occidentali che Teheran non realizzi una bomba atomica.

La Russia di Putin è sempre più schierata con l’Ira, anche per quanto riguarda la Siria e il negoziatore iraniano sulla questione nucleare con il  G5+1, Abbas Araqchi, ha detto a Press TV che «nessun progresso è stato ancora raggiunto nei colloqui trilaterali tra l’Iran, gli Stati Uniti e l’Unione europea sul programma nucleare di Teheran» ed ha sottolineato: «Nonostante i negoziati nella capitale dell’Oman, Mascate, sono stati utili, tuttavia, non c’è stato nessun progresso su questo argomento.  Le parti stanno ora lavorando su soluzioni dopo mesi di colloqui su argomenti diversi, ma la parte iraniana ritiene che non siamo ancora in grado di dire che abbiamo fatto progressi. Il processo per trovare un accordo globale sul programma nucleare iraniano ha bisogno di tanta buona volontà da tutte le parti e, naturalmente, la disponibilità a prendere decisioni difficili».

Secondo Araqchi  l’arricchimento dell’uranio è «una questione chiave per il G5+1 mentre da parte della Repubblica Islamica la revoca delle sanzioni contro l’Iran rimane la questione chiave nel raggiungimento a un accordo permanente».

A dividere Obama e Putin ci sono anche i 40 “incidenti” tra aerei da guerra russi  e della Nato che, secondo l’European Leadership Initiative in tre casi sono andati molto vicino a produrre uno scontro armato.

Mentre l’armata rossa giustifica tutto con un aumento delle ore di volo dei piloti del Distretto militare occidentale della Russia, il rapporto, ripreso anche da Kommersant e Ria Novosti, dice che questi incidenti pericolosi sono triplicati rispetto al 2013, anche con violazioni dello spazio aereo della Nato e simulazioni di attacco e provocazioni da parte dei piloti russi. La maggior parte di questi confronti aerei è avvenuta nel Baltico, nell’Artico, nel Mar Nero e lungo la frontiera aerea con Usa e Canada.

Forse non basteranno due chiacchiere a Pechino per evitare che la Guerra fredda si scaldi ancora un poco…