Offensiva kurda contro la via del petrolio dello Stato Islamico tra Iraq e Siria

I peshmerga all’attacco per riconquistare Sinjar, la città martire degli yazidi

[12 novembre 2015]

Kurdi

Oggi le forze armate del Kurdistan irakeno semi-indipendente hanno lanciato una vasta offensiva, battezzata “Free Sinjar”,  contro lo Stato Islamico/Daesh per riconquistare la città di Sinjar, situata proprio sulla via di approvvigionamento strategico dei jihadisti  tra la loro capitale Rakka, in Siria, e la grande città irakena di Musul, il centro di potere degli islamisti in Iraq.

Il generale kurdo Ezzedine Saadoun ha detto all’AFP che «L’attacco è iniziato alle 7 del mattino e il combattenti peshmerga hanno avanzato su diversi assi per liberare il centro del distretto di Sinjar». L’offensiva dei peshmerga kurdi è appoggiata a dall’aviazione statunitense che ha effettuato bombardamenti preventivi nella regione prima dell’avvio dell’offensiva di terra. Ma le milizie nere dello Stato Islamico/Daesh hanno avuto il tempo di prepararsi, visto che l’offensiva kurda era annunciata da settimane, e hanno inviato rinforzi, sguarnendosi però ad ovest, dove sono martellati dagli attacchi degli aerei militari russi, e a nord della Siria, dove devono fare i conti con le milizie progressiste dei kurdi delle YPG che non lasciano tregua ai jihadisti.

Secondo fonti del governo del Kurdistan irakeno, all’offensiva terrestre, che si starebbe sviluppando su tre fronti, parteciperebbero almeno 7.500 peshmerga, determinati a riprendersi Sinjar e a «stabilire  una zona cuscinetto per proteggere Sinjar e i suoi abitanti» dei tiri dell’artiglieria del Daesh. Ma i kurdi vogliono soprattutto interrompere i rifornimenti e il contrabbando di petrolio lungo l’autostrada 47, l’arteria che permette allo Stato Islamico di far circolare materiali ed uomini tra Iraq e Siria e da e verso la Turchia.

Il colpo per i jihadisti sarebbe pesante, ma degli esperti sentiti dal New York Times dicono che lo Stato Islamico potrebbe comunque  aggirare il grande asse stradale ed utilizzare strade minori per continuare a trafficare petrolio e per rifornire le città che ha occupato e le sue milizie. Ma anche questo dovrebbe comunque ridurre le capacità di spostamento e rifornimento delle milizie del Daesh, soprattutto a sud di Sinjar.

Lo Stato Islamico Daesh si è impadronito di Sinjar nell’agosto  2014 ed ha subito cominciato ad accanirsi contro gli yazidi, provocando un esodo di questa minoranza religiosa che si è rifugiata nelle montagne intorno a  Sinjar, dove è stata braccata e bombardata dagli jihadisti. La persecuzione degli yazidi è stata una delle giustificazioni che hanno permesso agli USA ed ai loro alleati di lanciare ad Agosto i raid aerei in Iraq contro lo Stato Islamico, ma solo l’intervento delle milizie del YPG del Rojava, il kurdistan occidentale siriano, ha permesso a molti  yazidi di salvarsi da una morte per fame o stenti o di finire nelle mani dei miliziani neri che hanno ridotto in schiavitù donne e bambini e ucciso centinaia di uomini. Ora molti yazidi e yazide combattono contro gli islamisti nelle brigate progressiste  delle YPG del Rojava.